Visualizzazione post con etichetta pensieri. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta pensieri. Mostra tutti i post

martedì 2 agosto 2011

è questione di organizzazione e cecità momentanea...


un paio di settimane fa, cena con colleghe - poche, di nascosto... sembra d'essermi iscritta alla carboneria, o d'essere ritornata ai tempi del liceo quando si faceva le cose ma quella o l'altra non lo dovevano sapere... ma quando finirà??

ad ogni modo, dopo un po' (sono lenta io) mi rendo conto che a tavola, su 6 commensali ci sono 4 separate, una che non ha mai avuto legami sentimentali ed io... che ormai convivo da quasi 11 mesi

si inizia a toccare l'argomento uomini, ovviamente le separate sono quelle che più sparano a zero, una di loro arriva persino a dire "eh no, è che sono deficienti, più di un tot non ce la fanno, non ci arrivano... sono proprio bacati..." (btw nel mazzo include anche il figlio che è ancora alle elementari), tra tutto questo sparare a zero c'è una persona muta - la collega single da sempre - e la mia voce che prova ad obbiettare: "beh no, dai, non sono poi così disastrosi, se pure noi non stessimo sempre ad intervenire prima che loro si mettano in moto... io poi vedo che le madri di figli maschi proprio tendono a non fargli fare nulla, magari se invece di farli stare nella bambagia li lasciassero fare..." no, proprio no, alla fine loro continuavano a ribadire che l'uomo, il maschio, è difettato...

ma io dico, per una volta che difendo la categoria, ed anche il mio uomo, proprio devo essere smentita così? perché, rientrando a casa intorno alle 23.30, mi trovo la seguente situazione domestica tutte le luci di casa accese (in barba alla bolletta), i piatti del giorno (colazione, porta pranzo e piatti della cena) da lavare, pc fisso e portatile accesi, letto sfatto, custodia di chitarra aperta per terra in camera da letto con chitarra dentro pronta per essere calpestata (se Jimi le bruiciava perché mai noi non dovremmo calpestarle?), ed Igor che, a quel punto si affrettava a preparare il pranzo dell'indomani per tutti e due...

ecco, è in momenti come questo che, col mio bel caratterino di m, mi chiedo "ma chi me lo fa fà?"

le sue armi vincenti? lo sguardo da cucciolo cerca famiglia e l'abbraccio, tempo massimo un'ora e mi passa, e rimane la speranza d'avere ragione io...


 



no, non son bacati è questione di organizzazione e cecità momentanea...

lunedì 1 agosto 2011

figli: fortuna o disgrazia?


<chiedo scusa per l'assenza, ma è diventato un po' più complicato trovare l'ispirazione ed il tempo>
 



in questi ultimi mesi mi sono trovata a leggere blog scritti da persone che (oltre al fatto che sono più brave di me a scrivere ed a gestire un blog), partendo dalla loro esperienza genitoriale, hanno avuto e sentito la necessità di scrivere e descrivere quest'ultima - ovviamente non si limitano solo a quello, anzi sottolineano di essere altro oltre ad essere genitori -, ho così potuto farmi gli affari di wonderland, B Stevens (o mammaepoi), Elasti e Fefo...

tutte persone che dalla loro esperienza sono uscite arricchite, con uno slancio in più, che raccontano di essere altro (le prime tre) oltre a genitori di bimbi belli, sani ed intelligenti. Dai loro racconti, ma soprattutto da quello di Fefo (padre in Svezia, che ha potuto usufruire di un congedo parentale di 4 mesi per ciascuna delle sue figlie), è partita la mia riflessione.

perchè mai essere madre - perchè poi è lì il grosso del problema - qui in Italia è considerata una sventura (da parte del datore di lavoro e poi a cascata da parte di colei che si troverà a farlo il figlio) - qualche giorno fà sentivo un editore lamentarsi del fatto di avere la sventura di avere due dipendenti in gravidanza, si lamentava del fatto che una era già in congedo e che l'altra stava per andarci ... per lui erano solo un peso ed una sciagura....

e poi, perchè un uomo (potrei pure dire il mio ragazzo ma noi al momento non siamo in procinto di fare figli) non può (o meglio finisce per non avere voglia di farlo) usufruire del congedo parentale, quando invece è una delle esperienze più incredibili che si possa fare... attualmente non conosco nessun padre di famiglia che abbia deciso di usufruirne, vuoi perchè sul luogo di lavoro non si viene incoraggiati a farlo vuoi perchè (retaggio culturale? del paleolitico?) non s'è mai visto l'uomo a casa dietro i figli mentre la moglie è al lavoro...

fatto sta che, nel corso della mia breve vita lavorativa, ho visto (e vedo) donne che fanno i salti mortali per convincere il loro datore di lavoro che la loro gravidanza non li danneggerà, per riuscire ad esserci nella vita dei loro pargoli - a volte anche dovendo ricorrere al trucchetto (che sinceramente non amo) del trasformare la maternità in certificato per malattia .

se poi penso che, nel febbraio di quest'anno ero in piazza con tante altre donne (e molti uomini!!!), per chiedere - oltre a non essere più considerate bamboline o corpi senz'anima (vedi le varie Ruby Noemi etc) - la possibilità di vivere appieno come donne, di non essere discriminate perchè magari in futuro si sarà mogli e madri (non so forse questa richiesta è un po' sfuggita a chi è rimasto semplice spettatore), di essere considerate alla pari nei diritti come nei doveri, do you know what I mean?

io comunque, ad oggi, mi chiedo perchè una donna debba decidere fra carriera e famiglia, e spesso si trova costretta a rinunciare ad una delle due; non comprendo il perchè l'educazione dei figli, il crescerli e tutto il resto sia solo un ruolo femminile (come dire che la funzione dell'uomo si limita a quella di "donatore")... e poi vedo (leggo soprattutto) che in altri paesi la donna che è moglie e madre può essserlo senza dover rinunciare alla donna che lavora, anzi, per determinate posizioni (e non si tratta di segreterie etc) sono richieste donne con famiglia, con esperienza nella gestione di casa e figli, e che quindi un altro modo è possibile...

e quindi mi chiedo "quando?"

quando sarà possibile tutto questo anche qui? senza avere rimorsi perchè così facendo si trascurano i figli, senza doversi sacrificare per il bene della famiglia, senza dover trovare un paese nuovo dove poter usufruire del diritto ad avere una famiglia che qui diventa quasi una "grazia" concessa da chi assume la dipendente...

se non ora, quando?

spero di poterlo vedere e vivere di persona e non solo di leggerlo da altrui racconti

giovedì 3 febbraio 2011

Le altre donne


Le altre donne
di Concita De Gregorio 

Esistono anche altre donne. Esiste San Suu Kyi, che dice: «Un’esistenza significativa va al di là della mera gratificazione di necessità materiali. Non tutto si può comprare col denaro, non tutti sono disposti ad essere comprati. Quando penso a un paese più ricco non penso alla ricchezza in denaro, penso alle minori sofferenze per le persone, al rispetto delle leggi, alla sicurezza di ciascuno, all’istruzione incoraggiata e capace di ampliare gli orizzonti. Questo è il sollievo di un popolo».
 
Osservo le ragazze che entrano ed escono dalla Questura, in questi giorni: portano borse firmate grandi come valige, scarpe di Manolo Blanick, occhiali giganti che costano quanto un appartamento in affitto. È per avere questo che passano le notti travestite da infermiere a fingere di fare iniezioni e farsele fare da un vecchio miliardario ossessionato dalla sua virilità. E’ perché pensano che avere fortuna sia questo: una valigia di Luis Vuitton al braccio e un autista come Lele Mora. Lo pensano perché questo hanno visto e sentito, questo propone l’esempio al potere, la sua tv e le sue leader, le politiche fatte eleggere per le loro doti di maitresse, le starlette televisive che diventano titolari di ministeri.
Ancora una volta, il baratro non è politico: è culturale. E’ l’assenza di istruzione, di cultura, di consapevolezza, di dignità. L’assenza di un’alternativa altrettanto convincente. E’ questo il danno prodotto dal quindicennio che abbiamo attraversato, è questo il delitto politico compiuto: il vuoto, il volo in caduta libera verso il medioevo catodico, infine l’Italia ridotta a un bordello.
 
Sono sicura, so con certezza che la maggior parte delle donne italiane non è in fila per il bunga bunga. Sono certa che la prostituzione consapevole come forma di emancipazione dal bisogno e persino come strumento di accesso ai desideri effimeri sia la scelta, se scelta a queste condizioni si può chiamare, di una minima minoranza. È dunque alle altre, a tutte le altre donne che mi rivolgo. Sono due anni che lo faccio, ma oggi è il momento di rispondere forte: dove siete, ragazze? Madri, nonne, figlie, nipoti, dove siete. Di destra o di sinistra che siate, povere o ricche, del Nord o del Sud, donne figlie di un tempo che altre donne prima di voi hanno reso ricco di possibilità uguale e libero, dove siete? Davvero pensate di poter alzare le spalle, di poter dire non mi riguarda? Il grande interrogativo che grava sull’Italia, oggi, non è cosa faccia Silvio B. e perché.
 
La vera domanda è perché gli italiani e le italiane gli consentano di rappresentarli. Il problema non è lui, siete voi. Quel che il mondo ci domanda è: perché lo votate? Non può essere un’inchiesta della magistratura a decretare la fine del berlusconismo, dobbiamo essere noi. E non può essere la censura dei suoi vizi senili a condannarlo, né l’accertamento dei reati che ha commesso: dei reati lasciate che si occupi la magistratura, i vizi lasciate che restino miserie private.
 
Quel che non possiamo, che non potete consentire è che questo delirio senile di impotenza declinato da un uomo che ha i soldi – e come li ha fatti, a danno di chi, non ve lo domandate mai? - per pagare e per comprare cose e persone, prestazioni e silenzi, isole e leggi, deputati e puttane portate a domicilio come pizze continui ad essere il primo fra gli italiani, il modello, l’esempio, la guida, il padrone.
 
Lo sconcerto, lo sgomento non sono le carte che mostrano – al di là dei reati, oltre i vizi – un potere decadente fatto di una corte bolsa e ottuagenaria di lacchè che lucrano alle spalle del despota malato. Lo sgomento sono i padri, i fratelli che rispondono, alla domanda è sua figlia, sua sorella la fidanzata del presidente: «Magari». Un popolo di mantenuti, che manda le sue donne a fare sesso con un vecchio perché portino i soldi a casa, magari li portassero. Siete questo, tutti? Non penso, non credo che la maggioranza lo sia. Allora, però, è il momento di dirlo.



domenica 13 febbraio le donne, e gli "amici delle donne", s'incontreranno in varie piazze d'Italia per dire basta... invito quante di quelle e quanti di quelli che ne hanno abbastanza di assistere a certe scene di informarsi per quanto riguarda la propria città presso il sito di Se Non Ora Quando.
 



thank you for listening!!!

giovedì 17 giugno 2010

TAOGD+

 Buon giorno 7 Luglio,
a letto i miei pensieri sono già rivolti a te, mia amata immortale, ora lieti, ora di nuovo tristi, nell'attesa che il destino esaudisca i nostri desideri - posso vivere soltanto unito strettamente a te, non altrimenti, sì, ho deciso di errare lontano finché non potrò volare nelle tue braccia e sentirmi perfettamente a casa accanto a te e lasciando che la mia anima, circondata dal tuo essere, entri nel regno degli spiriti - purtroppo così deve essere - ti rassegnerai, tanto più conoscendo la mia fedeltà verso di te, nessuna altra donna potrà mai possedere il mio cuore, mai - mai - O Dio perché doversi allontanare dall'oggetto di tanto amore, la mia vita a V. è ora miserevole - il tuo amore ha fatto di me il più felice e nello stesso tempo il più infelice degli uomini - alla mia età avrei bisogno di vivere in modo uniforme senza scosse - ma è ciò possibile nella nostra situazione? - Angelo mio, mi dicono ora che la posta funziona tutti i giorni - quindi chiudo affinché tu possa ricevere la lettera al più presto - sii calma, solo contemplando con serenità la nostra esistenza potremo raggiungere il nostro scopo di vivere insieme - sii calma - amami - oggi - ieri - Quanta nostalgia, quanto rimpianto di te - di te - dite - mia vita - mio tutto - addio - ti prego continua ad amarmi - non smentire mai il cuore fedelissimo del tuo amato
L.
Eternamente tuo
Eternamente mia

Eternamente nostri”


questa qui sopra è una lettera scritta da Ludwig Van Beethoven ad una sua amata rimasta anonima, il caro Ludwig Van scrisse molte lettere d'amore ad una destinataria (o destinatarie) sconosciuta... attualmente mi sto cimentando nell'impresa (sono un po' arrugginita) della lettura del libro "Lettere d'Amore di Grandi Uomini e Donne" (regalo - decisamente pilotato - di Igor, la difficoltà non sta solo nel fatto che non divoro più libri come una volta ma anche dal mio inglese che è un po' arrugginito- sssigh!) è interessante leggere il "parlar d'amore" ovviamente non è sempre come lo pensiamo noi oggigiorno, a volte si parla anche di dote, di lenzuola e di vita quotidiana...

nonostante queste "cadute di stile", lo trovo comunque illuminante, è un'arte che si è andata a perdere col tempo, adesso ci sono sms (tanti), mms (a seconda del piano tariffario, io non posso finisco il credito), e mail (per i più chiaccheroni...), ma una bella lettera, quella con carta e penna, anche se la calligrafia lascia a desiderare, quella proprio no!!! ho una collega che ha scritto una lunga lettera al ragazzo per il suo compleanno, ma l'ha fatto al computer anche perchè le piaceva scegliere il tipo di carattere!! peccato così si viene a perdere un qualcosa con un minimo di sentimento...

sarà che sono feticista, ma conservo le lettere che mi scrivevano due amiche ai tempi del liceo, conservo le lettere che mi ha scritto il mio ex (beh, mica si possono buttare, no?), ed adesso, non ricevendo nulla su carta, conservo gli sms, le mail che trovo importanti, e le conversazioni su skype con Igor... qualcosa ai posteri dovrò pur lasciare, no? sono malata? forse, ma non percepisco la cosa in maniera così dannosa...

tutto questo noiosissimo preambolo per dire che? che qualche giorno fa, in treno, l'occhio mi casca su una pubblicità di un marchio di gioielli, il cui nome è in inglese e vuol dire gioia/benedizione, che mi ha fatto una tristezza infinita: in alto la scritta "Quando dire Ti amo non è abbastanza" e sotto tre foto con 3 anelli alla cui sinistra c'era un bel titolone, l'occhio è caduto sul primo:

 



T  A  O G  D +
 



allora, io per deformazione di studi (in fin dei conti volente o nolente sono una linguista) mi sono scervellata a cercare di capire che diavolo ci fosse scritto, per quanto io, nonostante la non più giovanissima età (vabbè a 29 quasi 30 anni non sono ancora un rottame), riesca a leggere tutte queste frasi private di vocali ("chissà mai che avranno fatto le povere vocali a questi giovani d'oggi!! - dico togliendomi la dentiera e riassettandomi la crocchia con le artritiche mani) ed a non inveire (troppo) in merito... ovviamente la soluzione era nel titolone all'anello successivo, ma era fin troppo facile...meglio cercare d'arrivarci da soli, no?

da questa pubblicità son partita a riflettere, come l'uso delle parole, dello scrivere sia andato sempre più in disuso nel corteggiamento (ma anche nella vita quotidiana) oggi... quanti scrivono ancora pagine (una o più pagine va) all'amato essere? quanti riescono veramente ad esprimere i propri sentimenti nero su bianco? al di là del: TVB1KB, TATTTTTT, anche io a volte faccio fatica, tantissimo mi è più facile scrivere ad Igor un sms in cui gli dico TJ (=ti amo) che non esporgli lungamente cosa è che provo...

sintetizziamo tutto, o forse solo determinate cose, altre le esponiamo fino all'inverosimile e (degni imitatori dei politici odierni) spesso non diciamo nulla, parole vuote su argomenti vuoti...

chissà, magari sono io ad essere un po' troppo passata, demodé o, come mi disse qualcuno, una ragazza d'altri tempi...

detto tutto questo ammetto che anche io ho utilizzato questo blog per scrivere lettere una d'amore  a Igor (anche se sarebbe meglio gliene avessi mandata una vera, cioè la lettera è sentita...ma era meglio se scritta e data a lui e lui solo), un'altra che era destinata a chi non voleva più sapere di me con la speranza che venisse ( e quella che non venisse) letta e che suscitò irritazione e rabbia nel destinatario, ed una, la prima in assoluto e la più sentita (non me ne voglia Igor) a mia zia ... questo non toglie che quanto e quello che proviamo andrebbe espresso ai diretti interessati e quando se ne ha ancora la possibilità

altra cosa che un po' m'ha fatto ridere è l'uso della scritta, si scrive sui muri, sui ponti, su marciapiedi e sulle strade, su qualunque superficie scrivibile... in stile "ho scritto t'amo sulla sabbia" (scritte più o meno deperibili) in giro c'è dal banalisssssssssssssssssssssssssssssssssssssimo "io e te 3msc" (n'aggia a ttia Moccia) al "Ti scrivo perchè mi manca tutto di te" apparso sull'altra palazzina del mio condominio un po' più di un mese fa, ed io le guardo e mi chiedo quanto coraggio e quanta stupidità ci siano volute, e se il messaggio (se c'è un messaggio, in 3msc non mi pare) sia giunto a destinazione... chissà... ed avrà ottenuto l'effetto sperato? non credo...
detto questo, l'uso della scritta sarà un'evoluzione della lettera, o piuttosto un ritorno al graffito della caverna? ed il t.v.u.m.d.b.???

 





 



vabbè, io continuerò comunque a preferire la lettera, chiamatemi pure antica, non ho problemi in merito!!
 



 “Scusa se ho mandato tutto a puttane… io ti amerò per sempre!”
John James Preston – aka Mr Big
 

venerdì 7 maggio 2010

la malattia del secolo: la cellulite!!!!!

sono un po' di settimaqne, sarà l'avvicinarsi dell'estate, che ho scoperto una nuova malattia...


la cellulite!!!!!!!!!!!


ebbene sì ha scalzato malattie inncocue e banali come il cancro o l'hiv, ed è balzata al primo posto...


non fraintendetemi, non sto dicendo che sia entrata nella mia personale lista delle malattie che vorrei che sparissero dall'universo, no, parlo di ciò di cui mi stanno cercando di convincere (ma oltre a me anche altre ragazze) i pubblicitari; sono un po' di settimane che vedo in giro (alla tv e sui giornali) una pubblicità che recita: La Cellulite è una malattia! - non ricordo se poi inciti al combattimento o altro... ma già basterebbe l'incipit...


precisiamo, non fosse stato per mia cugina che, a 13 anni io e a 14 lei, mi rivelò che anche io avevo la cellulite, forse adesso a stento saprei cos'è... forse... o forse sarebbe nelle mie paranoie lo stesso


facciamo una precisazione per i fortunati maschietti che non ce l'hanno nè mai l'avranno, la cellulite va, nella donna, di pari passo con lo sviluppo, ognuna di noi l'ha, quelle più fortunate (vedi attrici e gente pseudo famosa un ricca) possono "porvi rimedio" con tecniche che anche la NASA invidia, quelle un po' meno fortunate (tipo le buzzicone come me) possono solo arrabbattarsi cercando creme varie (che io userò tre volte e poi mi scordo), bere più acqua (io a stento bevo 1lt),  massaggi (la mia collega paga a rate dei massaggi preparatori all'estate ed inizia a febbraio e finisce verso agosto), ed un'alimentazione controllata (mangiare meno sale di cui non riesco proprio fare a meno)


ma da paranoia a malattia... il passo è decisamente lungo!


ed adesso mi viene da chiedere, e se tutte queste paranoie fossero solo un'invenzione? insomma, mi pare ovvio che l'alimentarle porti solo a vendere di più determinati prodotti (creme, massaggi, bombardamenti con raggi gamma) ed a fare vivere peggio noi povere donne (io tutte le notti non dormo per paura che la cellulite mi possa aggredire nel sonno)


viviamo nella convinzione che attrici, cantanti, modelle ed anche le donne ricche di tutto il globo terracqueo, siano esenti da questo siano creature graziate da questi "mali" terreni; ci vengono sbattute in faccia le loro foto e vediamo donne perfette (così perfette che alcune si perdono pure dei pezzi, vedasi Demi Moore con un'anca mancante...povera...le consiglierò di rivolgersi al chirurgo che ha messo la protesi a mia madre ed a mia zia...magari questa volta non lascerà nemmeno la cicatrice) e ci affanniamo a cercare di essere come loro...e questa "convinzione" (o meglio quest'affanno) se a quelle della mia "generazione" arrivava intorno ai 13/14 anni (l'età dello sviluppo, del corpo che muta da bambina a giovane donna) adesso arriva anche prima (e mi chiedo perchè bambine stiano già in paranoia per qualcosa che ha da venì da lì a 6 anni...)


insomma, già il corpo che muta (non ci squamiamo è vero ma il cambiamento è tale...) è traumatico, in fondo s'inizia a prendere consapevolezza di sè e del proprio corpo (o meglio intanto iniziano ad averlo gli adulti attorno), ma se poi ci si mette un branco di gente il cui unico scopo è VENDERE, beh... si perde pure la parte bella


io adesso, sarà il corso di fotografia o sarà che ormai raggiunto l'età in cui s'inizia il crollo finale (i 30 sono paurosamente vicini, siatemi accanto in questo momento...) ma adesso noto di più come quello che mi spacciano per perfezione naturale sia in realtà pesante uso del fotoritocco e durissimo lavoro fisico e di astenzione dal cibo (non ditemi che la versione rinseccolita e muscolosa di Mrs Ciccone non photoshoppata v'è sfuggita neh) ed allora...


allora opterò anche io per il ritocco... mi piazzerò davanti un bel filtro di quelli flou della mia taglia ed anche uno dietro toh!!


scherzi a parte: domenica 9 maggio l'AIRC per la festa della mamma vende in piazza l'azalea per la ricerca contro il tumore al seno, direi che è il più bel regalo che possiate fare alle vostre mamme e nonne, nonchè un bel regalo a tutte le donne in genere perchè si finanzierà la ricerca contro una terribile malattia che continua a colpire tante donne sic!

venerdì 23 aprile 2010

ma che vita è?

Qualche sera fa, dopo la telefonata della buonanotte ad Igor (lui già stava un po' russando) ho fatto un altro piccolo sforzo ed ho aspettato un'altra mezz'ora ed ho chiamato una delle mie innumerevoli cugine...


ho chiamato l'artista di casa (è inutile che io mi ci spacci, per quanto mi posso arabbattare cercando di fare disegni, acquerelli o altro lei è infinitamente più brava di me), volevo chiaccherare un po' con lei...


lo so che è strano aspettare la mezzanotte per parlare con qualcuno, ma alla fine i ritmi di vita che abbiamo (lei più di me) non permettono molto altro


quindi a mezzanotte le chiedevo come andavano le cose, le raccontavo le mie di cose (non si parla di mestruazioni cari i miei maschietti). ed alla fine le chiedevo della sua ultima opera magna (magna per le dimensioni 4m per non so che cosa di tela) che mio padre ha avvistato l'ultima volta che è stato a casa sua, e quindi ero curiosa di sapere di che si trattava...


mi ha detto che è piuttosto frustrata per questo lavoro, perchè non riesce a procedere, non riesce a prestargli e dedicargli il tempo necessario, sempre di corsa tra il lavoro che le dà la (misera) paga, la palestra dove insegna danza del ventre (a dei "boiler" come mi raccontò una volta), alla fine il tempo per quello che sarebbe il suo lavoro ideale e di sogno (ma che non le permette, almeno per ora, di vivere) è troppo risicato...


fine della conversazione, "buonanotte" "buonanotte, ci si sente presto eh?"


e sono lì sul cuscino che mi chiedo: perchè per poter fare qualcosa che mi piace devo rosicchiare il tempo come una disperata? perchè per poter dar spazio ad hobby e passioni (non ho la pretesa di farli diventare qualcosa di più, sono obbiettiva) sembra che io debba aspettare la pensione? e faccio quest'ultima domanda con cognizione di causa, sono stata ad un'uscita con i vari corsi di fotografia riuniti assieme del mio prof. la maggioranza erano persone ormai in pensione...


al di là del mio "pessimismo leopardiano" che mi coglie ogni tanto e mi fa chiedere se mai ci arriverò alla pensione; mi chiedo perchè devo aspettare di vivere di aver lasciato alle mie spalle una buona parte della mia vita? cosa mi rimarrà in mano?


ed allora nei fine settimana mi aggiro per Roma, reflex in mano (ultima passione, lasciati a riposo pennelli e matite), e scatto così tanto che un turista giapponese penserebbe che esagero... mi sento in gabbia e frustrata se non riesco a fare qualcosa, qualunque cosa, per far sì che la domenica sera io possa dire: "però, sono stanca...ma che fine sttimana!!". peccato che spesso al venerdì ci arrivo a tocchetti, magari con il nervoso accumulato da tutta la settimana...


ma allora ditemi: che vita è?????


 


 


 


nb: la tipa in foto sono io, non si tratta di un fotoritocco (tranne per il fatto che la foto è stata un po' raddrizzata)

giovedì 8 aprile 2010

Steve Jobs è il papà del Mac, dell'i-pod, dell'i-phone, e di tante altre belle applicazioni. Osannato da alcuni (Apple maniaci), odiato da altri (Microsoft maniaci), da quello che so è riconosciuto per essere una persona che, oltre a sapere il fatto suo, si è "fatta da sola" (se mi si può permettere l'uso di questa frase logora), e che in quello che ha fatto ci ha messo l'anima...


io al momento sono miglia e miglia lontano dsall'essere Steve Jobs, o dal fare quello che ha fatto, ultimamente il lavoro mi tiene in tensione, non mi soddisfa, mi lascia con l'amaro in bocca... in altre parole mi fa star male...


Igor oggi mi ha inviato un link "motivazionale", era il link ad un video di youtube, nel video in questione Steve Jobs - e da qui l'incipit - parla agli studenti di Stanford, era il 2005, ed io adesso voglio condividere con voi  video e testo, spero che, oltre ad aiutare me, possa essere d'aiuto ad altri:


[youtube http://www.youtube.com/watch?v=D1R-jKKp3NA&hl=it_IT&fs=1&color1=0x006699&color2=0x54abd6&border=1]


 I am honored to be with you today at your commencement from one of the finest universities in the world. I never graduated from college. Truth be told, this is the closest I've ever gotten to a college graduation. Today I want to tell you three stories from my life. That's it. No big deal. Just three stories.


The first story is about connecting the dots.


I dropped out of Reed College after the first 6 months, but then stayed around as a drop-in for another 18 months or so before I really quit. So why did I drop out?


It started before I was born. My biological mother was a young, unwed college graduate student, and she decided to put me up for adoption. She felt very strongly that I should be adopted by college graduates, so everything was all set for me to be adopted at birth by a lawyer and his wife. Except that when I popped out they decided at the last minute that they really wanted a girl. So my parents, who were on a waiting list, got a call in the middle of the night asking: "We have an unexpected baby boy; do you want him?" They said: "Of course." My biological mother later found out that my mother had never graduated from college and that my father had never graduated from high school. She refused to sign the final adoption papers. She only relented a few months later when my parents promised that I would someday go to college.


And 17 years later I did go to college. But I naively chose a college that was almost as expensive as Stanford, and all of my working-class parents' savings were being spent on my college tuition. After six months, I couldn't see the value in it. I had no idea what I wanted to do with my life and no idea how college was going to help me figure it out. And here I was spending all of the money my parents had saved their entire life. So I decided to drop out and trust that it would all work out OK. It was pretty scary at the time, but looking back it was one of the best decisions I ever made. The minute I dropped out I could stop taking the required classes that didn't interest me, and begin dropping in on the ones that looked interesting.


It wasn't all romantic. I didn't have a dorm room, so I slept on the floor in friends' rooms, I returned coke bottles for the 5¢ deposits to buy food with, and I would walk the 7 miles across town every Sunday night to get one good meal a week at the Hare Krishna temple. I loved it. And much of what I stumbled into by following my curiosity and intuition turned out to be priceless later on. Let me give you one example:


Reed College at that time offered perhaps the best calligraphy instruction in the country. Throughout the campus every poster, every label on every drawer, was beautifully hand calligraphed. Because I had dropped out and didn't have to take the normal classes, I decided to take a calligraphy class to learn how to do this. I learned about serif and san serif typefaces, about varying the amount of space between different letter combinations, about what makes great typography great. It was beautiful, historical, artistically subtle in a way that science can't capture, and I found it fascinating.


None of this had even a hope of any practical application in my life. But ten years later, when we were designing the first Macintosh computer, it all came back to me. And we designed it all into the Mac. It was the first computer with beautiful typography. If I had never dropped in on that single course in college, the Mac would have never had multiple typefaces or proportionally spaced fonts. And since Windows just copied the Mac, its likely that no personal computer would have them. If I had never dropped out, I would have never dropped in on this calligraphy class, and personal computers might not have the wonderful typography that they do. Of course it was impossible to connect the dots looking forward when I was in college. But it was very, very clear looking backwards ten years later.


Again, you can't connect the dots looking forward; you can only connect them looking backwards. So you have to trust that the dots will somehow connect in your future. You have to trust in something — your gut, destiny, life, karma, whatever. This approach has never let me down, and it has made all the difference in my life.


My second story is about love and loss.


I was lucky — I found what I loved to do early in life. Woz and I started Apple in my parents garage when I was 20. We worked hard, and in 10 years Apple had grown from just the two of us in a garage into a $2 billion company with over 4000 employees. We had just released our finest creation — the Macintosh — a year earlier, and I had just turned 30. And then I got fired. How can you get fired from a company you started? Well, as Apple grew we hired someone who I thought was very talented to run the company with me, and for the first year or so things went well. But then our visions of the future began to diverge and eventually we had a falling out. When we did, our Board of Directors sided with him. So at 30 I was out. And very publicly out. What had been the focus of my entire adult life was gone, and it was devastating.


I really didn't know what to do for a few months. I felt that I had let the previous generation of entrepreneurs down - that I had dropped the baton as it was being passed to me. I met with David Packard and Bob Noyce and tried to apologize for screwing up so badly. I was a very public failure, and I even thought about running away from the valley. But something slowly began to dawn on me — I still loved what I did. The turn of events at Apple had not changed that one bit. I had been rejected, but I was still in love. And so I decided to start over.


I didn't see it then, but it turned out that getting fired from Apple was the best thing that could have ever happened to me. The heaviness of being successful was replaced by the lightness of being a beginner again, less sure about everything. It freed me to enter one of the most creative periods of my life.


During the next five years, I started a company named NeXT, another company named Pixar, and fell in love with an amazing woman who would become my wife. Pixar went on to create the worlds first computer animated feature film, Toy Story, and is now the most successful animation studio in the world. In a remarkable turn of events, Apple bought NeXT, I returned to Apple, and the technology we developed at NeXT is at the heart of Apple's current renaissance. And Laurene and I have a wonderful family together.


I'm pretty sure none of this would have happened if I hadn't been fired from Apple. It was awful tasting medicine, but I guess the patient needed it. Sometimes life hits you in the head with a brick. Don't lose faith. I'm convinced that the only thing that kept me going was that I loved what I did. You've got to find what you love. And that is as true for your work as it is for your lovers. Your work is going to fill a large part of your life, and the only way to be truly satisfied is to do what you believe is great work. And the only way to do great work is to love what you do. If you haven't found it yet, keep looking. Don't settle. As with all matters of the heart, you'll know when you find it. And, like any great relationship, it just gets better and better as the years roll on. So keep looking until you find it. Don't settle.


My third story is about death.


When I was 17, I read a quote that went something like: "If you live each day as if it was your last, someday you'll most certainly be right." It made an impression on me, and since then, for the past 33 years, I have looked in the mirror every morning and asked myself: "If today were the last day of my life, would I want to do what I am about to do today?" And whenever the answer has been "No" for too many days in a row, I know I need to change something.


Remembering that I'll be dead soon is the most important tool I've ever encountered to help me make the big choices in life. Because almost everything — all external expectations, all pride, all fear of embarrassment or failure - these things just fall away in the face of death, leaving only what is truly important. Remembering that you are going to die is the best way I know to avoid the trap of thinking you have something to lose. You are already naked. There is no reason not to follow your heart.


About a year ago I was diagnosed with cancer. I had a scan at 7:30 in the morning, and it clearly showed a tumor on my pancreas. I didn't even know what a pancreas was. The doctors told me this was almost certainly a type of cancer that is incurable, and that I should expect to live no longer than three to six months. My doctor advised me to go home and get my affairs in order, which is doctor's code for prepare to die. It means to try to tell your kids everything you thought you'd have the next 10 years to tell them in just a few months. It means to make sure everything is buttoned up so that it will be as easy as possible for your family. It means to say your goodbyes.


I lived with that diagnosis all day. Later that evening I had a biopsy, where they stuck an endoscope down my throat, through my stomach and into my intestines, put a needle into my pancreas and got a few cells from the tumor. I was sedated, but my wife, who was there, told me that when they viewed the cells under a microscope the doctors started crying because it turned out to be a very rare form of pancreatic cancer that is curable with surgery. I had the surgery and I'm fine now.


This was the closest I've been to facing death, and I hope its the closest I get for a few more decades. Having lived through it, I can now say this to you with a bit more certainty than when death was a useful but purely intellectual concept:


No one wants to die. Even people who want to go to heaven don't want to die to get there. And yet death is the destination we all share. No one has ever escaped it. And that is as it should be, because Death is very likely the single best invention of Life. It is Life's change agent. It clears out the old to make way for the new. Right now the new is you, but someday not too long from now, you will gradually become the old and be cleared away. Sorry to be so dramatic, but it is quite true.


Your time is limited, so don't waste it living someone else's life. Don't be trapped by dogma — which is living with the results of other people's thinking. Don't let the noise of others' opinions drown out your own inner voice. And most important, have the courage to follow your heart and intuition. They somehow already know what you truly want to become. Everything else is secondary.


When I was young, there was an amazing publication called The Whole Earth Catalog, which was one of the bibles of my generation. It was created by a fellow named Stewart Brand not far from here in Menlo Park, and he brought it to life with his poetic touch. This was in the late 1960's, before personal computers and desktop publishing, so it was all made with typewriters, scissors, and polaroid cameras. It was sort of like Google in paperback form, 35 years before Google came along: it was idealistic, and overflowing with neat tools and great notions.


Stewart and his team put out several issues of The Whole Earth Catalog, and then when it had run its course, they put out a final issue. It was the mid-1970s, and I was your age. On the back cover of their final issue was a photograph of an early morning country road, the kind you might find yourself hitchhiking on if you were so adventurous. Beneath it were the words: "Stay Hungry. Stay Foolish." It was their farewell message as they signed off. Stay Hungry. Stay Foolish. And I have always wished that for myself. And now, as you graduate to begin anew, I wish that for you.


Stay Hungry. Stay Foolish.


Thank you all very much.


Sono onorato di essere qui con voi oggi alle vostre lauree in una delle migliori università del mondo. Io non mi sono mai laureato. Anzi, per dire la verità, questa è la cosa più vicina a una laurea che mi sia mai capitata. Oggi voglio raccontarvi tre storie della mia vita. Tutto qui, niente di eccezionale: solo tre storie.

La prima storia è sull'unire i puntini.

Ho lasciato il Reed College dopo il primo semestre, ma poi ho continuato a frequentare in maniera ufficiosa per altri 18 mesi circa prima di lasciare veramente. Allora, perché ho mollato?

E' cominciato tutto prima che nascessi. Mia madre biologica era una giovane studentessa di college non sposata, e decise di lasciarmi in adozione. Riteneva con determinazione che avrei dovuto essere adottato da laureati, e fece in modo che tutto fosse organizzato per farmi adottare fin dalla nascita da un avvocato e sua moglie. Però quando arrivai io loro decisero all'ultimo minuto che avrebbero voluto adottare una bambina. Così quelli che poi sono diventati i miei genitori adottivi e che erano in lista d'attesa, ricevettero una chiamata nel bel mezzo della notte che gli diceva: "C'è un bambino, un maschietto, non previsto. Lo volete voi?" Loro risposero: "Certamente". Più tardi mia madre biologica scoprì che mia madre non si era mai laureata al college e che mio padre non aveva neanche finito il liceo. Rifiutò di firmare le ultime carte per l'adozione. Poi accetto di farlo, mesi dopo, solo quando i miei genitori adottivi promisero formalmente che un giorno io sarei andato al college.

Diciassette anni dopo andai al college. Ma ingenuamente ne scelsi uno altrettanto costoso di Stanford, e tutti i risparmi dei miei genitori finirono per pagarmi l'ammissione e i corsi. Dopo sei mesi, non riuscivo a vederci nessuna vera opportunità. Non avevo idea di quello che avrei voluto fare della mia vita e non vedevo come il college potesse aiutarmi a capirlo. Eppure ero là, che spendevo tutti quei soldi che i miei genitori avevano messo da parte lavorando per tutta la loro vita. Così decisi di mollare e avere fiducia che tutto sarebbe andato bene lo stesso. Era molto difficile all'epoca, ma guardandomi indietro ritengo che sia stata una delle migliori decisioni che abbia mai preso. Nell'attimo che mollai il college, potei anche smettere di seguire i corsi che non mi interessavano e cominciai invece a capitare nelle classi che trovavo più interessanti.

Non è stato tutto rose e fiori, però. Non avevo più una
camera nel dormitorio, ed ero costretto a dormire sul pavimento delle camere dei miei amici. Guadagnavo soldi riportando al venditore le bottiglie di Coca cola vuote per avere i cinque centesimi di deposito e poter comprare da mangiare. Una volta la settimana, alla domenica sera, camminavo per sette miglia attraverso la città per avere finalmente un buon pasto al tempio Hare Krishna: l'unico della settimana. Ma tutto quel che ho trovato seguendo la mia curiosità e la mia intuizione è risultato essere senza prezzo, dopo. Vi faccio subito un esempio.

Il Reed College all'epoca offriva probabilmente la miglior formazione del Paese relativamente alla calligrafia. Attraverso tutto il campus ogni poster, ogni etichetta, ogni cartello era scritto a mano con calligrafie meravigliose. Dato che avevo mollato i corsi ufficiali, decisi che avrei seguito la classe di calligrafia per imparare a scrivere così. Fu lì che imparai dei caratteri serif e san serif, della differenza tra gli spazi che dividono le differenti combinazioni di lettere, di che cosa rende grande una stampa tipografica del testo. Fu meraviglioso, in un modo che la scienza non è in grado di offrire, perché era artistico, bello, storico e io ne fui assolutamente affascinato.

Nessuna di queste cose però aveva alcuna speranza di trovare una applicazione pratica nella mia vita. Ma poi, dieci anni dopo, quando ci trovammo a progettare il primo Macintosh, mi tornò tutto utile. E lo utilizzammo tutto per il
Mac. E' stato il primo computer dotato di una meravigliosa capacità tipografica. Se non avessi mai lasciato il college e non avessi poi partecipato a quel singolo corso, il Mac non avrebbe probabilmente mai avuto la possibilità di gestire caratteri differenti o font spaziati in maniera proporzionale. E dato che Windows ha copiato il Mac, è probabile che non ci sarebbe stato nessun personal computer con quelle capacità. Se non avessi mollato il college, non sarei mai riuscito a frequentare quel corso di calligrafia e i persona computer potrebbero non avere quelle stupende capacità di tipografia che invece hanno. Certamente all'epoca in cui ero al college era impossibile unire i puntini guardando il futuro. Ma è diventato molto, molto chiaro dieci anni dopo, quando ho potuto guardare all'indietro.

Di nuovo, non è possibile unire i puntini guardando avanti; potete solo unirli guardandovi all'indietro. Così, dovete aver fiducia che in qualche modo, nel futuro, i puntini si potranno unire. Dovete credere in qualcosa - il vostro ombelico, il destino, la vita, il karma, qualsiasi cosa. Questo tipo di approccio non mi ha mai lasciato a piedi e invece ha sempre fatto la differenza nella mia vita.

La mia seconda storia è a proposito dell'amore e della perdita

Sono stato fortunato: ho trovato molto presto che cosa amo fare nella mia vita. Woz e io abbiamo fondato Apple nel garage della casa dei miei genitori quando avevo appena 20 anni. Abbiamo lavorato duramente e in 10 anni Apple è cresciuta da un'azienda con noi due e un garage in una compagnia da due miliardi di dollari con oltre quattromila dipendenti.
L'anno prima avevamo appena realizzato la nostra migliore creazione - il Macintosh - e io avevo appena compiuto 30 anni, e in quel momento sono stato licenziato. Come si fa a venir licenziati dall'azienda che hai creato? Beh, quando Apple era cresciuta avevamo assunto qualcuno che ritenevo avesse molto talento e capacità per guidare l'azienda insieme a me, e per il primo anno le cose sono andate molto bene. Ma poi le nostre visioni del futuro hanno cominciato a divergere e alla fine abbiamo avuto uno scontro. Quando questo successe, il Board dei direttori si schierò dalla sua parte. Quindi, a 30 anni io ero fuori. E in maniera plateale. Quello che era stato il principale scopo della mia vita adulta era andato e io ero devastato da questa cosa.

Non ho saputo davvero cosa fare per alcun imesi. Mi sentivo come se avessi tradito la generazione di imprenditori prima di me - come se avessi lasciato cadere la fiaccola che mi era stata passata. Incontrai David Packard e Bob Noyce e tentai di scusarmi per aver rovinato tutto così malamente. Era stato un fallimento pubblico e io presi anche in considerazione l'ipotesi di scappare via dalla Silicon Valley. Ma qualcosa lentamente cominciò a crescere in me: ancora amavo quello che avevo fatto. L'evolvere degli eventi con Apple non avevano cambiato di un bit questa cosa. Ero stato respinto, ma ero sempre innamorato. E per questo decisi di ricominciare da capo.

Non me ne accorsi allora, ma il fatto di essere stato licenziato da Apple era stata la miglior cosa che mi potesse succedere. La pesantezza del successo era stata rimpiazzata dalla leggerezza di essere di nuovo un debuttante, senza più certezze su niente. Mi liberò dagli impedimenti consentendomi di entrare in uno dei periodi più creatvi della mia vita.

Durante i cinque anni successivi fondai un'azienda chiamata NeXT e poi un'altra azienda, chiamata Pixar, e mi innamorai di una donna meravigliosa che sarebbe diventata mia moglie. Pixar si è rivelata in grado di creare il primo film in animazione digitale, Toy Story, e adesso è lo studio di animazione più di successo al mondo. In un significativo susseguirsi degli eventi, Apple ha comprato NeXT, io sono ritornato ad Apple e la tecnologia sviluppata da NeXT è nel cuore dell'attuale rinascimento di Apple. E Laurene e io abbiamo una meravigliosa famiglia.

Sono sicuro che niente di tutto questo sarebbe successo se non fossi stato licenziato da Apple. E' stata una medicina molto amara, ma ritengo che fosse necessaria per il paziente. Qualche volta la vita ti colpisce come un mattone in testa. Non perdete la fede, però. Sono convinto che l'unica cosa che mi ha trattenuto dal mollare tutto sia stato l'amore per quello che ho fatto. Dovete trovare quel che amate. E questo vale sia per il vostro lavoro che per i vostri affetti. Il vostro lavoro riempirà una buona parte della vostra vita, e l'unico modo per essere realimente soddisfatti è fare quello che riterrete un buon lavoro. E l'unico modo per fare un buon lavoro è amare quello che fate. Se ancora non l'avete trovato, continuate a cercare. Non accontentatevi. Con tutto il cuore, sono sicuro che capirete quando lo troverete. E, come in tutte le grandi storie, diventerà sempre migliore mano a mano che gli anni passano. Perciò, continuate a cercare sino a che non lo avrete trovato. Non vi accontentate.

La mia terza storia è a proposto della morte

Quando avevo 17 anni lessi una citazione che suonava più o meno così: "Se vivrai ogni giorno come se fosse l'ultimo, sicuramente una volta avrai ragione". Mi colpì molto e da allora, per gli ultimi 33 anni, mi sono guardato ogni mattina allo specchio chiedendomi: "Se oggi fosse l'ultimo giorno della mia vita, vorrei fare quello che sto per fare oggi?". E ogni qualvolta la risposta è "no" per troppi giorni di fila, capisco che c'è qualcosa che deve essere cambiato.

Ricordarsi che morirò presto è il più importante strumento che io abbia mai incontrato per fare le grandi scelte della vita. Perché quasi tutte le cose - tutte le aspettative di eternità, tutto l'orgoglio, tutti i timori di essere imbarazzati o di fallire - semplicemente svaniscono di fronte all'idea della morte, lasciando solo quello che c'è di realmente importante.
Ricordarsi che dobbiamo morire è il modo migliore che io conosca per evitare di cadere nella trappola di chi pensa che avete qualcosa da perdere. Siete già nudi. Non c'è ragione per non seguire il vostro cuore.

Più o meno un anno fa mi è stato diagnosticato un cancro. Ho fatto la scansione alle sette e mezzo del mattino e questa ha mostrato chiaramente un tumore nel mio pancreas. Non sapevo neanche che cosa fosse un pancreas. I dottori mi dissero che si trattava di un cancro che era quasi sicuramente di tipo incurabile e che sarebbe stato meglio se avessi messo ordine nei miei affari (che è il codice dei dottori per dirti di prepararti a morire). Questo significa prepararsi a dire ai tuoi figli in pochi mesi tutto quello che pensavi avresti avuto ancora dieci anni di tempo per dirglielo. Questo significa essere sicuri che tutto sia stato organizzato in modo tale che per la tua famiglia sia il più semplice possibile. Questo significa prepararsi a dire i tuoi "addio".

Ho vissuto con il responso di quella diagnosi tutto il giorno. La sera tardi è arrivata la biopsia, cioè il risultato dell'analisi effettuata infilando un endoscopio giù per la mia gola, attraverso lo stomaco sino agli intestini per inserire un ago nel mio pancreas e catturare poche cellule del mio tumore. Ero sotto anestesia ma mia moglie - che era là - mi ha detto che quando i medici hanno visto le cellule sotto il microscopio hanno cominciato a gridare, perché è saltato fuori che si trattava di un cancro al pancreas molto raro e curabile con un intervento chirurgico. Ho fatto l'intervento chirurgico e adesso sto bene.

Questa è stata la volta in cui sono andato più vicino alla morte e spero che sia anche la più vicina per qualche decennio. Essendoci passato attraverso posso parlarvi adesso con un po' più di cognizione di causa di quando la morte era per me solo un concetto astratto e dirvi:

Nessuno vuole morire. Anche le persone che vogliono andare in paradiso non vogliono morire per andarci. E anche che la morte è la destinazione ultima che tutti abbiamo in comune. Nessuno gli è mai sfuggito. Ed è così come deve essere, perché la Morte è con tutta probabilità la più grande invenzione della Vita. E' l'agente di cambiamento della Vita. Spazza via il vecchio per far posto al nuovo. Adesso il nuovo siete voi, ma un giorno non troppo lontano diventerete gradualmente il vecchio e sarete spazzati via. Mi dispiace essere così drammatico ma è la pura verità.

Il vostro tempo è limitato, per cui non lo sprecate vivendo la vita di qualcun altro. Non fatevi intrappolare dai dogmi, che vuol dire vivere seguendo i risultati del pensiero di altre persone. Non lasciate che il rumore delle opinioni altrui offuschi la vostra voce interiore. E, cosa più importante di tutte, abbiate il coraggio di seguire il vostro cuore e la vostra intuizione. In qualche modo loro sanno che cosa volete realmente diventare. Tutto il resto è secondario.

Quando ero un ragazzo c'era una incredibile rivista che si chiamava The Whole Earth Catalog, praticamente una delle bibbie della mia generazione. E' stata creata da Stewart Brand non molto lontano da qui, a Menlo Park, e Stewart ci ha messo dentro tutto il suo tocco poetico. E' stato alla fine degli anni Sessanta, prima dei personal computer e del desktop publishing, quando tutto era fato con macchine da scrivere, forbici e foto polaroid. E' stata una specie di Google in formato cartaceo tascabile, 35 anni prima che ci fosse Google: era idealistica e sconvolgente, traboccante di concetti chiari e fantastiche nozioni.

Stewart e il suo gruppo pubblicarono vari numeri di The Whole Earth Catalog e quando arrivarono alla fine del loro percorso, pubblicarono il numero finale. Era più o meno la metà degli anni Settanta e io avevo la vostra età. Nell'ultima pagina del numero finale c'era una fotografia di una strada di campagna di prima mattina, il tipo di strada dove potreste trovarvi a fare l'autostop se siete dei tipi abbastanza avventurosi. Sotto la foto c'erano le parole: "Stay Hungry. Stay Foolish.", siate affamati, siate folli. Era il loro messaggio di addio. Stay Hungry. Stay Foolish. Io me lo sono sempre augurato per me stesso. E adesso che vi laureate per cominciare una nuova vita, lo auguro a voi.

Stay Hungry. Stay Foolish.

Grazie a tutti.


giovedì 25 marzo 2010

"Ma odiare i mascalzoni è una cosa nobile" Quintiliano; "Ingiuriarli con la satira è, in fondo, onorare gli onesti" Aristofane "I cavalieri"


sono tempi a dir poco tristi, in cui più che politica si fa propaganda, ma che dico propaganda...si fa marketing, si cerca di vendere il proprio prodotto al paese, e chi riesce a piazzarlo ottiene cosa? una bella poltrona...


il bello è che chi ha fatto sì che la politica - che ai tempi di Aristofane, di Quintilliano, di Socrate e di tanti altri filosofi etc, era arte, filosofia - divenisse marketing, vendita di un prodotto (il politico nb) ormai su quella bella poltrona ci s'è incollato ben benino, ed ovviamente fa quello per cui s'è proposto al proprio pubblico come il prodotto migliore, lo sgrassatore da ogni macchia di male, il collante per ogni crepa, cosa? ma ovviamente i suoi affari... sennò perchè mai è sceso in campo?


il bello che dalla discesa in campo (e qui la mente corre al padre di Benigni vedere al 2':30") di tale figuro a ruota sono comparsi altri loschi figuri che, cogliendo la palla al balzo, ne hanno approfittato anche loro per intrallazzare, e qui giù un balletto di escort, gente che si frega le mani sulle catastrofi altrui, delinquenti non tanto comuni che si sono riciclati in politica... un bel bailamme...


e quindi... e quindi perchè mai mi stupisco se il direttore dove lavoro, decisamente vicino a quell'ambiente (al punto d'aver preso accordi con colei che è stata scelta da quest'uomo vecchio e triste, che si rifuta di ammettere d'essere vecchio, e questo lo rende triste ai miei occhi, per guidare la mia regione) arriva a minacciare delle persone con cui sta discutendo dicendo loro: "ricordatevi che sono calabrese, vi posso trovare sempre e comunque"


quindi che aspetto ad andarmene via? io che purtroppo ho contro di me "una buona educazione" per citare Wilde - "avere avuto una buona educazione è un grande svantaggio. ti esclude da tante cose" -, che mi rendo sempre più conto che non riuscirò mai a trovare il mio spazio qui proprio perchè quello che mi è stato inculcato sin dalla nascita è l'onestà


ho la bile al massimo


ma una parte di me spera ancora


spera che le cose si possano cambiare, che ci sia ancora la possibilità di tornare ad un minimo di onestà...


domani sera telefonerò alla zia che si rifiuta di andare a votare...


...del resto anche io sono un pochino calabrese!


lunedì 15 marzo 2010

aiuto! mi fanno la plastica con photoshop!

lunedì scorso al corso di fotografia, mi è capitato di fare da modella per degli esercizi di ritratto... dopo un iniziale imbrazzo (iniziale... è durato tutto il tempo in cui ho posato...) aggravato dall'effetto "serra" delle lampade da fotografo - che mi hanno procurato, oltre ad una leggera ustione, un principio di raffreddore visto il clima non proprio mite di questi giorni - ho pensato che: a. essendomi tolta gli occhiali non vedevo nulla, quindi quelle 5 sagome davanti a me potevano non avere delle reflex puntate su di me, b. era solo un esercitazione, che mai poteva succedere...


illusa... oggi dovevamo mostrare le foto fatte nel corso dell'esercitazione e... è stato un massacro...


solo un chirurgo può essere così spietato, il prof, oltre a massacrare verbalmente le foto che avevo scattato io, ha aperto photoshop (versione cs4) ed ha rivoltato le foto in cui ero ritratta: "desaturiamo la pelle che è troppo rossa" (fin lì ci stavo, la couperose è un problema che ho accettato da tempo), "sfumiamo un po'..."(e via i pori...), "togliamo le imperfezioni..." e via a cancellare i nei... un momento...i nei non sono imperfezioni... in Francia ai tempi di Luigi icsivu (XIV) se li mettevano posticci e, a seconda della posizione, avevano un significato diverso e lui mi toglie proprio quello che, se non erro, veniva usato per mostrare "malizia" (senza profumo d'intesa però)... lui imperterrito continua, schiarisce gli occhi ed accenna a cambiare il colore farli magari azzurri va bene che non ci vedono però il colore è bello... "rimette" un po' di "trucco" intorno agli occhi, evidenzia le labbra e... "fa la "plastica" al naso...


a quel punto non c'ho visto più, e non perchè m'ero tolta gli occhiali, insomma so di non avere un nasino, non l'ho mai accettato del tutto, ma almeno quello lasciamelo...


il colmo era che si girava verso di me e diceva: "beh così hai un bel nasino alla francese..." ed ha aggiunto "non la vuoi la foto?" ho sibilato tra i denti: "me la faccio mandare"


non c'è niente di meglio di un fotografo con manie da chirurgo plastico per abbattersi di lunedì...


ovviamente dopo cena mi sono sparata un bel po' di cioccolata!!!


 


[youtube http://www.youtube.com/watch?v=uZ2-9GdJgqc&hl=it_IT&fs=1&color1=0x402061&color2=0x9461ca&border=1]

giovedì 11 marzo 2010

up in the air

ieri sono andata a vedere un film "tra le nuvole", all'interno della colonna sonora c'è una canzone, scritta da un disoccupato ed inviata al regista Jason Reitman tramite segreteria telefonica, che esprime perfettamente i miei sentimenti ultimamente...


spero vi piaccia:


I'm up in the air,
Choices drifting by me everywhere
And I can't find the one
That would help me do the work I've left undone,
'Cause I'm up in the air.

I'm making some plans,
Finding out there's always new demands.
And I can't be precise
When people ask me what I'm doing with my life.
I say, "It's up in the air."

I'm hearing from friends.
It's that tired, old advice again:
"You just cannot keep floating all around,
Oh, you got to get your feet back on the ground."
But it's hard to come down
When you're up in the air.

Da, da da da da da
Da, da da da da da
Daaaa, daaa, daaa, da da da
Mmm

I"m travelling in my car,
Always lost, though I don't go that far.
I find that I can live most anywhere.
Everyone I meet has so much they can share.
But I don't settle down
'Cause I'm up in the air.

I'm thinking of my past,
The comfort in my home that couldn't last.
Now my family tells me work for your success
And they want to see me find some happiness.
But I"m not sure where that is
'Cause I'm up in the air.

I'm talking with my peers,
Listening to them tell their inner fears.
Some have lives that haven't gone the way they planned,
And some are trapped in situations they can't stand.
But I don't want the same for me
So I stay up in the air.

Da, da da da da da
Da, da da da da da
Daaaa, daaa, daaa, da da da
Mmm

I'm out in the woods,
Something here does my heart so good.
I breathe the air and I know that I'm alive.
And I stare at all the birds as they fly by.
I guess it all goes down to them
'Cause they're up in the air...


[youtube http://www.youtube.com/watch?v=UBbY8dFnH58&hl=it_IT&fs=1&color1=0x006699&color2=0x54abd6&border=1]

giovedì 4 marzo 2010

il senno del poi spesso è quello del mai

non si vive di rimpanti, ma a volte i rimpianti ci accompagnano per un bel tratto, magari fino a quando non decidiamo che sono proprio zavorra e finalmente lilasciamo lungo il cammino...


ieri una brutta notizia mi ha accolta in casa, mia madre in lacrime, zia Lia è morta, all'improvviso...


lei in lacrime, io col senso di colpa... telefonate ai vari zii e tutto il resto che si fa in queste occasioni, cose che paiono ormai essere diventate routine...


rimane solo una cose che non dovrebbe essere routine: il senso di colpa per non averla più vista


spesso rimando (e rimandiamo) tante cose perchè non trovo (o non voglio trovare) il tempo per farle, qualche volta (sono onesta) le evito perchè sono cose per me "pesanti"...


però pensavo di avere imparato a non rimandare all'infinito, a non posporre...


mi dispiace, per quanto la zia di mia madre a volte fosse un pochino "pesante" per me, visto che la sua fissazione in vecchiaia era di veder sposati tutti; però era l'unico legame rimasto con mio nonno, l'ultima a tenere ancora in vita alcune tradizioni di famiglia...


preferisco pensare a lei tornando indietro di qualche anno, quando aveva sempre pronti per tutti: un barattolo di pesto, o una pizza al formaggio, o del croccante...


un altro pezzo di quel passato che sono le mie origini che se ne va ed ormai non ho più la chiave per accedervi


è proprio vero, il senno del poi spesso è quello del mai...

giovedì 25 febbraio 2010

manifesto coi colori

l'altra sera, non so come (è vero che non mi sono affannata a preparare la cena come faccio da un po' di tempo a questa parte), sono riuscita a tirare fuori il tappetino che mi ha regalato mia sorella per natale ed a fare la mezz'ora di ginnastica che mi ero ripromessa di fare giornalmente (il primo proposito per il 2010 che già so che non manterrò)


stando lì sdraiata normalmente guardo il soffitto, oppure vedo tutto lo schifo di polvere con cui divido lo spazio (per quanto io ci provi è sempre lì ed ormai ha la maggioranza assoluta), ma questa volta l'occhio è caduto verso i piedi e la bocca ha sorriso


laggiù, oltre le gambe ed i piedi si ergeva l'armadio a 3 ante più una (originariamente ne aveva 3 più lo "spare bed", il letto in più, raramente usato, e che quindi ho tolto in un momento di raptus ed ho creato quindi uno spazio in più) che si può definire la mia "creatura"...


ritorno indietro di svariati anni, avrò 15 o 16 anni, non lo so, vado al liceo e sono (se non erro) gli inizi delle vacanze estive, avevo discusso svariate volte con mia madre: il mobile occupava troppo spazio, toglieva luce, aria, era troppo brutto nel suo colore beige/grigio... ulteriormente "fomentata" dalla zia psicologa, che appoggiava (ed ancora appoggia) l'espressione nei giovani nonchè la possibilità di scelta, mi battevo per avere in stanza un qualcosa scelto da me che fosse meno ingombrante...


la risposta di mia madre fu un "no!! non si cambia! quello c'è e quello rimane"... allora, io adesso so che la risposta era dovuta al fatto che non potevamo comprare dei nuovi mobili, ed inoltre quello era, ed è, un mobile di buona qualità pagato a suo tempo (credo intorno alla mia nascita) abbastanza...insomma non era una cosa fattibile...


adesso lo so, ma all'epoca (oddio anche adesso non lo sarebbe) la risposta di mia madre non fu, in tutta onestà, una risposta degna di un manuale di comunicazione (assertiva e non), fu una semplice presa di posizione... la reazione fu ovvia in un'adolescente...


...un giorno, dopo aver smontato uno degli sportelli (ero intenzionata a smontare tutto l'armadio ed a farlo sparire, rinunciai dopo aver riflettuto sulla fatica che comportava) tirai fuori il barattolo di vernice che era stato usato per dipingere le porte delle varie stanze, un bel bianco avorio, e creai una bella sfumatura viola pallido (adesso se lo guardo mi sembra quasi grigio a volte) e, decisa ad incorrere nell'ira materna (in altre parole sapevo quel che facevo ed in cosa sarei incorsa e lo VOLEVO - !!! - ), mi misi a dipingerlo


ovviamente mia madre, alla vista dello sportello colorato, s'infuriò...


...ancora più ovviamente, al sentirla arrabbiarsi, al sentire le minacce, ed anche al sentire l'ormai inattuabile "adesso lo fai ritornare come prima!!", gongolai. i giorni seguenti proseguii nell'opera (avvantaggiata dal clima caldo che faceva asciugare gli sportelli prima dell'arrivo materno)...


...al viola pallido seguì il lilla, il verde acqua più chiaro e più scuro, l'azzurro pallido e scuro...


ero soddisfatta, il colore inizialmente era servito per manifestare il mio diritto a scegliere (o meglio era stato un puro e semplice atto vandalico fatto perchè mi sentivo imbavagliata), ma, andando avanti, ci avevo preso gusto, inoltre mia madre non solo si era rassegnata, ma persino aveva iniziato a trovare bello quello che stavo facendo (se glielo chiedeste adesso vi direbbe che la mia fu un'azione autorizzata, ma questo rientra nel discorso "memoria corta")


ci avevo preso così tanto gusto che, con i colori avanzati (il verde ed il blu) dipinsi un altro mobiletto che mio padre e mio zio avevano sistemato anni prima e dipinto col solito colore triste: beige/grigio, dipinsi pure le maniglie che erano rosse e poco c'azzeccavano ormai...


un trionfo...


...successivamente riuscii a convincere mia madre - sempre lei, mio padre non necessita di opera di convincimento - a lasciarmi dipingere le pareti di camera, ovvie scene comiche dal ferramenta, in cui io inisistevo per un colore e mia madre che si opponeva perchè "troppo scuro". la spuntai ed ebbi anche la soddisfazione di sentirmi dire "avevi ragione"


da quell'estate, ogni volta che ne sento necessità, tiro fuori colori e pennelli, a casa sono ormai rassegnati ai miei raptus: una volta la parete viene "tamponata" di un colore diverso rispetto al colore di base; un'altra, memorabile, viene fatta a cielo, e mia sorella, rientrata dopo una settimana d'assenza, vedendola rimase immobile per 5 minuti a fissarla senza parole, e mia madre, che era sempre stata in casa, disse "uuuhhh e questo quando l'avete fatto?" - e dire che nel farla si erano rovesciati circa 5 litri di tempera bianca a terra e che mio padre (presente in casa al momento dell'incidente) dopo aver visto che era successo era tornato a vedere la tv -


esprimermi in questa maniera è stato per anni l'unico modo in cui riuscivo ad ESPRIMERE, se prendo in mano diari ed agende sono pieni di disegni, quello che non riuscivo a tirare fuori parlando lo facevo disegnando o dipingendo, tutta la mia persona proiettata in quello che stavo facendo, coinvolta al punto da non avere bisogno di altro, non m'interessava di sporcarmi, cercavo solo di non sporcare...


...adesso non disegno quasi più, non ho più molto tempo per farlo nè per "tirare" vernice sulle pareti, per fortuna adesso però riesco a parlare, a dire di me...


...ma chissà se invece di un "no" categorico mia madre avesse spiegato le motivazioni, o chissà se avesse detto di sì...


...non avrei fatto quello che ho fatto,...chi lo sa...


 [youtube http://www.youtube.com/watch?v=3JDJJmpMWSU&hl=it_IT&fs=1&color1=0x402061&color2=0x9461ca&border=1]

martedì 23 febbraio 2010

è primaveraaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaahhh

ok, sì lo so mo tanto piove...


insultatemi pure perchè ora faccio cadere giù tanta di quella acqua affermando che la primavera è vicina; ci sono abituata - o quasi - ho pure un'amica che quasi non mi saluta più perchè durante Juve-Roma non solo mi sono presa un'insalata (pure il mio stomaco manco mi salutava più per questo) ma ho persino osato andare in bagno (la Juve in quel mentre segnò)


ma io lo sento sulla pelle... l'odore è cambiato, via il grigiore invernale, il piattume, non è puzza, non è sudore è altro... è come il sale al mare sulla pelle, il sole che l'abbrucia...


sorrido perchè mi pregusto l'esplosione di colore...


lunedì 8 febbraio 2010

Lungo la via della seta... magari!!!

Giovedì e venerdì scorso sono stata ad un convegno dal nome altisonante, Culture Business Matching in Rome 2010 – Along the silk road; se chiedeste ad Igor vi direbbe che sono andata ad incontrare dei cinesi… sì, vero, ma non solo, ho incontrato egiziani, iraniani, armeni, macedoni, ed indiani d’India (detto così suona come fichi d’India)

Il posto dove si teneva il tutto era molto bello, un museo, il museo Nazionale Romano alle Terme di Diocleziano qui a Roma; è un museo poco conosciuto, al punto che, nel corso del programma di Diacona (giornalista RAI che ha collaborato con Santoro, e che ora ha un programma di denuncia sui mali d’Italia che si alterna con Report della Gabbanelli – se avete lo stomaco “forte” vi consiglio ambedue i programmi, assicuro che sono interessanti, anche se poi il rodimento è garantito) sullo stato dei Musei e dei Beni archeologici ed Artistici in Italia, ebbe uno spazio rilevante in cui la direttrice denunciava la mancanza di fondi da parte dello sdtato per cui si trovava costretta a rinunciare al laboratorio di restauro (tra i più innovativi) ed ad avere nei magazzini tantissimi (troppi) reperti…

Ad ogni modo la location era piuttosto bella (al punto che venerdì ne ho approfittato per girovagare e scattare qualche foto), e l’argomento interessante la cultura come possibilità di fare “business”… ok lo so, ora arricciate il naso, ma visto lo stato delle cose (piuttosto brutto), visto l’interesse dell’attuale governo alla cultura (pari a zero) bisogna iniziare a vedere la cultura come fonte di “affari”

Io non intendo dire che bisogna mettersi a vendere e svendere la cultura nostrana (e per cultura intendo i reperti, le opere d’arte e quant’altro) ma iniziare a “sfruttarla” – in maniera equa e eco-compatibile nonché cultural-compatibile – e sfruttare anche le competenze che sono derivate da tutta questa cultura (non ultime tutte le tecniche di restauro sviluppate, o le capacità di gestione museale).

Insomma, per quel che mi riguarda è stato interessante, anche poter parlare in inglese dopo un po’ di fermo (il mio lavoro effettivamente non prevede molto che io usi quanto appreso nel corso dei miei studi: le lingue straniere) … incontrare durante appositi appuntamenti B2B (=Business to Business) – organizzati non so da chi ma credo un po’ a casaccio – persone provenienti da altre zone del mondo, con altre culture mi esalta sempre…

…solo che… da me in ufficio le cose vanno piuttosto maluccio, mi chiedo quindi (magari mi sfugge eh) che beneficio possiamo ricavarne da questi incontri se poi non abbiamo di che investire per poterli sviluppare in una maniera esaustiva… insomma, parlare con un iraniano del progetto de “La via della seta” – cioè del turismo che può essere sviluppato lungo la via che venne percorsa da quel tale Marco Polo – mi entusiasma, ma poi non vederlo svilupparsi o non poter prendere parte attiva al tutto, come avverrà, è una cosa che mi dispiace (non saprei dirlo in altre parole)

Quindi mi viene da pensare di non aver speso il mio tempo nel migliore dei modi

Ad ogni modo è stato divertente “conversare” con un professore cinese, la parte divertente consisteva nel fatto che per tutti i 20 e più minuti di conversazione lui fissasse un punto nel vuoto, la sua faccia priva di espressioni, e abbiamo più che altro conversato con la sua giovane interprete (una studentessa d’arte cinese di stanza a Bologna chiamata per accompagnarlo) la quale, oltre a mostrare molto più interesse, prontamente traduceva quanto dicevamo (o almeno me lo auguro visto che i passaggi erano i seguenti italiano-inglese-inglese-cinese). Mi chiedo ancora a cosa diavolo pensasse…

Altra cosa divertente è stato vedere la scena al buffet, sia a colazione, che a pranzo che a merenda… una vera e propria ressa in cui non solo la gente raddoppiava, ma, come al solito, sembrava non mangiare da due o tre giorni… cosa che il primo giorno può andare, ma già al secondo giorno di convegno è poco plausibile…

L’unico vantaggio in tutto ciò è stato staccare per due giorni dall’ufficio, cosa che ho prontamente scontato oggi con due giorni di scartoffie accumulate sulla scrivania e che smaltirò non so bene quando… sssigh!!!

martedì 19 gennaio 2010

L'Amore dura tre anni

GIRL

(…)Before we go any further!/Do you love me?/Will you love me forever?/Do you need me?/Will you never leave me?/Will you make me so happy for the rest of my life?/Will you take me away and will you make me your wife?/Do you love me!? (…)/Will you love me forever!?(...)

BOY

(…)I couldn't take it any longer/Lord I was crazed/And when the feeling came upon me/Like a tidal wave/I started swearing to my god and on my mother's grave/That I would love you to the end of time/I swore that I would love you to the end of time!
So now I'm praying for the end of time/To hurry up and arrive/'Cause if I gotta spend another minute with you/I don't think that I can really survive (…)

Meatloaf “Paradise by the dashboard light”



Igor mi ha inviato un link ad una pagina di youtube, su questa pagina è stato messo il podcast di una trasmissione che ascoltavo quando non lavoravo, il volo del mattino, il testo letto da Fabio Volo è stato spunto di riflessioni...


Nonostante che “l’età da matrimonio” (Jane Austen docet) sia ormai giunta non ho molte amiche sposate, però le volte che mi è capitato di parlare con qualcuna di queste (prevalentemente compagne di classe dei tempi del liceo) ho avuto una finestra non proprio rassicurante sul matrimonio, per essere sintetica (una volta tanto) niente sesso (o pochissimo e rarissimo), tanto stress (i loro lui li avrebbero presi a padellate) e l’invito a quelle non sposate/accoppiate a non, e sottolineo NON, farlo …


Io dal canto mio fino ad oggi non ho mai pensato realmente a convivenza e matrimonio, del resto la prima proposta di convivenza arrivatami ormai ben 6 anni fa venne formulata così “Davide è stato buttato fuori di casa e vuole venire da me, però a me non va, ti va di venire te?” … il massimo del romanticismo … ma all’epoca ero ancora una “bambina”, studiavo e non avevo degli introiti miei, quindi la mia reazione fu di sbottare a ridere e dire (alzando lo sguardo verso l’alto in maniera da incontrare i suoi occhi): “stai scherzando?” … ok, neanche io sono stata il massimo del romanticismo però che dovevo fare?


Comunque sia, adesso sono grande (beh… non poi così grande), lavoro e ricevo una paghetta mensile (chiamarla stipendio sarebbe quasi un’offesa, chiamerei stipendio la paghetta di Lourdes), ed ho una persona che voglio nella mia vita un po’ più a lungo che quelle 2 ore nei we (quando va male) o nei giorni di vacanza… ok, l’ordine d’importanza non è questo, insomma, Igor arriva di suo al primo posto, ma in più nel corso di questi anni ho sperimentato il vivere da sola all’estero, sono dovuta rientrare nei ranghi ritornando a casa da mammà e papà, ho iniziato a capire cosa volevo dalla mia vita, cosa non propriamente facile …


Mesi fa avrei scritto un post (ce l’avevo in mente ma non avevo il tempo per farlo) sul fatto di come mia madre m’avesse “illusa” dicendo che aveva intenzione di vedere per una casa per me e mia sorella (l’ho scritto tra virgolette perché aveva sì detto quest’intenzione ma si era poi dovuta rendere conto che la disponibilità economica non c’era, da parte mia c’era sì stata delusione al capire che non era fattibile, anche perché se c’è una cosa che mi piace fare è arredare figuriamoci poi arredare una casa mia) … non s’è fatto, ma in bocca il desiderio d’andarmene è rimasto


Per anni ho detto che di casa non me ne sarei andata quando mi sarei fidanzata/sposata, ma perché in grado di camminare  da sola con le mie gambe, sia per raggiunta maturità sia per possibilità economiche … la maturità credo sia arrivata, anche se qualcuno mi ha detto il contrario una volta, la possibilità economica per il momento è piuttosto traballante, nel frattempo la presenza di Igor s’è fatta costante, importante e preziosa … quindi potrei pure parafrasare la parodia di Guzzanti/Tremonti che  citava una pubblicità di diamanti dell’epoca …


Però poi sento i racconti di cui sopra ed un pochino m’agito … e se poi tutto finisce? Se la routine finisce con lo schiacciare il sentimento? Paranoie a gogò lo ammetto, per fortuna c’è chi poi sa farmi passare la paranoia, e mi fa vedere un po’ quello che c’è dietro: “molte persone non riescono a distinguere tra essere "amanti" ed "essere compagni" cioè passata la fase dell'innamoramento perdono motivazione”, manca quindi la consapevolezza di quello che si vuole e soprattutto di quello che si sta per fare … indi per cui (è una vita che voglio usarlo) m’auguro di aver raggiunto la giusta maturità …


Vi lascio col testo che ha fatto partire la riflessione


La nostra generazione è troppo superficiale per il matrimonio. Ci si sposa come si va al McDonald's. Poi, si fa zapping. Come vorreste che si restasse tutta la vita con la stessa persona nella società dello zapping generalizzato? In tempi in cui le star, gli uomini politici, le arti, i sessi, le religioni sono più intercambiabili che mai, perché il sentimento amoroso dovrebbe fare eccezione alla schizofrenia generale?


E poi prima di tutto da dove ci viene questa strana ossessione di ingegnarci ad ogni costo per essere felici con una sola persona?


Su 558 tipi di società umane solo il 24% è monogama, la maggior parte della specie animale è poligama.


Il matrimonio è caviale a ogni pasto: un'indigestione di ciò che adorate, fino alla nausea. "Su, prendetene ancora un po'... Come? Non ne potete più? Ma se lo trovavate delizioso poco fa, che vi succede, si può sapere?". La potenza dell'amore, il suo incredibile potere, doveva terrorizzare la società occidentale a tal punto da farle creare questo sistema mirato a disgustarvi di ciò che amate.


Un ricercatore americano ha recentemente dimostrato che l’infedeltà è biologica. L’infedeltà secondo questo celebre scienziato è una strategia genetica atta a favorire la sopravvivenza della specie.


Immaginatevi la scena. “Amore, non ti ho tradito per un mio piacere personale, l’ho fatto per la sopravvivenza della specie. Tu puoi anche fregartene ma qualcuno deve pur farsi carico di questa sopravvivenza della specie, se credi che io mi diverta..”


Non sono mai soddisfatto, quando una ragazza mi piace voglio innamorarmene, quando ne sono innamorato voglio baciarla, quando l’ho baciata voglio andarci a letto e quando ci sono andato a letto voglio vivere con lei in un appartamento ammobiliato, quando vivo con lei in un appartamento ammobiliato voglio sposarla, quando l’ho sposata incontro un’altra ragazza che mi piace.


L’uomo è un animale insoddisfatto, esitante tra diverse frustrazioni, se le donne volessero giocare d’astuzia li negherebbero per farsi correre dietro tutta la vita. L’unica domanda in amore è: A partire da quando si comincia a mentire? Siete sempre così felici di rientrare a casa e trovare la stessa persona che vi aspetta? Quando dite ti amo lo pensate sempre? Ci sarà per forza è fatale un momento in cui per voi sarà uno sforzo, in cui i vostri ti amo non avranno più lo stesso sapore. Per me lo scatto è stata la rasatura, mi rasavo tutte le sere per non pungere Annie baciandola di notte e poi una sera lei dormiva già, ero uscito senza di lei fino all’alba, tipico genere di comportamento ignobile che ci si permette con la scusa del matrimonio, non mi sono rasato, pensavo che non fosse grave perché lei non se ne sarebbe accorta, invece significava semplicemente che non l’amavo più.


Frédéric Beigbeder


 


mercoledì 14 ottobre 2009

Karl vs le curve

The anorexic chicks, the model 6
They dont hold no weight with me
Well 8 or 9, well thats just fine
But I like to hold something I can see


Karl Lagerfeld attacca una rivista "Brigitte", credo tedesca, perchè ha scelto di mettere donne "normali" e non modelle sulle proprie pagine... quindi Karl (e modelle) vs donne "comuni" = madri, professioniste etc.... Godzilla contro Gamera era meglio... qui si rasenta lo squallido...

con taaaaanta taaaaanta simpatia il tipo parte all'attacco dicendo che nessuno "vuole vedere donne rotonde", (prego?? O.o Tza-Tza Gabor si starà rivoltando nella tomba - è morta vero? non è che sto facendo una gaffe tipo quella tipa con la sesta di reggiseno e la retro di cervello?? - lei che diceva "tenetevi le curve: magari sono pericolose ma nessuno le eviterà mai"...a meno di 24h devo fare un'errata corrige la frase è di Mae West)  spara a zero sulle mamme "grasse che si siedono davanti alla tv con i loro pacchetti di patatine"... che uomo di gran classe...che stile... no, non sto parlando dei suoi abiti...

ed io leggo, penso, mi rode... mi rode perchè, anche se so pensare col mio cervello, even if (a scuola mi hanno insegnato che le ripetizioni sono un errore...e se lo scrivo in un'altra lingua?) sono un essere sensiente (parrebbe), anche a me hanno fatto il lavaggio del cervello... io che quando salgo sulla bilancia spero di non vedere variazioni (in salita, sono onesta, più che in discesa), io che dentro di me gongolo quando mi dicono che sono dimagrita (e mica è detto che sia positivo), io che ho rasentato i due opposti del "problema cibo" ed ogni tanto mi ci muovo attorno... il cibo rimarrà sempre la mia maniera per manifestare malessere? ne troverò altri? no, già questo è troppo...

non lo so... fatto sta che su quel treno, mentre congelo, mentre m'innervosisco per il ritardo che si accumula, m'innervosisco con un tizio che, a guardare la foto, ormai è "congelato"  da botulino,  il cui cervello ha accumulato un ritardo tale che ormai i neuroni hanno lasciato la banchina, che probabilmente le donne non le ha mai amate particolarmente (non sono sicura, dovrei vedere qualcuno dei suoi capi per poterlo affermare con certezza), che inneggia al mondo da sogno ("Il mondo della moda è fatto di sogni ed illusioni")  dove le donne sono appendiabiti, appendiabiti che mostrano i suoi vestiti, non li indossano... perchè del resto siamo noi che portiamo i vestiti e non loro ad essere indossati da noi...

quel "mondo", come tanti altri "mondi", impongono ad ogni essere femminile su due gambe (=donna, avete presente?) di ogni età di avere un determinato fisico, essere in una determinata maniera., a saper fare ogni cosa, ad annullarsi ed al tempo stesso a muoversi a spallate... essere semplicemente PERFETTE...e per essere tali dobbiamo, soprattutto, essere "magre", fino ad affamarci... dobbiamo rientrare nei canoni, canoni stabiliti da altri...una bella pressione...

l'ultima volta che sono stata in Svezia, non ricordo se ne ho già parlato, parlavo con una parente di mio padre, la quale mi spiegava che, anche nella civilissima (dal punto nostro di vista) Svezia, le donne sono sottoposte ad una pressione sociale tale da "sfogare" questa pressione bevendo...
bevono da sole, bevono tanto, bevono per stordirsi... e così non sentirsi più inadeguate in una società che molto chiede da loro... dico loro, ma dovrei dire noi... come ci giriamo alla fine è una battaglia per l'affermazione, una battaglia per il rispetto, una battaglia...

una battaglia che per ora non ci vede vincitrici, a volte pare tanto se strappiamo un dignitoso pareggio, andando a stravolgere quello che siamo, paradossalmente il più delle volte il nostro peggior nemico siamo noi...

noi donne, tra donne, in determinati ambiti possiamo divenire spietate, mi vengono i brividi se penso alle affermazioni della responsabile dell'amministrazione in ufficio da me quando ci fu l'annuncio che una collega era incinta: "ma perchè non le annegano??". siamo ormai così abituate a fare e dare battaglia che alla fine ci facciamo battaglia tra di noi, ed è una guerra tra poveri, che non ci porterà a nulla... se non a rimanere dove siamo ora...

ma torno al signor stilista dell'inizio (io divago, perdonatemi, ma ho avuto ottimi maestri in materia), mi vien da dire "No Karlo, no Karlo io non ci kasko..." (ok, battuta fiacca), mia madre - giusto per fare un esempio a me vicino - non stava davanti alla tv col suo bel pacchetto di patatine invidiando a morte quelle poverette che "portano in giro i tuoi vestiti d'haute couture", nessuna delle mie zie lo ha fatto, nessuna di loro ne aveva il tempo... troppo impegnate a gestire figli, marito, casa e lavoro (non necessariamente in quest'ordine) per avere il tempo per farlo...

vabbuon...al solito ho messo un po' troppa confusione in questi miei pensieri, passo quindi a farvi leggere un post che ho trovato in rete che affronta meglio ed in maniera più chiara parte di quello che ho piazzato sul fuoco dei miei pensieri:



Donne alla ricerca della felicità - come decrescere, senza far danni, ed essere più felici




di Annalisa Melis
____________________________________________________________________________

Carriera o famiglia? Aggressività o dolcezza? La controversa società di oggi obbliga le donne ad una dolorosa scelta che, il più delle volte, comporta il sacrificio della femminilità sull’altare delle logiche del mercato. Quest’ultimo, nuovo potente padrone, ha reso la donna moderna “libera ed emancipata” ancora una volta schiava, stavolta del sistema. Spezzare le catene, tuttavia, è ancora possibile. La decrescita felice ci spiega come riuscirci…
____________________________________________________________________________




"Tante volte penso che se fossi nata uomo certi conflitti interni che mi rendono frustrata e ansiosa non li avrei"


Sarebbe stato meglio nascere maschio o femmina? Uguale, spesso mi rispondo.Oggi, nell’Occidente industrializzato, le disparità tra uomo e donna non sono poi così tante ed io, comunque, ho la fortuna di godere di una serie di diritti che purtroppo le mie ave non avevano e le donne di altri Paesi nel mondo non hanno tuttora.

Soprattutto abitando in una grande città, anche se fossi un uomo vivrei il malessere di sentirmi la rotella di un grande ingranaggio: la società iper-produttiva e iper-consumistica che vuole consumatori al posto di persone e che cerca di stritolare al suo passaggio tutto ciò che incontra, compresi il senso critico ed il buonsenso dei cittadini.

Poi mi fermo a considerare le vite di mia nonna o di mia madre paragonate alla mia: se loro invidiano la mia (pseudo) libertà, io invidio loro per i rapporti sociali e familiari che avevano.

Tante volte penso che se fossi nata uomo certi conflitti interni che mi rendono frustrata e ansiosa non li avrei.

Cedere a quella parte di me che vuole tranquillità, benessere ed essere mite senza dominare, o a quella che necessita di esprimere la propria personalità ed avere un posto nel mondo (e che per farlo ha bisogno di imporsi con forza)?

Tentare di fare carriera nel lavoro con lo slancio aggressivo che ciò comporta o relegare la vita professionale in secondo piano per dare spazio a famiglia e casa?

Non mi va di fare una scelta simile, ma pare che non ci siano vie di mezzo: non è possibile lavorare poco ed essere realizzati e ben pagati, né lavorare tanto ed avere comunque tempo libero per il resto. Inoltre, nei più svariati campi dell’esistenza spesso o ti imponi o vieni sottomesso.

In un mondo che vede il successo solo come raggiungimento di un’alta posizione sociale e lavorativa attraverso la competizione e l’egoismo (caratteristiche maschili!è testosterone!), come coniugare la spinta all’indipendenza e all’autorealizzazione propri di ogni persona intelligente e libera, con quella tendenza alla dolcezza, alla maternità, ai rapporti basati su dialogo e collaborazione che mi porto dentro come eredità del secolare ruolo femminile nella società?




Come coniugare il desiderio di indipendenza con l'istinto materno e la femminilità?


L’istinto, quasi biologico, di avere una famiglia e di occuparsi delle persone care mal si addice all’icona della donna di successo e si sposa malissimo anche con la figura di una modesta, e un po' “sfigata”, lavoratrice urbana…Cosa fa, infatti, una donna “cittadina” oggi? Esacerba il suo lato maschile.

Gareggia, compete, entra in guerra con la schiera di concorrenti che aspettano un lavoro e, una volta ottenuto, si fa in quattro per tenerselo, magari accettando di fare straordinari massacranti, sopportando umiliazioni o schiacciando cinicamente gli avversari nella scalata sociale.

La donna cittadina non ha tempo per sé, vive in mezzo al cemento ed è costretta ad acquistare qualsiasi bene e a demandare ad altri qualsiasi servizio sociale (compresa la cura dei bimbi di pochi mesi!) perché non sa più come e quando farlo (ma più lavora o ha successo e più ha soldi per delegare, che bello!).

Ogni lei, nella nevrosi della disumanizzazione degli abitanti di una grande città, ha paura del prossimo e non si fida di nessuno… Cosa c'è di femminile in tutto questo?

Ah no, scusate, dimenticavo il venerdì ed il sabato sera.

Le ragazze, il fine settimana, possono uscire con i propri amici (se sono riuscite in questo caos a mantenerne qualcuno) per “liberarsi dallo stress” fumando, bevendo, spendendo soldi in locali alla moda e vestendosi in modo provocante per dimostrare così la propria femminilità!

E consumare, consumare... anche il sesso.

Un’adulta, invece, nel tempo libero può accompagnare i figli ai vari corsi di piscina, danza, inglese, karate, calcio, pallavolo oppure fare shopping, andare dalla parrucchiera, dall’estetista… tutta qui la femminilità.

Ancora una volta consumare, consumare, consumare.

Per un’anziana, poi, non c'è proprio verso. In pensione, prende una miseria; ha tempo, ma non serve più a questa società e se non ha dei parenti particolarmente caritatevoli, ciò che l'aspetta è la solitudine e spesso la povertà.



Cosa fa una donna “cittadina” oggi? Esacerba il suo lato maschile


Mentre io vivo questa situazione come fonte di enormi conflitti interiori, qualcun’altra invece è felice della propria vita. Tuttavia, il risultato di una società dove la donna ha guadagnato tanti diritti ma ha perso la possibilità (e a volte anche la volontà) di esprimere il proprio essere femminile, è un mondo solo maschile, duro, incompleto e che, anche per questo motivo, non può produrre individui sani. Basta accendere la televisione per rendersi conto della deriva culturale e sociale dell’ "Occidente": dalla degenerazione degli adolescenti, alla donna-oggetto proposta, fino alla gestione pazza e criminale della Terra e dei suoi abitanti da parte dell’elite maschile al potere.

Quando ho letto il libro di Maurizio Pallante, La decrescita felice, ho potuto con commozione trovare i miei stessi dubbi e pensieri nel capitolo in cui parla di donne e famiglie urbane.

Cosa c'entra la decrescita? C’entra parecchio! “Decrescere” vuol dire rallentare, consumare di meno, vivere di più, dedicarsi a ciò che si ama, ritrovare la convivialità nei rapporti con gli altri.

Non possiamo più permetterci di continuare nella corsa sfrenata ad una crescita che non abbiamo idea di dove voglia arrivare. Le risorse non sono illimitate: dobbiamo capirlo e farne un uso più sobrio. Il bello, però, è che così facendo recupereremmo di nuovo degli spazi per noi! Spazi per fare e per pensare.

Tutto ciò non vuol dire riproporre schemi del passato, ma recuperare ciò che di buono abbiamo voluto abbandonare in nome di una innovazione totale.

Tra le vittime del progresso vi è, ad esempio, la famiglia allargata.

Questa è morta con le industrie ed il capitalismo che, avendo bisogno di sempre più braccia a buon mercato per produrre, hanno sfruttato la voglia delle donne di uscire dal controllo di un padre o marito “padrone” per dar loro un posto nel grande mondo del lavoro.

Eccole così risucchiate nel girone infernale dei lunghi orari lavorativi, catapultate in città brulicanti di sconosciuti e strappate via al lavoro nei campi e alla loro vita domestica fatta in una grande casa condivisa con la famiglia allargata.




Tra le vittime della società della crescita sfrenata vi è la famiglia allargata


Eppure questo modello familiare aveva una sua funzionalità ed economia. Gli anziani si occupavano di varie cose tra cui la cura dei bambini mentre i genitori adulti erano occupati in altre attività. In passato quelli che oggi vengono chiamati “vecchi” erano considerati, data la lunga esperienza di vita, saggi consiglieri e la preziosa memoria della famiglia. Adesso li rinchiudiamo in ospizi o li abbandoniamo alla povertà solitaria.

I bambini, dopo la scuola, vivevano nel loro nucleo familiare e non venivano parcheggiati per la gran parte della giornata in asili o affidati a baby-sitter.

Perché adesso dobbiamo lavorare, lavorare e ancora lavorare per pagare l'ospizio, l'infermiere, l'asilo, la baby-sitter? Che senso ha?

Prima ci si prendeva cura uno dell'altro, a turno, in un ciclo del tutto naturale.

C'e' chi giustamente controbatte che una famiglia allargata comportava una gestione patriarcale dell'esistenza, con tutte le restrizioni che ne derivano soprattutto alle donne. Queste, oggi, possono avere una cultura e un loro stipendio per non dover più dipendere dagli uomini della famiglia: ciò è senza dubbio un traguardo importantissimo.

Sì, è vero, Non c'è più il padre-padrone, ma pensateci bene. C'è la dipendenza totale da un padrone diverso: il mercato. È questo a decidere quanto vali, quanto puoi guadagnare, comprare e lavorare per pagare cose che prima facevi da sola o tramite la tua famiglia allargata o ancora attraverso la cerchia femminile di solidarietà e mutuo aiuto che esisteva.

Ma davvero questa è libertà? Non avere nessuno che ti aiuta o ti consiglia nelle faccende domestiche e nell'allevamento dei figli? Essere costretta ad abbandonare i bambini in un asilo nido a pagamento con sconosciuti quando hanno appena sei mesi? Rubare solo minuscoli ritagli di tempo per dedicarli a ciò che realmente ami? Dover fare un lavoro spiacevole e competitivo per campare? Davvero la gestione allargata di una casa, di un giardino, della famiglia, era così male?

La chiusura degli individui in singole casette isolate da tutto il resto non può essere considerato un miglioramento rispetto al passato.

Si può provare a pensare a modi alternativi e meno soffocanti di vivere con gli altri per aiutarsi; se tutti lavoriamo un po' di meno possiamo avere tempo per autoprodurre molte cose che ci servono e farle con gioia insieme e per i nostri simili!

Non avremmo più bisogno di vendere tutto il nostro tempo ad aziende e multinazionali e quindi basterebbero meno soldi.




La vera libertà le donne l'avranno solo quando riusciranno ad esprimere la propria femminilità senza per questo dover assomigliare agli uomini


Il tessuto sociale, tanto prezioso da sempre per tutti e soprattutto per le donne e i bambini, e' stato completamente smantellato ed in cambio abbiamo avuto un contentino di finta indipendenza (dipendiamo dal mercato!) e di beni materiali per la maggior parte inutili e inquinanti.E c’è un’altra cosa terribile che è stata fatta alle donne: convincerle che per avere posto nella società debbano dimostrare di essere brave quanto gli uomini e così diventare simili a loro, senza dare nessun riconoscimento alle loro specificità intrinseche. L’alternativa è quella di rinunciare all’ autorealizzazione o all’ indipendenza.

La vera libertà le donne l'avranno solo quando riusciranno ad esprimere la propria femminilità senza per questo dover assomigliare agli uomini; quando avranno modo di dedicarsi ai loro figli, alle persone care, ai loro interessi e attività senza per questo dipendere ed essere ricattate da nessuno; quando potranno esprimere se stesse nella loro vera natura, sostenute da una comunità solidale di donne e uomini che comprende l'importanza del compito sublime che madre natura ha dato loro e delle bellissime qualità connesse con l’essere donna.

Sono convinta che sia l’unione di individui diversi a fare la forza, e non l’omologazione di essi.

Allora perché non iniziamo noi, singoli individui sperduti, a costruirci il nostro tessuto sociale, la nostra famiglia allargata (riveduta e corretta!)? Con parenti, amici, vicini di casa? Spezziamo questa solitudine e proviamo a fare qualcosa per gli altri e ad accettare ciò che ci daranno in dono.

Costituiamo dei Gas, mettiamo a disposizione il nostro tempo libero per prenderci cura di nonni, bambini, orti, cibo, fonti energetiche e qualsiasi altra cosa sappiamo ancora fare o impareremo a fare!

Avremmo tutti meno bisogno di acquistare molte cose e potremmo lavorare sempre di meno ed ecco così che ritroveremmo il tempo per vivere che ci e' stato sottratto… e forse anche una nuova dignità!