...prende tutto un altro sapore!!!
[youtube http://www.youtube.com/watch?v=iwPKT3IIL_0]
questo è un suggerimento di mio padre... avrei voluto vederli in concerto!!!
Pensieri oziosi di un'oziosa...le parole al vento, i dubbi, le ansie...insomma le "pippe" mentali di una romana un po' svedese
...prende tutto un altro sapore!!!
[youtube http://www.youtube.com/watch?v=iwPKT3IIL_0]
questo è un suggerimento di mio padre... avrei voluto vederli in concerto!!!
leggo con mio "sommo sollievo" che sono riusciti a scoprire qual'è il ponte sullo sfondo della Gioconda, il ponte gobbo in pietra pare che sia il Ponte Gobbo - per l'appunto - o Ponte del Diavolo, che si trova a Bobbio (Piacenza) sopra il fiume Trebbia...chissà come avranno fatto a capirlo, soprattutto visto il tempo che è passato... magari qualcuno ha messo un cartello "Ponte dipinto da Leonardo nella sua celebre opera esposta al Louvre: indovina che opera è? a. l'ultima cena, b. LA MONNA LISA c. il cerchio di Giotto"
scopro inoltre che qualche mese fa hanno annunciato la seguente scoperta: ingrandendo all'inverosimile gli occhi della Monna Lisa si possono intravvedere delle lettere, nel destro LV (Leonardo da Vinci?) e nel sinistro una C ed una E o una B...inoltre pare che sul ponte ci sia il numero 72 (visibile con una lente d'ingrandoimento di grande potenza, aggiungono sull'articolo, mah!!)... sono la prima a decantare il genio del sommo Leonardo, ma come avrebbe potuto dipingere un 72 visto che all'epoca le lenti d'ingrandimento di somma potenza non esistevano? per quanto potesse avere una vista perfetta (beato lui) come faceva a dipingere ciò che non vedeva? col braille? eccovi un nuovo mistero...
più m'imbatto in queste cose e più mi vien da pensare ad un divertentissimo programma della Cortellesi, del periodo in cui la Rai ancora faceva qualcosa di vedibile, che aveva degli sketch che proprio a questo si rifacevano...
ed a questo punto non mi resta che sperare che prima o poi qualcun'altro pensi a cercare nuovi misteri sulla MONNA LISA!!!
questa qui sopra è una lettera scritta da Ludwig Van Beethoven ad una sua amata rimasta anonima, il caro Ludwig Van scrisse molte lettere d'amore ad una destinataria (o destinatarie) sconosciuta... attualmente mi sto cimentando nell'impresa (sono un po' arrugginita) della lettura del libro "Lettere d'Amore di Grandi Uomini e Donne" (regalo - decisamente pilotato - di Igor, la difficoltà non sta solo nel fatto che non divoro più libri come una volta ma anche dal mio inglese che è un po' arrugginito- sssigh!) è interessante leggere il "parlar d'amore" ovviamente non è sempre come lo pensiamo noi oggigiorno, a volte si parla anche di dote, di lenzuola e di vita quotidiana...
nonostante queste "cadute di stile", lo trovo comunque illuminante, è un'arte che si è andata a perdere col tempo, adesso ci sono sms (tanti), mms (a seconda del piano tariffario, io non posso finisco il credito), e mail (per i più chiaccheroni...), ma una bella lettera, quella con carta e penna, anche se la calligrafia lascia a desiderare, quella proprio no!!! ho una collega che ha scritto una lunga lettera al ragazzo per il suo compleanno, ma l'ha fatto al computer anche perchè le piaceva scegliere il tipo di carattere!! peccato così si viene a perdere un qualcosa con un minimo di sentimento...
sarà che sono feticista, ma conservo le lettere che mi scrivevano due amiche ai tempi del liceo, conservo le lettere che mi ha scritto il mio ex (beh, mica si possono buttare, no?), ed adesso, non ricevendo nulla su carta, conservo gli sms, le mail che trovo importanti, e le conversazioni su skype con Igor... qualcosa ai posteri dovrò pur lasciare, no? sono malata? forse, ma non percepisco la cosa in maniera così dannosa...
tutto questo noiosissimo preambolo per dire che? che qualche giorno fa, in treno, l'occhio mi casca su una pubblicità di un marchio di gioielli, il cui nome è in inglese e vuol dire gioia/benedizione, che mi ha fatto una tristezza infinita: in alto la scritta "Quando dire Ti amo non è abbastanza" e sotto tre foto con 3 anelli alla cui sinistra c'era un bel titolone, l'occhio è caduto sul primo:
T A O G D +
allora, io per deformazione di studi (in fin dei conti volente o nolente sono una linguista) mi sono scervellata a cercare di capire che diavolo ci fosse scritto, per quanto io, nonostante la non più giovanissima età (vabbè a 29 quasi 30 anni non sono ancora un rottame), riesca a leggere tutte queste frasi private di vocali ("chissà mai che avranno fatto le povere vocali a questi giovani d'oggi!! - dico togliendomi la dentiera e riassettandomi la crocchia con le artritiche mani) ed a non inveire (troppo) in merito... ovviamente la soluzione era nel titolone all'anello successivo, ma era fin troppo facile...meglio cercare d'arrivarci da soli, no?
da questa pubblicità son partita a riflettere, come l'uso delle parole, dello scrivere sia andato sempre più in disuso nel corteggiamento (ma anche nella vita quotidiana) oggi... quanti scrivono ancora pagine (una o più pagine va) all'amato essere? quanti riescono veramente ad esprimere i propri sentimenti nero su bianco? al di là del: TVB1KB, TATTTTTT, anche io a volte faccio fatica, tantissimo mi è più facile scrivere ad Igor un sms in cui gli dico TJ (=ti amo) che non esporgli lungamente cosa è che provo...
sintetizziamo tutto, o forse solo determinate cose, altre le esponiamo fino all'inverosimile e (degni imitatori dei politici odierni) spesso non diciamo nulla, parole vuote su argomenti vuoti...
chissà, magari sono io ad essere un po' troppo passata, demodé o, come mi disse qualcuno, una ragazza d'altri tempi...
detto tutto questo ammetto che anche io ho utilizzato questo blog per scrivere lettere una d'amore a Igor (anche se sarebbe meglio gliene avessi mandata una vera, cioè la lettera è sentita...ma era meglio se scritta e data a lui e lui solo), un'altra che era destinata a chi non voleva più sapere di me con la speranza che venisse ( e quella che non venisse) letta e che suscitò irritazione e rabbia nel destinatario, ed una, la prima in assoluto e la più sentita (non me ne voglia Igor) a mia zia ... questo non toglie che quanto e quello che proviamo andrebbe espresso ai diretti interessati e quando se ne ha ancora la possibilità
altra cosa che un po' m'ha fatto ridere è l'uso della scritta, si scrive sui muri, sui ponti, su marciapiedi e sulle strade, su qualunque superficie scrivibile... in stile "ho scritto t'amo sulla sabbia" (scritte più o meno deperibili) in giro c'è dal banalisssssssssssssssssssssssssssssssssssssimo "io e te 3msc" (n'aggia a ttia Moccia) al "Ti scrivo perchè mi manca tutto di te" apparso sull'altra palazzina del mio condominio un po' più di un mese fa, ed io le guardo e mi chiedo quanto coraggio e quanta stupidità ci siano volute, e se il messaggio (se c'è un messaggio, in 3msc non mi pare) sia giunto a destinazione... chissà... ed avrà ottenuto l'effetto sperato? non credo...
detto questo, l'uso della scritta sarà un'evoluzione della lettera, o piuttosto un ritorno al graffito della caverna? ed il t.v.u.m.d.b.???
vabbè, io continuerò comunque a preferire la lettera, chiamatemi pure antica, non ho problemi in merito!!
“Scusa se ho mandato tutto a puttane… io ti amerò per sempre!”
John James Preston – aka Mr Big
sul sito di Repubblica li definiscono boy band... il termine mi pare alquanto poco azzeccato...
il mio senso del trash li definirebbe...STUPENDI!!!! fatto sta che sono entrata in fissa con questo gruppo...
ed a questo punto li condivido con voi... o con chi è in grado di apprezzare!!!
[youtube http://www.youtube.com/watch?v=M8PAuvxCZuM&hl=it_IT&fs=1&rel=0&color1=0x006699&color2=0x54abd6&border=1]
enjoy the show...
Rah rah ah-ah-ah!
Ro mah ro-mah-mah
Gaga Ooh-la-la!
come sono i finnici, gli farei vedere questo video...
[youtube http://www.youtube.com/watch?v=NgrGRcjyzVw&hl=it_IT&fs=1&color1=0x006699&color2=0x54abd6&border=1]
ma poi dopo non mi venite a dire che sono cattiva!!
visto che c'è chi approfitta del mio blog per farsi pubblicità non vedo perchè non pubblicizzare anche io qualcosa...
il video che vedete qui "abbasc' " è stato realizzato da mio cugino e dalla ragazza (sì, sì avete capito bene il tizio barbuto e dalla lunga chioma è uno dei miei tanti cugini) per un concorso: Ultimate Job in Ireland
[youtube http://www.youtube.com/watch?v=BIvvmEByrIY&hl=it_IT&fs=1&rel=0&color1=0x402061&color2=0x9461ca&border=1]
quello che dovete fare è andare su QUESTO LINK e cliccare su CLICK HERE TO VOTE anche più volte (non nell'arco della stessa ora che non ve lo fa fare)
vi sto dicendo di votare non tanto (e non solo) perchè il barbuto è imparentato con me, ma perchè hanno fatto un bel video...
quindi votate
astenersi perditempo plz!
Steve Jobs è il papà del Mac, dell'i-pod, dell'i-phone, e di tante altre belle applicazioni. Osannato da alcuni (Apple maniaci), odiato da altri (Microsoft maniaci), da quello che so è riconosciuto per essere una persona che, oltre a sapere il fatto suo, si è "fatta da sola" (se mi si può permettere l'uso di questa frase logora), e che in quello che ha fatto ci ha messo l'anima...
io al momento sono miglia e miglia lontano dsall'essere Steve Jobs, o dal fare quello che ha fatto, ultimamente il lavoro mi tiene in tensione, non mi soddisfa, mi lascia con l'amaro in bocca... in altre parole mi fa star male...
Igor oggi mi ha inviato un link "motivazionale", era il link ad un video di youtube, nel video in questione Steve Jobs - e da qui l'incipit - parla agli studenti di Stanford, era il 2005, ed io adesso voglio condividere con voi video e testo, spero che, oltre ad aiutare me, possa essere d'aiuto ad altri:
[youtube http://www.youtube.com/watch?v=D1R-jKKp3NA&hl=it_IT&fs=1&color1=0x006699&color2=0x54abd6&border=1]
I am honored to be with you today at your commencement from one of the finest universities in the world. I never graduated from college. Truth be told, this is the closest I've ever gotten to a college graduation. Today I want to tell you three stories from my life. That's it. No big deal. Just three stories.
The first story is about connecting the dots.
I dropped out of Reed College after the first 6 months, but then stayed around as a drop-in for another 18 months or so before I really quit. So why did I drop out?
It started before I was born. My biological mother was a young, unwed college graduate student, and she decided to put me up for adoption. She felt very strongly that I should be adopted by college graduates, so everything was all set for me to be adopted at birth by a lawyer and his wife. Except that when I popped out they decided at the last minute that they really wanted a girl. So my parents, who were on a waiting list, got a call in the middle of the night asking: "We have an unexpected baby boy; do you want him?" They said: "Of course." My biological mother later found out that my mother had never graduated from college and that my father had never graduated from high school. She refused to sign the final adoption papers. She only relented a few months later when my parents promised that I would someday go to college.
And 17 years later I did go to college. But I naively chose a college that was almost as expensive as Stanford, and all of my working-class parents' savings were being spent on my college tuition. After six months, I couldn't see the value in it. I had no idea what I wanted to do with my life and no idea how college was going to help me figure it out. And here I was spending all of the money my parents had saved their entire life. So I decided to drop out and trust that it would all work out OK. It was pretty scary at the time, but looking back it was one of the best decisions I ever made. The minute I dropped out I could stop taking the required classes that didn't interest me, and begin dropping in on the ones that looked interesting.
It wasn't all romantic. I didn't have a dorm room, so I slept on the floor in friends' rooms, I returned coke bottles for the 5¢ deposits to buy food with, and I would walk the 7 miles across town every Sunday night to get one good meal a week at the Hare Krishna temple. I loved it. And much of what I stumbled into by following my curiosity and intuition turned out to be priceless later on. Let me give you one example:
Reed College at that time offered perhaps the best calligraphy instruction in the country. Throughout the campus every poster, every label on every drawer, was beautifully hand calligraphed. Because I had dropped out and didn't have to take the normal classes, I decided to take a calligraphy class to learn how to do this. I learned about serif and san serif typefaces, about varying the amount of space between different letter combinations, about what makes great typography great. It was beautiful, historical, artistically subtle in a way that science can't capture, and I found it fascinating.
None of this had even a hope of any practical application in my life. But ten years later, when we were designing the first Macintosh computer, it all came back to me. And we designed it all into the Mac. It was the first computer with beautiful typography. If I had never dropped in on that single course in college, the Mac would have never had multiple typefaces or proportionally spaced fonts. And since Windows just copied the Mac, its likely that no personal computer would have them. If I had never dropped out, I would have never dropped in on this calligraphy class, and personal computers might not have the wonderful typography that they do. Of course it was impossible to connect the dots looking forward when I was in college. But it was very, very clear looking backwards ten years later.
Again, you can't connect the dots looking forward; you can only connect them looking backwards. So you have to trust that the dots will somehow connect in your future. You have to trust in something — your gut, destiny, life, karma, whatever. This approach has never let me down, and it has made all the difference in my life.
My second story is about love and loss.
I was lucky — I found what I loved to do early in life. Woz and I started Apple in my parents garage when I was 20. We worked hard, and in 10 years Apple had grown from just the two of us in a garage into a $2 billion company with over 4000 employees. We had just released our finest creation — the Macintosh — a year earlier, and I had just turned 30. And then I got fired. How can you get fired from a company you started? Well, as Apple grew we hired someone who I thought was very talented to run the company with me, and for the first year or so things went well. But then our visions of the future began to diverge and eventually we had a falling out. When we did, our Board of Directors sided with him. So at 30 I was out. And very publicly out. What had been the focus of my entire adult life was gone, and it was devastating.
I really didn't know what to do for a few months. I felt that I had let the previous generation of entrepreneurs down - that I had dropped the baton as it was being passed to me. I met with David Packard and Bob Noyce and tried to apologize for screwing up so badly. I was a very public failure, and I even thought about running away from the valley. But something slowly began to dawn on me — I still loved what I did. The turn of events at Apple had not changed that one bit. I had been rejected, but I was still in love. And so I decided to start over.
I didn't see it then, but it turned out that getting fired from Apple was the best thing that could have ever happened to me. The heaviness of being successful was replaced by the lightness of being a beginner again, less sure about everything. It freed me to enter one of the most creative periods of my life.
During the next five years, I started a company named NeXT, another company named Pixar, and fell in love with an amazing woman who would become my wife. Pixar went on to create the worlds first computer animated feature film, Toy Story, and is now the most successful animation studio in the world. In a remarkable turn of events, Apple bought NeXT, I returned to Apple, and the technology we developed at NeXT is at the heart of Apple's current renaissance. And Laurene and I have a wonderful family together.
I'm pretty sure none of this would have happened if I hadn't been fired from Apple. It was awful tasting medicine, but I guess the patient needed it. Sometimes life hits you in the head with a brick. Don't lose faith. I'm convinced that the only thing that kept me going was that I loved what I did. You've got to find what you love. And that is as true for your work as it is for your lovers. Your work is going to fill a large part of your life, and the only way to be truly satisfied is to do what you believe is great work. And the only way to do great work is to love what you do. If you haven't found it yet, keep looking. Don't settle. As with all matters of the heart, you'll know when you find it. And, like any great relationship, it just gets better and better as the years roll on. So keep looking until you find it. Don't settle.
My third story is about death.
When I was 17, I read a quote that went something like: "If you live each day as if it was your last, someday you'll most certainly be right." It made an impression on me, and since then, for the past 33 years, I have looked in the mirror every morning and asked myself: "If today were the last day of my life, would I want to do what I am about to do today?" And whenever the answer has been "No" for too many days in a row, I know I need to change something.
Remembering that I'll be dead soon is the most important tool I've ever encountered to help me make the big choices in life. Because almost everything — all external expectations, all pride, all fear of embarrassment or failure - these things just fall away in the face of death, leaving only what is truly important. Remembering that you are going to die is the best way I know to avoid the trap of thinking you have something to lose. You are already naked. There is no reason not to follow your heart.
About a year ago I was diagnosed with cancer. I had a scan at 7:30 in the morning, and it clearly showed a tumor on my pancreas. I didn't even know what a pancreas was. The doctors told me this was almost certainly a type of cancer that is incurable, and that I should expect to live no longer than three to six months. My doctor advised me to go home and get my affairs in order, which is doctor's code for prepare to die. It means to try to tell your kids everything you thought you'd have the next 10 years to tell them in just a few months. It means to make sure everything is buttoned up so that it will be as easy as possible for your family. It means to say your goodbyes.
I lived with that diagnosis all day. Later that evening I had a biopsy, where they stuck an endoscope down my throat, through my stomach and into my intestines, put a needle into my pancreas and got a few cells from the tumor. I was sedated, but my wife, who was there, told me that when they viewed the cells under a microscope the doctors started crying because it turned out to be a very rare form of pancreatic cancer that is curable with surgery. I had the surgery and I'm fine now.
This was the closest I've been to facing death, and I hope its the closest I get for a few more decades. Having lived through it, I can now say this to you with a bit more certainty than when death was a useful but purely intellectual concept:
No one wants to die. Even people who want to go to heaven don't want to die to get there. And yet death is the destination we all share. No one has ever escaped it. And that is as it should be, because Death is very likely the single best invention of Life. It is Life's change agent. It clears out the old to make way for the new. Right now the new is you, but someday not too long from now, you will gradually become the old and be cleared away. Sorry to be so dramatic, but it is quite true.
Your time is limited, so don't waste it living someone else's life. Don't be trapped by dogma — which is living with the results of other people's thinking. Don't let the noise of others' opinions drown out your own inner voice. And most important, have the courage to follow your heart and intuition. They somehow already know what you truly want to become. Everything else is secondary.
When I was young, there was an amazing publication called The Whole Earth Catalog, which was one of the bibles of my generation. It was created by a fellow named Stewart Brand not far from here in Menlo Park, and he brought it to life with his poetic touch. This was in the late 1960's, before personal computers and desktop publishing, so it was all made with typewriters, scissors, and polaroid cameras. It was sort of like Google in paperback form, 35 years before Google came along: it was idealistic, and overflowing with neat tools and great notions.
Stewart and his team put out several issues of The Whole Earth Catalog, and then when it had run its course, they put out a final issue. It was the mid-1970s, and I was your age. On the back cover of their final issue was a photograph of an early morning country road, the kind you might find yourself hitchhiking on if you were so adventurous. Beneath it were the words: "Stay Hungry. Stay Foolish." It was their farewell message as they signed off. Stay Hungry. Stay Foolish. And I have always wished that for myself. And now, as you graduate to begin anew, I wish that for you.
Stay Hungry. Stay Foolish.
Thank you all very much.
Sono onorato di essere qui con voi oggi alle vostre lauree in una delle migliori università del mondo. Io non mi sono mai laureato. Anzi, per dire la verità, questa è la cosa più vicina a una laurea che mi sia mai capitata. Oggi voglio raccontarvi tre storie della mia vita. Tutto qui, niente di eccezionale: solo tre storie.
La prima storia è sull'unire i puntini.
Ho lasciato il Reed College dopo il primo semestre, ma poi ho continuato a frequentare in maniera ufficiosa per altri 18 mesi circa prima di lasciare veramente. Allora, perché ho mollato?
E' cominciato tutto prima che nascessi. Mia madre biologica era una giovane studentessa di college non sposata, e decise di lasciarmi in adozione. Riteneva con determinazione che avrei dovuto essere adottato da laureati, e fece in modo che tutto fosse organizzato per farmi adottare fin dalla nascita da un avvocato e sua moglie. Però quando arrivai io loro decisero all'ultimo minuto che avrebbero voluto adottare una bambina. Così quelli che poi sono diventati i miei genitori adottivi e che erano in lista d'attesa, ricevettero una chiamata nel bel mezzo della notte che gli diceva: "C'è un bambino, un maschietto, non previsto. Lo volete voi?" Loro risposero: "Certamente". Più tardi mia madre biologica scoprì che mia madre non si era mai laureata al college e che mio padre non aveva neanche finito il liceo. Rifiutò di firmare le ultime carte per l'adozione. Poi accetto di farlo, mesi dopo, solo quando i miei genitori adottivi promisero formalmente che un giorno io sarei andato al college.
Diciassette anni dopo andai al college. Ma ingenuamente ne scelsi uno altrettanto costoso di Stanford, e tutti i risparmi dei miei genitori finirono per pagarmi l'ammissione e i corsi. Dopo sei mesi, non riuscivo a vederci nessuna vera opportunità. Non avevo idea di quello che avrei voluto fare della mia vita e non vedevo come il college potesse aiutarmi a capirlo. Eppure ero là, che spendevo tutti quei soldi che i miei genitori avevano messo da parte lavorando per tutta la loro vita. Così decisi di mollare e avere fiducia che tutto sarebbe andato bene lo stesso. Era molto difficile all'epoca, ma guardandomi indietro ritengo che sia stata una delle migliori decisioni che abbia mai preso. Nell'attimo che mollai il college, potei anche smettere di seguire i corsi che non mi interessavano e cominciai invece a capitare nelle classi che trovavo più interessanti.
Non è stato tutto rose e fiori, però. Non avevo più una camera nel dormitorio, ed ero costretto a dormire sul pavimento delle camere dei miei amici. Guadagnavo soldi riportando al venditore le bottiglie di Coca cola vuote per avere i cinque centesimi di deposito e poter comprare da mangiare. Una volta la settimana, alla domenica sera, camminavo per sette miglia attraverso la città per avere finalmente un buon pasto al tempio Hare Krishna: l'unico della settimana. Ma tutto quel che ho trovato seguendo la mia curiosità e la mia intuizione è risultato essere senza prezzo, dopo. Vi faccio subito un esempio.
Il Reed College all'epoca offriva probabilmente la miglior formazione del Paese relativamente alla calligrafia. Attraverso tutto il campus ogni poster, ogni etichetta, ogni cartello era scritto a mano con calligrafie meravigliose. Dato che avevo mollato i corsi ufficiali, decisi che avrei seguito la classe di calligrafia per imparare a scrivere così. Fu lì che imparai dei caratteri serif e san serif, della differenza tra gli spazi che dividono le differenti combinazioni di lettere, di che cosa rende grande una stampa tipografica del testo. Fu meraviglioso, in un modo che la scienza non è in grado di offrire, perché era artistico, bello, storico e io ne fui assolutamente affascinato.
Nessuna di queste cose però aveva alcuna speranza di trovare una applicazione pratica nella mia vita. Ma poi, dieci anni dopo, quando ci trovammo a progettare il primo Macintosh, mi tornò tutto utile. E lo utilizzammo tutto per il Mac. E' stato il primo computer dotato di una meravigliosa capacità tipografica. Se non avessi mai lasciato il college e non avessi poi partecipato a quel singolo corso, il Mac non avrebbe probabilmente mai avuto la possibilità di gestire caratteri differenti o font spaziati in maniera proporzionale. E dato che Windows ha copiato il Mac, è probabile che non ci sarebbe stato nessun personal computer con quelle capacità. Se non avessi mollato il college, non sarei mai riuscito a frequentare quel corso di calligrafia e i persona computer potrebbero non avere quelle stupende capacità di tipografia che invece hanno. Certamente all'epoca in cui ero al college era impossibile unire i puntini guardando il futuro. Ma è diventato molto, molto chiaro dieci anni dopo, quando ho potuto guardare all'indietro.
Di nuovo, non è possibile unire i puntini guardando avanti; potete solo unirli guardandovi all'indietro. Così, dovete aver fiducia che in qualche modo, nel futuro, i puntini si potranno unire. Dovete credere in qualcosa - il vostro ombelico, il destino, la vita, il karma, qualsiasi cosa. Questo tipo di approccio non mi ha mai lasciato a piedi e invece ha sempre fatto la differenza nella mia vita.
La mia seconda storia è a proposito dell'amore e della perdita
Sono stato fortunato: ho trovato molto presto che cosa amo fare nella mia vita. Woz e io abbiamo fondato Apple nel garage della casa dei miei genitori quando avevo appena 20 anni. Abbiamo lavorato duramente e in 10 anni Apple è cresciuta da un'azienda con noi due e un garage in una compagnia da due miliardi di dollari con oltre quattromila dipendenti.
L'anno prima avevamo appena realizzato la nostra migliore creazione - il Macintosh - e io avevo appena compiuto 30 anni, e in quel momento sono stato licenziato. Come si fa a venir licenziati dall'azienda che hai creato? Beh, quando Apple era cresciuta avevamo assunto qualcuno che ritenevo avesse molto talento e capacità per guidare l'azienda insieme a me, e per il primo anno le cose sono andate molto bene. Ma poi le nostre visioni del futuro hanno cominciato a divergere e alla fine abbiamo avuto uno scontro. Quando questo successe, il Board dei direttori si schierò dalla sua parte. Quindi, a 30 anni io ero fuori. E in maniera plateale. Quello che era stato il principale scopo della mia vita adulta era andato e io ero devastato da questa cosa.
Non ho saputo davvero cosa fare per alcun imesi. Mi sentivo come se avessi tradito la generazione di imprenditori prima di me - come se avessi lasciato cadere la fiaccola che mi era stata passata. Incontrai David Packard e Bob Noyce e tentai di scusarmi per aver rovinato tutto così malamente. Era stato un fallimento pubblico e io presi anche in considerazione l'ipotesi di scappare via dalla Silicon Valley. Ma qualcosa lentamente cominciò a crescere in me: ancora amavo quello che avevo fatto. L'evolvere degli eventi con Apple non avevano cambiato di un bit questa cosa. Ero stato respinto, ma ero sempre innamorato. E per questo decisi di ricominciare da capo.
Non me ne accorsi allora, ma il fatto di essere stato licenziato da Apple era stata la miglior cosa che mi potesse succedere. La pesantezza del successo era stata rimpiazzata dalla leggerezza di essere di nuovo un debuttante, senza più certezze su niente. Mi liberò dagli impedimenti consentendomi di entrare in uno dei periodi più creatvi della mia vita.
Durante i cinque anni successivi fondai un'azienda chiamata NeXT e poi un'altra azienda, chiamata Pixar, e mi innamorai di una donna meravigliosa che sarebbe diventata mia moglie. Pixar si è rivelata in grado di creare il primo film in animazione digitale, Toy Story, e adesso è lo studio di animazione più di successo al mondo. In un significativo susseguirsi degli eventi, Apple ha comprato NeXT, io sono ritornato ad Apple e la tecnologia sviluppata da NeXT è nel cuore dell'attuale rinascimento di Apple. E Laurene e io abbiamo una meravigliosa famiglia.
Sono sicuro che niente di tutto questo sarebbe successo se non fossi stato licenziato da Apple. E' stata una medicina molto amara, ma ritengo che fosse necessaria per il paziente. Qualche volta la vita ti colpisce come un mattone in testa. Non perdete la fede, però. Sono convinto che l'unica cosa che mi ha trattenuto dal mollare tutto sia stato l'amore per quello che ho fatto. Dovete trovare quel che amate. E questo vale sia per il vostro lavoro che per i vostri affetti. Il vostro lavoro riempirà una buona parte della vostra vita, e l'unico modo per essere realimente soddisfatti è fare quello che riterrete un buon lavoro. E l'unico modo per fare un buon lavoro è amare quello che fate. Se ancora non l'avete trovato, continuate a cercare. Non accontentatevi. Con tutto il cuore, sono sicuro che capirete quando lo troverete. E, come in tutte le grandi storie, diventerà sempre migliore mano a mano che gli anni passano. Perciò, continuate a cercare sino a che non lo avrete trovato. Non vi accontentate.
La mia terza storia è a proposto della morte
Quando avevo 17 anni lessi una citazione che suonava più o meno così: "Se vivrai ogni giorno come se fosse l'ultimo, sicuramente una volta avrai ragione". Mi colpì molto e da allora, per gli ultimi 33 anni, mi sono guardato ogni mattina allo specchio chiedendomi: "Se oggi fosse l'ultimo giorno della mia vita, vorrei fare quello che sto per fare oggi?". E ogni qualvolta la risposta è "no" per troppi giorni di fila, capisco che c'è qualcosa che deve essere cambiato.
Ricordarsi che morirò presto è il più importante strumento che io abbia mai incontrato per fare le grandi scelte della vita. Perché quasi tutte le cose - tutte le aspettative di eternità, tutto l'orgoglio, tutti i timori di essere imbarazzati o di fallire - semplicemente svaniscono di fronte all'idea della morte, lasciando solo quello che c'è di realmente importante.
Ricordarsi che dobbiamo morire è il modo migliore che io conosca per evitare di cadere nella trappola di chi pensa che avete qualcosa da perdere. Siete già nudi. Non c'è ragione per non seguire il vostro cuore.
Più o meno un anno fa mi è stato diagnosticato un cancro. Ho fatto la scansione alle sette e mezzo del mattino e questa ha mostrato chiaramente un tumore nel mio pancreas. Non sapevo neanche che cosa fosse un pancreas. I dottori mi dissero che si trattava di un cancro che era quasi sicuramente di tipo incurabile e che sarebbe stato meglio se avessi messo ordine nei miei affari (che è il codice dei dottori per dirti di prepararti a morire). Questo significa prepararsi a dire ai tuoi figli in pochi mesi tutto quello che pensavi avresti avuto ancora dieci anni di tempo per dirglielo. Questo significa essere sicuri che tutto sia stato organizzato in modo tale che per la tua famiglia sia il più semplice possibile. Questo significa prepararsi a dire i tuoi "addio".
Ho vissuto con il responso di quella diagnosi tutto il giorno. La sera tardi è arrivata la biopsia, cioè il risultato dell'analisi effettuata infilando un endoscopio giù per la mia gola, attraverso lo stomaco sino agli intestini per inserire un ago nel mio pancreas e catturare poche cellule del mio tumore. Ero sotto anestesia ma mia moglie - che era là - mi ha detto che quando i medici hanno visto le cellule sotto il microscopio hanno cominciato a gridare, perché è saltato fuori che si trattava di un cancro al pancreas molto raro e curabile con un intervento chirurgico. Ho fatto l'intervento chirurgico e adesso sto bene.
Questa è stata la volta in cui sono andato più vicino alla morte e spero che sia anche la più vicina per qualche decennio. Essendoci passato attraverso posso parlarvi adesso con un po' più di cognizione di causa di quando la morte era per me solo un concetto astratto e dirvi:
Nessuno vuole morire. Anche le persone che vogliono andare in paradiso non vogliono morire per andarci. E anche che la morte è la destinazione ultima che tutti abbiamo in comune. Nessuno gli è mai sfuggito. Ed è così come deve essere, perché la Morte è con tutta probabilità la più grande invenzione della Vita. E' l'agente di cambiamento della Vita. Spazza via il vecchio per far posto al nuovo. Adesso il nuovo siete voi, ma un giorno non troppo lontano diventerete gradualmente il vecchio e sarete spazzati via. Mi dispiace essere così drammatico ma è la pura verità.
Il vostro tempo è limitato, per cui non lo sprecate vivendo la vita di qualcun altro. Non fatevi intrappolare dai dogmi, che vuol dire vivere seguendo i risultati del pensiero di altre persone. Non lasciate che il rumore delle opinioni altrui offuschi la vostra voce interiore. E, cosa più importante di tutte, abbiate il coraggio di seguire il vostro cuore e la vostra intuizione. In qualche modo loro sanno che cosa volete realmente diventare. Tutto il resto è secondario.
Quando ero un ragazzo c'era una incredibile rivista che si chiamava The Whole Earth Catalog, praticamente una delle bibbie della mia generazione. E' stata creata da Stewart Brand non molto lontano da qui, a Menlo Park, e Stewart ci ha messo dentro tutto il suo tocco poetico. E' stato alla fine degli anni Sessanta, prima dei personal computer e del desktop publishing, quando tutto era fato con macchine da scrivere, forbici e foto polaroid. E' stata una specie di Google in formato cartaceo tascabile, 35 anni prima che ci fosse Google: era idealistica e sconvolgente, traboccante di concetti chiari e fantastiche nozioni.
Stewart e il suo gruppo pubblicarono vari numeri di The Whole Earth Catalog e quando arrivarono alla fine del loro percorso, pubblicarono il numero finale. Era più o meno la metà degli anni Settanta e io avevo la vostra età. Nell'ultima pagina del numero finale c'era una fotografia di una strada di campagna di prima mattina, il tipo di strada dove potreste trovarvi a fare l'autostop se siete dei tipi abbastanza avventurosi. Sotto la foto c'erano le parole: "Stay Hungry. Stay Foolish.", siate affamati, siate folli. Era il loro messaggio di addio. Stay Hungry. Stay Foolish. Io me lo sono sempre augurato per me stesso. E adesso che vi laureate per cominciare una nuova vita, lo auguro a voi.
Stay Hungry. Stay Foolish.
Grazie a tutti.
mi sento un po' masticata e sputata, stamattina sveglia all'alba per spostare la macchina, parcheggiata la sera prima in una strada piena di divieti di sosta causa lavori, poi via in stazione - ovvio che rimanevo a casa ed uscivo al solito orario? - dove, per il 3° giorno di fila, ho trovato treni soppressi ed in ritardo - verrebbe da dire che senso ha uscire di casa alle 7 se poi arrivo lo stesso alle 9 in ufficio?... ha senso solo perchè almeno oggi la pausa pranzo era esente da recupero....
vorrei abbassare la testa sulla scrivania e dormire, ne avrei bisogno, ne sento il bisogno... ma invece non si può... purtroppo...
allora cerco sollievo nella musica, anche perchè l'unica boccata d'aria me la sono fatta in mezzo a fumatrici quindi più che d'aria era di nicotina... e spero che la giornata passi...
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lunedì scorso al corso di fotografia, mi è capitato di fare da modella per degli esercizi di ritratto... dopo un iniziale imbrazzo (iniziale... è durato tutto il tempo in cui ho posato...) aggravato dall'effetto "serra" delle lampade da fotografo - che mi hanno procurato, oltre ad una leggera ustione, un principio di raffreddore visto il clima non proprio mite di questi giorni - ho pensato che: a. essendomi tolta gli occhiali non vedevo nulla, quindi quelle 5 sagome davanti a me potevano non avere delle reflex puntate su di me, b. era solo un esercitazione, che mai poteva succedere...
illusa... oggi dovevamo mostrare le foto fatte nel corso dell'esercitazione e... è stato un massacro...
solo un chirurgo può essere così spietato, il prof, oltre a massacrare verbalmente le foto che avevo scattato io, ha aperto photoshop (versione cs4) ed ha rivoltato le foto in cui ero ritratta: "desaturiamo la pelle che è troppo rossa" (fin lì ci stavo, la couperose è un problema che ho accettato da tempo), "sfumiamo un po'..."(e via i pori...), "togliamo le imperfezioni..." e via a cancellare i nei... un momento...i nei non sono imperfezioni... in Francia ai tempi di Luigi icsivu (XIV) se li mettevano posticci e, a seconda della posizione, avevano un significato diverso e lui mi toglie proprio quello che, se non erro, veniva usato per mostrare "malizia" (senza profumo d'intesa però)... lui imperterrito continua, schiarisce gli occhi ed accenna a cambiare il colore farli magari azzurri va bene che non ci vedono però il colore è bello... "rimette" un po' di "trucco" intorno agli occhi, evidenzia le labbra e... "fa la "plastica" al naso...
a quel punto non c'ho visto più, e non perchè m'ero tolta gli occhiali, insomma so di non avere un nasino, non l'ho mai accettato del tutto, ma almeno quello lasciamelo...
il colmo era che si girava verso di me e diceva: "beh così hai un bel nasino alla francese..." ed ha aggiunto "non la vuoi la foto?" ho sibilato tra i denti: "me la faccio mandare"
non c'è niente di meglio di un fotografo con manie da chirurgo plastico per abbattersi di lunedì...
ovviamente dopo cena mi sono sparata un bel po' di cioccolata!!!
ieri sono andata a vedere un film "tra le nuvole", all'interno della colonna sonora c'è una canzone, scritta da un disoccupato ed inviata al regista Jason Reitman tramite segreteria telefonica, che esprime perfettamente i miei sentimenti ultimamente...
spero vi piaccia:
I'm up in the air,
Choices drifting by me everywhere
And I can't find the one
That would help me do the work I've left undone,
'Cause I'm up in the air.
I'm making some plans,
Finding out there's always new demands.
And I can't be precise
When people ask me what I'm doing with my life.
I say, "It's up in the air."
I'm hearing from friends.
It's that tired, old advice again:
"You just cannot keep floating all around,
Oh, you got to get your feet back on the ground."
But it's hard to come down
When you're up in the air.
Da, da da da da da
Da, da da da da da
Daaaa, daaa, daaa, da da da
Mmm
I"m travelling in my car,
Always lost, though I don't go that far.
I find that I can live most anywhere.
Everyone I meet has so much they can share.
But I don't settle down
'Cause I'm up in the air.
I'm thinking of my past,
The comfort in my home that couldn't last.
Now my family tells me work for your success
And they want to see me find some happiness.
But I"m not sure where that is
'Cause I'm up in the air.
I'm talking with my peers,
Listening to them tell their inner fears.
Some have lives that haven't gone the way they planned,
And some are trapped in situations they can't stand.
But I don't want the same for me
So I stay up in the air.
Da, da da da da da
Da, da da da da da
Daaaa, daaa, daaa, da da da
Mmm
I'm out in the woods,
Something here does my heart so good.
I breathe the air and I know that I'm alive.
And I stare at all the birds as they fly by.
I guess it all goes down to them
'Cause they're up in the air...
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l'altra sera, non so come (è vero che non mi sono affannata a preparare la cena come faccio da un po' di tempo a questa parte), sono riuscita a tirare fuori il tappetino che mi ha regalato mia sorella per natale ed a fare la mezz'ora di ginnastica che mi ero ripromessa di fare giornalmente (il primo proposito per il 2010 che già so che non manterrò)
stando lì sdraiata normalmente guardo il soffitto, oppure vedo tutto lo schifo di polvere con cui divido lo spazio (per quanto io ci provi è sempre lì ed ormai ha la maggioranza assoluta), ma questa volta l'occhio è caduto verso i piedi e la bocca ha sorriso
laggiù, oltre le gambe ed i piedi si ergeva l'armadio a 3 ante più una (originariamente ne aveva 3 più lo "spare bed", il letto in più, raramente usato, e che quindi ho tolto in un momento di raptus ed ho creato quindi uno spazio in più) che si può definire la mia "creatura"...
ritorno indietro di svariati anni, avrò 15 o 16 anni, non lo so, vado al liceo e sono (se non erro) gli inizi delle vacanze estive, avevo discusso svariate volte con mia madre: il mobile occupava troppo spazio, toglieva luce, aria, era troppo brutto nel suo colore beige/grigio... ulteriormente "fomentata" dalla zia psicologa, che appoggiava (ed ancora appoggia) l'espressione nei giovani nonchè la possibilità di scelta, mi battevo per avere in stanza un qualcosa scelto da me che fosse meno ingombrante...
la risposta di mia madre fu un "no!! non si cambia! quello c'è e quello rimane"... allora, io adesso so che la risposta era dovuta al fatto che non potevamo comprare dei nuovi mobili, ed inoltre quello era, ed è, un mobile di buona qualità pagato a suo tempo (credo intorno alla mia nascita) abbastanza...insomma non era una cosa fattibile...
adesso lo so, ma all'epoca (oddio anche adesso non lo sarebbe) la risposta di mia madre non fu, in tutta onestà, una risposta degna di un manuale di comunicazione (assertiva e non), fu una semplice presa di posizione... la reazione fu ovvia in un'adolescente...
...un giorno, dopo aver smontato uno degli sportelli (ero intenzionata a smontare tutto l'armadio ed a farlo sparire, rinunciai dopo aver riflettuto sulla fatica che comportava) tirai fuori il barattolo di vernice che era stato usato per dipingere le porte delle varie stanze, un bel bianco avorio, e creai una bella sfumatura viola pallido (adesso se lo guardo mi sembra quasi grigio a volte) e, decisa ad incorrere nell'ira materna (in altre parole sapevo quel che facevo ed in cosa sarei incorsa e lo VOLEVO - !!! - ), mi misi a dipingerlo
ovviamente mia madre, alla vista dello sportello colorato, s'infuriò...
...ancora più ovviamente, al sentirla arrabbiarsi, al sentire le minacce, ed anche al sentire l'ormai inattuabile "adesso lo fai ritornare come prima!!", gongolai. i giorni seguenti proseguii nell'opera (avvantaggiata dal clima caldo che faceva asciugare gli sportelli prima dell'arrivo materno)...
...al viola pallido seguì il lilla, il verde acqua più chiaro e più scuro, l'azzurro pallido e scuro...
ero soddisfatta, il colore inizialmente era servito per manifestare il mio diritto a scegliere (o meglio era stato un puro e semplice atto vandalico fatto perchè mi sentivo imbavagliata), ma, andando avanti, ci avevo preso gusto, inoltre mia madre non solo si era rassegnata, ma persino aveva iniziato a trovare bello quello che stavo facendo (se glielo chiedeste adesso vi direbbe che la mia fu un'azione autorizzata, ma questo rientra nel discorso "memoria corta")
ci avevo preso così tanto gusto che, con i colori avanzati (il verde ed il blu) dipinsi un altro mobiletto che mio padre e mio zio avevano sistemato anni prima e dipinto col solito colore triste: beige/grigio, dipinsi pure le maniglie che erano rosse e poco c'azzeccavano ormai...
un trionfo...
...successivamente riuscii a convincere mia madre - sempre lei, mio padre non necessita di opera di convincimento - a lasciarmi dipingere le pareti di camera, ovvie scene comiche dal ferramenta, in cui io inisistevo per un colore e mia madre che si opponeva perchè "troppo scuro". la spuntai ed ebbi anche la soddisfazione di sentirmi dire "avevi ragione"
da quell'estate, ogni volta che ne sento necessità, tiro fuori colori e pennelli, a casa sono ormai rassegnati ai miei raptus: una volta la parete viene "tamponata" di un colore diverso rispetto al colore di base; un'altra, memorabile, viene fatta a cielo, e mia sorella, rientrata dopo una settimana d'assenza, vedendola rimase immobile per 5 minuti a fissarla senza parole, e mia madre, che era sempre stata in casa, disse "uuuhhh e questo quando l'avete fatto?" - e dire che nel farla si erano rovesciati circa 5 litri di tempera bianca a terra e che mio padre (presente in casa al momento dell'incidente) dopo aver visto che era successo era tornato a vedere la tv -
esprimermi in questa maniera è stato per anni l'unico modo in cui riuscivo ad ESPRIMERE, se prendo in mano diari ed agende sono pieni di disegni, quello che non riuscivo a tirare fuori parlando lo facevo disegnando o dipingendo, tutta la mia persona proiettata in quello che stavo facendo, coinvolta al punto da non avere bisogno di altro, non m'interessava di sporcarmi, cercavo solo di non sporcare...
...adesso non disegno quasi più, non ho più molto tempo per farlo nè per "tirare" vernice sulle pareti, per fortuna adesso però riesco a parlare, a dire di me...
...ma chissà se invece di un "no" categorico mia madre avesse spiegato le motivazioni, o chissà se avesse detto di sì...
...non avrei fatto quello che ho fatto,...chi lo sa...
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...ché a pensarci vien da piangere, quindi evviva Elio
Igor mi ha inviato un link ad una pagina di youtube, su questa pagina è stato messo il podcast di una trasmissione che ascoltavo quando non lavoravo, il volo del mattino, il testo letto da Fabio Volo è stato spunto di riflessioni...
Nonostante che “l’età da matrimonio” (Jane Austen docet) sia ormai giunta non ho molte amiche sposate, però le volte che mi è capitato di parlare con qualcuna di queste (prevalentemente compagne di classe dei tempi del liceo) ho avuto una finestra non proprio rassicurante sul matrimonio, per essere sintetica (una volta tanto) niente sesso (o pochissimo e rarissimo), tanto stress (i loro lui li avrebbero presi a padellate) e l’invito a quelle non sposate/accoppiate a non, e sottolineo NON, farlo …
Io dal canto mio fino ad oggi non ho mai pensato realmente a convivenza e matrimonio, del resto la prima proposta di convivenza arrivatami ormai ben 6 anni fa venne formulata così “Davide è stato buttato fuori di casa e vuole venire da me, però a me non va, ti va di venire te?” … il massimo del romanticismo … ma all’epoca ero ancora una “bambina”, studiavo e non avevo degli introiti miei, quindi la mia reazione fu di sbottare a ridere e dire (alzando lo sguardo verso l’alto in maniera da incontrare i suoi occhi): “stai scherzando?” … ok, neanche io sono stata il massimo del romanticismo però che dovevo fare?
Comunque sia, adesso sono grande (beh… non poi così grande), lavoro e ricevo una paghetta mensile (chiamarla stipendio sarebbe quasi un’offesa, chiamerei stipendio la paghetta di Lourdes), ed ho una persona che voglio nella mia vita un po’ più a lungo che quelle 2 ore nei we (quando va male) o nei giorni di vacanza… ok, l’ordine d’importanza non è questo, insomma, Igor arriva di suo al primo posto, ma in più nel corso di questi anni ho sperimentato il vivere da sola all’estero, sono dovuta rientrare nei ranghi ritornando a casa da mammà e papà, ho iniziato a capire cosa volevo dalla mia vita, cosa non propriamente facile …
Mesi fa avrei scritto un post (ce l’avevo in mente ma non avevo il tempo per farlo) sul fatto di come mia madre m’avesse “illusa” dicendo che aveva intenzione di vedere per una casa per me e mia sorella (l’ho scritto tra virgolette perché aveva sì detto quest’intenzione ma si era poi dovuta rendere conto che la disponibilità economica non c’era, da parte mia c’era sì stata delusione al capire che non era fattibile, anche perché se c’è una cosa che mi piace fare è arredare figuriamoci poi arredare una casa mia) … non s’è fatto, ma in bocca il desiderio d’andarmene è rimasto
Per anni ho detto che di casa non me ne sarei andata quando mi sarei fidanzata/sposata, ma perché in grado di camminare da sola con le mie gambe, sia per raggiunta maturità sia per possibilità economiche … la maturità credo sia arrivata, anche se qualcuno mi ha detto il contrario una volta, la possibilità economica per il momento è piuttosto traballante, nel frattempo la presenza di Igor s’è fatta costante, importante e preziosa … quindi potrei pure parafrasare la parodia di Guzzanti/Tremonti che citava una pubblicità di diamanti dell’epoca …
Però poi sento i racconti di cui sopra ed un pochino m’agito … e se poi tutto finisce? Se la routine finisce con lo schiacciare il sentimento? Paranoie a gogò lo ammetto, per fortuna c’è chi poi sa farmi passare la paranoia, e mi fa vedere un po’ quello che c’è dietro: “molte persone non riescono a distinguere tra essere "amanti" ed "essere compagni" cioè passata la fase dell'innamoramento perdono motivazione”, manca quindi la consapevolezza di quello che si vuole e soprattutto di quello che si sta per fare … indi per cui (è una vita che voglio usarlo) m’auguro di aver raggiunto la giusta maturità …
Vi lascio col testo che ha fatto partire la riflessione
La nostra generazione è troppo superficiale per il matrimonio. Ci si sposa come si va al McDonald's. Poi, si fa zapping. Come vorreste che si restasse tutta la vita con la stessa persona nella società dello zapping generalizzato? In tempi in cui le star, gli uomini politici, le arti, i sessi, le religioni sono più intercambiabili che mai, perché il sentimento amoroso dovrebbe fare eccezione alla schizofrenia generale?
E poi prima di tutto da dove ci viene questa strana ossessione di ingegnarci ad ogni costo per essere felici con una sola persona?
Su 558 tipi di società umane solo il 24% è monogama, la maggior parte della specie animale è poligama.
Il matrimonio è caviale a ogni pasto: un'indigestione di ciò che adorate, fino alla nausea. "Su, prendetene ancora un po'... Come? Non ne potete più? Ma se lo trovavate delizioso poco fa, che vi succede, si può sapere?". La potenza dell'amore, il suo incredibile potere, doveva terrorizzare la società occidentale a tal punto da farle creare questo sistema mirato a disgustarvi di ciò che amate.
Un ricercatore americano ha recentemente dimostrato che l’infedeltà è biologica. L’infedeltà secondo questo celebre scienziato è una strategia genetica atta a favorire la sopravvivenza della specie.
Immaginatevi la scena. “Amore, non ti ho tradito per un mio piacere personale, l’ho fatto per la sopravvivenza della specie. Tu puoi anche fregartene ma qualcuno deve pur farsi carico di questa sopravvivenza della specie, se credi che io mi diverta..”
Non sono mai soddisfatto, quando una ragazza mi piace voglio innamorarmene, quando ne sono innamorato voglio baciarla, quando l’ho baciata voglio andarci a letto e quando ci sono andato a letto voglio vivere con lei in un appartamento ammobiliato, quando vivo con lei in un appartamento ammobiliato voglio sposarla, quando l’ho sposata incontro un’altra ragazza che mi piace.
L’uomo è un animale insoddisfatto, esitante tra diverse frustrazioni, se le donne volessero giocare d’astuzia li negherebbero per farsi correre dietro tutta la vita. L’unica domanda in amore è: A partire da quando si comincia a mentire? Siete sempre così felici di rientrare a casa e trovare la stessa persona che vi aspetta? Quando dite ti amo lo pensate sempre? Ci sarà per forza è fatale un momento in cui per voi sarà uno sforzo, in cui i vostri ti amo non avranno più lo stesso sapore. Per me lo scatto è stata la rasatura, mi rasavo tutte le sere per non pungere Annie baciandola di notte e poi una sera lei dormiva già, ero uscito senza di lei fino all’alba, tipico genere di comportamento ignobile che ci si permette con la scusa del matrimonio, non mi sono rasato, pensavo che non fosse grave perché lei non se ne sarebbe accorta, invece significava semplicemente che non l’amavo più.
Frédéric Beigbeder
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s'è sempre detto che i crucchi di cucina non ci capiscono nulla, anche in letteratura (il prof Baer, il marito di Jo di "Piccole Donne" "Piccole Donne Crescono", "La vendetta di Piccole Donne" <ehm no questo non esiste>, pare che avrebbe ammollato ai nipoti della sua defunta sorella mele acerbe, bottoni e quant'altro convinto che "quel che non strozza ingrassa"...); il mì babbo in realtà è di ancora più in su rispetto ai crucchi... in teoria saprebbe cucinare, in pratica un po' s'è adagiato, con tre donne per casa vorrei ben vedere, ed un po' è terribilmente distratto...
domenica scorsa sono entrata in cucina arruffata, nel vestaglione antistupro cucito da mammà, e, ancora non in grado di intendere e volere, mi ponevo in modalità "colazione lenta"
precisazione 1, nonchè digressione: "la colazione lenta" è un 'rituale' mio e solo mio (c'ho il copy) a cui mi dedico nei giorni in cui non devo correre fuori, quindi niente tazza di yoghurt e 3 biscotti, no... mi siedo, davanti a me la mia bella scodella (non di quelle per il cane, di quelle che gli anglofoni chiamano 'bowl') con i fiori di ciliegio dipinti sopra, i cereali (il muesli col cioccolato attualmente è in), un bel bicchiere di succo d'ananas, se poi me la scialo tiro fuori il tostapane e mi fo uno o due fette di pan carrè col 'prussjut' (come dicono i croati) giusto per ricordare le mie origini barbare ... mi godo quindi un po' di quiete...
precisazione 2, mia madre è da un annetto che fa lo yoghurt a casa, quindi, oltre a non avere più a disposizione quei bei barattoloni dentro cui mischiavo e creavo colori con cui dipingevo il mio mondo, se va bene c'è la pentola con lo yoghurt, se va male si raschia da qualche barattolo
domenica, dicevo, mio padre in uno dei suoi gesti d'affetto, m'ha tirato fuori il succo e... quello che credeva che fosse yoghurt, che io ho prontamente versato sul muesli al cioccolato
già alla prima cucchiata avevo un sentore che un qualcosa non andava, alla seconda sentivo il sapore di burro, alla terza inizavo ad essere nauseata, alla quarta sollevo la questione col genitore:
più tardi parlando con mia madre le riferisco che "lo yoghurt aveva uno strano sapore", lei ha ribadito quanto aveva detto mein pater cioè che era "impossibile, è venuto così bene questa volta!!"
ma dopo un po' si illumina, va al frigo, l'apre e tira fuori due barattoli, solo uno aveva lo yoghurt l'altro aveva un mix di besciamella e panna da cucina...
secondo voi quale m'era capitato in sorte?
allora, a me la bèchamel piace, tipo nelle lasagne, sul cavolfiore, nella pasta al forno... sui cereali... NO!
ho avuto la nausea tutto il giorno, a cena poi.. un bel piatto di pasta al forno che galleggiava nella besciamella!! ho proposto che si sperimetasse lo yoghurt in sostituzione (mentre cercavo di frenare i rigurgiti)
ma in tutto ciò una domanda sorge spontanea...
ma che ha mio padre nello stomaco???
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[youtube http://www.youtube.com/watch?v=MsIbAyNzAgw&hl=it_IT&fs=1&color1=0x402061&color2=0x9461ca&border=1]
Mi hai lasciato senza parole
come una primavera
e questo è un raggio di luce
un pensiero che si riempe
di te
E l'attimo in cui il sole
diventa dorato
e il cuore si fa leggero
come l'aria prima che il tempo
ci porti via
ci porti via
da qui
Ti vorrei sollevare
Ti vorrei consolare
Mi hai detto ti ho visto cambiare
Tu non stai più a sentire
per un momento avrei voluto
che fosse vero anche soltanto
un pò
Perchè ti ho sentito entrare
ma volevo sparire
e invece ti ho visto mirare
invece ti ho visto sparare
a quell'anima
che hai detto che non ho
Ti vorrei sollevare
Ti vorrei consolare
Ti vorrei sollevare
Ti vorrei ritrovare
vorrei viaggiare su ali di carta con te
vorrei sapere inventare
sentire il vento che soffia
e non nasconderci se ci fa spostare
quando persi sotto tante stelle
ci chiediamo cosa siamo venuti a fare
cos'è l'amore
stringiamoci più forte ancora
teniamoci vicino al cuore
Ti vorrei sollevare
Ti vorrei consolare
e viaggiare su ali di carta con te
sapere inventare
sentire il vento che soffia
e non nasconderci se ci fa spostare
quando persi sotto tante stelle
ci chiediamo cosa siamo venuti a fare
cos'è l'amore
stringiamoci più forte ancora
teniamoci vicino al cuore
vorrei viaggiare su ali di carta con te
vorrei sapere inventare
sentire il vento che soffia
e non nasconderci se ci fa spostare
quando persi sotto tante stelle
ci chiediamo cosa siamo venuti a fare
cos'è l'amore
stringiamoci più forte ancora
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I don't believe in an interventionist God
But I know, darling, that you do
But if I did I would kneel down and ask Him
Not to intervene when it came to you
Not to touch a hair on your head
To leave you as you are
And if He felt He had to direct you
Then direct you into my arms
Into my arms, O Lord
Into my arms, O Lord
Into my arms, O Lord
Into my arms
And I don't believe in the existence of angels
But looking at you I wonder if that's true
But if I did I would summon them together
And ask them to watch over you
To each burn a candle for you
To make bright and clear your path
And to walk, like Christ, in grace and love
And guide you into my arms
Into my arms, O Lord
Into my arms, O Lord
Into my arms, O Lord
Into my arms
And I believe in Love
And I know that you do too
And I believe in some kind of path
That we can walk down, me and you
So keep your candlew burning
And make her journey bright and pure
That she will keep returning
Always and evermore
Into my arms, O Lord
Into my arms, O Lord
Into my arms, O Lord
Into my arms
[youtube http://www.youtube.com/watch?v=9h-sqcM4LCs&hl=it&fs=1&color1=0x402061&color2=0x9461ca&border=1]
I walk the maze of moments
But everywhere I turn to
Begins a new beginning
But never finds a finish
I walk to the horizon
And there I find another
It all seems so surprising
And then I find that I know
You go there you're gone forever
I go there I'll lose my way
If we stay here we're not together
Anywhere is
The moon upon the ocean
Is swept around in motion
But without ever knowing
The reason for it's flowing
In motion on the ocean
The moon still keeps on moving
The waves still keep on waving
And I still keep on going
You go there you're gone forever
I go there I'll lose my way
If we stay here we're not together
Anywhere is
I wonder if the stars sign
The life that is to be mine
And would they let their light shine
Enough for me to follow
I look up to the heavens
But night has clouded over
No spark of constellation
No Vela no Orion
The shells upon the warm sands
Have taken from their own lands
The echo of their story
But all I hear are low sounds
As pillow words are weaving
And willow waves are leaving
But should I be believing
That I am only dreaming
You go there you're gone forever
I go there I'll lose my way
If we stay here we're not together
Anywhere is
To leave the thread of all time
And let it make a dark line
In hopes that I can still find
The way back to the moment
I took the turn and turned to
Begin a new beginning
Still looking for the answer
I cannot find the finish
It's either this or that way
It's one way or the other
It should be one direction
It could be on reflection
The turn I have just taken
The turn that I was making
I might be just beginning
I might be near the end.
da che mondo e mondo a casa mia si celebra la capacità di raccontare bene ciò che accade, sia che accada a noi sia che accada a chi ci circonda, o una storia... la potenza di un buon racconto, la fascinazione che anche un buon libro ci può dare è una cosa unica...
sono cresciuta ascoltando i racconti di zii, zie, cugini, alle volte erano talmente esilaranti, anche se si parlava di tristi vicende, che avevo le lacrime agli occhi edun crampo alla mascella a forza di ridere...
mi auguro di aver preso anche solo un minimo di questa abilità...
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anche perchè una buona storia t'allunga la vita...
La mia fortuna è che non mi attrae ciò che mi distrugge
La mia fortuna è che non mi attrae chi mi respinge
Il mio destino è di non restare con chi mi costringe
Il mio destino è di non seguire quello che mi sfugge
Tu cerchi l’amore soltanto sull’orlo del precipizio
Hai bisogno che a darti coraggio ci sia sempre un nemico
Non riesci a provare piacere se non attraverso il dolore
E la tua insicurezza ha bisogno di chi ti fa sentire in colpa
Di essere quello che sei
La mia fortuna è che non mi attrae ciò che mi distrugge
La mia fortuna è che non mi attrae chi mi respinge
Il mio destino è di non restare con chi mi costringe
Il mio destino è di non seguire quello che mi sfugge
Io non parlo con chi non mi guarda negli occhi
Non discuto con chi non mi stringe la mano
Più passa il tempo e meno ho interesse a sprecare la voce
Senza rancore davvero siete meravigliosi
Ma facciamo ognuno per se
La mia fortuna è che non mi attrae ciò che mi distrugge
La mia fortuna è che non mi attrae chi mi respinge
Il mio destino è di non restare con chi mi costringe
Il mio destino è di non seguire quello che mi sfugge
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ad Igor, chè anche se non gli piace Niccolò Fabi, me l'ha segnalata...