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giovedì 3 febbraio 2011

Le altre donne


Le altre donne
di Concita De Gregorio 

Esistono anche altre donne. Esiste San Suu Kyi, che dice: «Un’esistenza significativa va al di là della mera gratificazione di necessità materiali. Non tutto si può comprare col denaro, non tutti sono disposti ad essere comprati. Quando penso a un paese più ricco non penso alla ricchezza in denaro, penso alle minori sofferenze per le persone, al rispetto delle leggi, alla sicurezza di ciascuno, all’istruzione incoraggiata e capace di ampliare gli orizzonti. Questo è il sollievo di un popolo».
 
Osservo le ragazze che entrano ed escono dalla Questura, in questi giorni: portano borse firmate grandi come valige, scarpe di Manolo Blanick, occhiali giganti che costano quanto un appartamento in affitto. È per avere questo che passano le notti travestite da infermiere a fingere di fare iniezioni e farsele fare da un vecchio miliardario ossessionato dalla sua virilità. E’ perché pensano che avere fortuna sia questo: una valigia di Luis Vuitton al braccio e un autista come Lele Mora. Lo pensano perché questo hanno visto e sentito, questo propone l’esempio al potere, la sua tv e le sue leader, le politiche fatte eleggere per le loro doti di maitresse, le starlette televisive che diventano titolari di ministeri.
Ancora una volta, il baratro non è politico: è culturale. E’ l’assenza di istruzione, di cultura, di consapevolezza, di dignità. L’assenza di un’alternativa altrettanto convincente. E’ questo il danno prodotto dal quindicennio che abbiamo attraversato, è questo il delitto politico compiuto: il vuoto, il volo in caduta libera verso il medioevo catodico, infine l’Italia ridotta a un bordello.
 
Sono sicura, so con certezza che la maggior parte delle donne italiane non è in fila per il bunga bunga. Sono certa che la prostituzione consapevole come forma di emancipazione dal bisogno e persino come strumento di accesso ai desideri effimeri sia la scelta, se scelta a queste condizioni si può chiamare, di una minima minoranza. È dunque alle altre, a tutte le altre donne che mi rivolgo. Sono due anni che lo faccio, ma oggi è il momento di rispondere forte: dove siete, ragazze? Madri, nonne, figlie, nipoti, dove siete. Di destra o di sinistra che siate, povere o ricche, del Nord o del Sud, donne figlie di un tempo che altre donne prima di voi hanno reso ricco di possibilità uguale e libero, dove siete? Davvero pensate di poter alzare le spalle, di poter dire non mi riguarda? Il grande interrogativo che grava sull’Italia, oggi, non è cosa faccia Silvio B. e perché.
 
La vera domanda è perché gli italiani e le italiane gli consentano di rappresentarli. Il problema non è lui, siete voi. Quel che il mondo ci domanda è: perché lo votate? Non può essere un’inchiesta della magistratura a decretare la fine del berlusconismo, dobbiamo essere noi. E non può essere la censura dei suoi vizi senili a condannarlo, né l’accertamento dei reati che ha commesso: dei reati lasciate che si occupi la magistratura, i vizi lasciate che restino miserie private.
 
Quel che non possiamo, che non potete consentire è che questo delirio senile di impotenza declinato da un uomo che ha i soldi – e come li ha fatti, a danno di chi, non ve lo domandate mai? - per pagare e per comprare cose e persone, prestazioni e silenzi, isole e leggi, deputati e puttane portate a domicilio come pizze continui ad essere il primo fra gli italiani, il modello, l’esempio, la guida, il padrone.
 
Lo sconcerto, lo sgomento non sono le carte che mostrano – al di là dei reati, oltre i vizi – un potere decadente fatto di una corte bolsa e ottuagenaria di lacchè che lucrano alle spalle del despota malato. Lo sgomento sono i padri, i fratelli che rispondono, alla domanda è sua figlia, sua sorella la fidanzata del presidente: «Magari». Un popolo di mantenuti, che manda le sue donne a fare sesso con un vecchio perché portino i soldi a casa, magari li portassero. Siete questo, tutti? Non penso, non credo che la maggioranza lo sia. Allora, però, è il momento di dirlo.



domenica 13 febbraio le donne, e gli "amici delle donne", s'incontreranno in varie piazze d'Italia per dire basta... invito quante di quelle e quanti di quelli che ne hanno abbastanza di assistere a certe scene di informarsi per quanto riguarda la propria città presso il sito di Se Non Ora Quando.
 



thank you for listening!!!

mercoledì 4 marzo 2009

Forever...for a while


"When you sit with a nice girl for two hours, it seems like two minutes.


  When you sit on a hot stove for two minutes, it seems like two hours.


  That's relativity.”


 


I voli intercontinentali adesso so che servono anche a questo: sbirciare nel monitor dei tuoi vicini/e di posto ed edottorarsi (?!?) sui kolossal made in Bollywood. La trama suppongo sia sempre la stessa: un lui si invaghisce di una lei, si innamorano, vanno in brodo di giuggiole e si sposano, poi (prima, durante o dopo il matrimonio) qualcuno o qualcosa interviene a guastare l’idillio, e a suon di balletti e serenate tutto magicamente s’aggiusta giusto in tempo per il lieto fine (Aristotele starà dando le capocciate al sarcofago per l’entusiasmo…a meno che non l’abbiano cremato, s’intende). Mi ha colpito questa frase detta dal Dev Patel di turno “Dolcezza, io credevo che tra noi fosse persempre…beh ehm, nel senso di persempre per un po’”. E allora ho avuto l’incipit giusto per imbrattare il mio quadernetto d’appunti  Hokusai, ultimamente frequentato molto di rado dall’ispirazione, anche se alla fine non tratterò di amore eterno se non in parte, ma di amore in generale. Se ho scritto un cumulo di baggianate senza capo né coda, beh sappiate che è normale ma mi appellerò strenuamente al jet-lag.


In vita mia ho trovato chi ci credeva e chi no. Chi credeva a quello con la A, chi a quello con la a ed anche a quello con la u (sia maiuscola che minuscola).


Ogni tanto taluni si accorgono che si sono/sentono innamorati, spesso più del concetto di essere innamorati stesso che di qualcosa di più concreto, tipo un bipede (o tripode, nei casi più eclatanti).


Una volta mi sentivo un chimico.


(Ah, il fatto che poi quest’imbrattamento di carte -che nonostante ciò rimangono comunque bianche- sia finito qua lo devo esclusivamente alla gentilezza e magnanimità della padrona di casa. A proposito Ai, i soldi dell’affitto te li posso portare sabato pomeriggio?)


Ancor oggi nel lessico anglosassone ci si riferisce alla comunione delle menti e dei corpi con il termine “chemicals”. Ancor oggi penso che miscelando sapientemente alcune sostanze e dandole in pasto al sistema nervoso centrale otterremo –con le dovute variazioni da individuo a individuo- i sintomi dell’amore anche alla vista di una moquette unta di maionese.


Ma attenzione non fraintendetemi (anche perché non lo so nemmeno io quello che avrei voluto dire), non sto riducendo tutto ad una sorta di mero doping neuro-emozionale, rimane il mistero di cosa attivi questa secrezione di sostanze e pensandoci bene soprattutto del perché nel corso della vita questo stesso meccanismo cambi e non segua regole certe ed attendibili.


Esaminiamo i vari casi:


1) Chi crede. La mia categoria e quella bene o male frequentata un po’ da tutti. Non sappiamo com’è, che colore di capelli abbia (tuttalpiù speriamo che li abbia), come si vesta (ma tutti speriamo che una volta riconosciuto si svesta il prima possibile), che luoghi frequenti, con che odore, sapore e consistenza si presenti a temperatura ambiente, se ci colpirà come un fulmine o si insinuerà furtivamente dentro di noi come una tenia . Sappiamo solo che c’è, perché l’abbiamo già sentito oppure ci fidiamo dei racconti dei nostri amici.


2) Chi non crede. Bel pirla, mi verrebbe da dire. Posso capire smettere di credere al 3) come concetto praticabile sulla terra, ma che ti deve avere fatto mai la vita di così osceno per non innamorarti più? Ti perdi tutta la parte più ganza della cosa (le secrezioni più vicine all’effetto degli allucinogeni…lei anche quando rutta ti sembra un coro di cherubini, cammina a tre spanne da terra anche senza tacchi e quando non la puoi vedere ti viene l’enfisema) . Spesso è buttata lì solo per convenienza (dico che non credo all’amore, così al limite mi gusto solo la parte meno impegnativa della cosa). Struzzi.


3) Chi crede alla A. Uh, perfezionisti. Ci siamo passati un po’ tutti ma di solito finisce a schifio. Fomentati da grandi ideali (romanzi d’appendice e filmetti rosa pallido) credono che dalla vita si meritino un amore immenso, travolgente, perfetto, totalizzante ed eterno naturalmente. Per carità, a chi farebbe schifo…peccato che in questa lista ci siano un po’ troppi aggettivi che non vanno a braccetto  con “umano”. Risultato: si tende un po’ troppo a disprezzare e poco ad apprezzare il miracolo della semplicità. Autolesionisti.


4) Chi crede alla a. Volemose bbene. Si lo so amò, semo pieni de difetti, ogni tanto faccio ‘npò lo stronzo, soprattutto quanno te cicco la sigheretta sur divano o te la spengo sulla pianta de ficus, ahò però nissuno è perfetto nimmanco te…e poi t’ho visto l’artra sera  ar pabbe come guardavi er cugino de Ombretta, ahò ma che te pensi che so cecato? Je stavi a fa l’occhi dorci quando te parlava che ha vinto er secondo premio ar concorso de tuning de Gorf turbo…manco primo è arivato sto pezzente ma che ce trovi de interessante ahò? Ma che t’ho fatto mai mancà gnente io? Me so pure iscritto ar corso de sarsa pè dimostratte quanto te amo amò…mò lascia perde che me so ritirato dopo dù mesi, lo sai che ho fatto er botto cò la moto che m’ha mprestato tu padre e so piallato ‘n tendine, nun è vero che n’ero bono… daje amò stamo insieme da 8 anni e mezzo…chi cazzo che te se pijerebbe ormai… a te, si perché ammè…e ppoi se volemo fa ‘n ragazzino adesso è er momento giusto. Paura.


5) Chi crede alla u. Dimensione avventura. C’è un sottile confine tra la naturale attrazione che abbiamo tutti verso “varie” persone e scambiare costantemente ciò per amore. Compulsiva, ciclotimica, e non di rado terribilmente superficiale, la persona in questione dimostra di solito solo una squassante insicurezza e mancanza d’autostima. (da non confondere con i più smaliziati interpreti della 2), i cazzari). Non ci sia annoia mai, ma non fa per me.


Forse parlare d’amore un tempo era molto più facile, sicuramente tutto molto più stereotipato. Ma anche le sindromi di pseudo-paranoia riguardo i nostri sentimenti in cui sprofondiamo a volte non è che siano il massimo per qualcosa che, non scordiamocelo, dovrebbe essere la quintessenza della semplicità, spontaneità, naturalità (sembra la pubblicità di un formaggio…).  


In conclusione di questo breve (e meno male) “trattato” (non trattatemelo troppo male), direi di non allarmarsi. Non allarmatevi circa la durata, l’eternità è veramente dura da sopportare da soli, figuriamoci in due. Non allarmatevi circa la perfezione, che spesso è sinonimo di fregatura, magari un esamino di coscienza un po’ più schietto per capire quanta imperfezione voi siate disposti a tollerare. Godetevi i vostri stomaci in subbuglio, e gioite del fatto che per una volta non è stata la gastrite a causarveli. E tenete conto che, ahimé, a differenza della gastrite un giorno finiranno.


E non crediate di non aver mai amato: non è fisicamente possibile.


Semplicemente non avete ancora ben chiaro come vorreste amare.


Allora pensate a qualcosa di molto più semplice: come vorreste essere amati.


Ecco, provate così.


 


"Gravity cannot be held responsible for people falling in love.”


 


(quotes by Albert Einstein)


 


venerdì 12 dicembre 2008

The differences between a good and a bad girl are not only that the latter goes everywhere but also…

Qualche giorno fa la mia frase su msn (l’ennesima delle mie tante frasi, e che è, inoltre, se ben ricordo, il titolo di questo post...) ha fatto partire una conversazione che io ho reputato talmente interessante al punto da copiarla e conservarla (dopo previa autorizzazione) per usarla come stralcio per un post…

L’argomento di partenza era good girls vs bad girls… avevo scritto quella frase sull’onda di un pensiero che mi era scattato ascoltando “I must not chase the boys”, “I don’t wanna be someone they want me to be”…quella frase mi ha fatto pensare alla canzone di Meat Loaf “Good girls go to heaven but the bad girls go everywhere”…ovviamente lo spazio m’è tiranno, e la frase è rimasta troncata… suscitando la curiosità dei miei “lettori”/contatti…da qui….insomma non arrivo mai al punto???????? No…sono incapace di una sintesi decente, lo ammetto!!!

L’idea di “good girl” è “imposta dagli altri, è quello che gli altri vogliono da te…l’esempio più concreto che è balenato alla mia mente (ma ce ne sarebbero stati altri eh?? Ma io sempre lì vado a parare) è l’annosa questione: “macometiseivestita???” che avviene regolarmente tra mia madre e me…

 

Ai scrive:

per fare un esempio concreto (l'acqua m'ha dato alla testa oggi e quindi filosofeggio) io sono una bad girl per mia madre (in senso lato ha solo paura che mi accada qualcosa) x come mi vesto x uscire il sabato… visto che prendo i mezzi

 

da qui tra un emoticon e l’altro ho spiegato come io, pur avendo capito le motivazioni di mia madre, e pur essendomi resa conto che effettivamente non è che passo inosservata (già solo per l’altezza), stia cercando di venire a patti con una questione che colpisce molti figli:

 

Ai scrive:

ho detto a chiare lettere a mia madre che mi sono stufata di sentirmi essere paragonata ad una zoccola x come mi vesto lei non se n'era neanche resa conto forse sbaglio, ma cerco un dialogo…

 

no, vabbè non era questo il punto…

 

Ai scrive:

mia madre non si era nemmeno resa conto di quanto io faccia i salti mortali per essere la figlia che lei vorrebbe

a questo punto…devo dire che il mio interlocutore, e sono sincera non sono stupita perché è una persona intelligente, mi ha spiegato il suo punto di vista, che poi è simile al mio:

 

la gran parte della gente "cara" nn si rende conto di quanto sia difficile far venire su i figli e nn sa che anche una battuta o un modo di descrivere può essere drammaticamente incisivo per la persona del figlio, io ti ho vista sabato avevi il tuo stile (hai) nn mi sembri zocc ...eri molto elegante e "in tiro"

Astrid il problema nn sei tu...il problema è di chi ti fa sentire che NON SEI ADEGUATA

nn sei inadeguata è che ti fanno sentire così ...neanche consapevolmente (per fortuna!) sennò ci sarebbe cattiveria, tu dovrai combattere (come stai facendo)questa tua battaglia. c'è chi deve combattere altro c'è chi neppure si rende contoche c'è una battaglia da combattere (…) si è in larga parte ciò che altri ci determinano ad essere poi sta a noi,  poi c'è la parte nostra… ma che fatica....

 

Ai scrive:

io credo di aver preso conoscenza anche osservando mia madre, le mie zie affannarsi dietro a mia nonna per un'approvazione che non arriva ho avuto i brividi e poi m'è venuto da ridere

 

ehssì e ti pare poco sai quanti passano la vita ad inseguirla l'approvazione e invecchiano così "a bitter and tired me" (The Unforgiven)

 

Ai scrive:

sì ci sono tante cose che ci fanno "bitter and tired" senza doverne aggiungere altre

 

questo era un argomento di conversazione, l’altro argomento è partito dalla mia gastrite nervosa, che, a mio parere, dipende un po’ dalla bacatura nella mia testa (sì tipo il cervello del Berluska…il buco col cervello attorno) no…vabbè esagero…il mio cervello, le sinapsi all’interno di esso, a volte non si collegano…quindi…quindi lascio all’irrazionalità guidare certe reazioni del mio corpo, perché ovviamente ho l’assurda pretesa di controllare tutto, quando in realtà non è umanamente possibile, e quindi…quindi si riflette tutto al livello dello stomaco (a volte penso sia comunque meglio lì che in altre forme)

 

perchè il cervello…cioè il cervello funziona… poi noi siamo il prodotto di tante variabili, anche ambientali quindi anche a parità di "perfezione organica" si possono avere due output differenti no

Ai scrive:

mmm…Avvocato potrebbe tradurre? non sono all'altezza

 

no macchè tu sei avanti rispetto a me… cmq dicevo secondo me, a mio modestissimo parere, nn è un problema di cervello ma è un insieme di circostanze

Ai scrive:

(avanti indietro…che senso ha…la parte fondamentale è capirsi)

 

le più varie che determina il nostro essere attuale una cosa che per me è tragica magari per un altro è indifferente

 

Ai scrive:

vero, nel mio caso è una cosa che è partita 4 anni fa (quasi 5!!)che però non sono riuscita a controllare…magari anche perché non ero abbastanza "forte"/sicura, solo che poi me la sono trascinata dietro… come dice quel comico io "somatizzo" al livello dello stomaco… perché non esprimo al livello verbale il malessere

 

ho capito.  cmq se posso non si è mai abbastanza "forti"… magari lo sei più di tanti altri che sono inconsapevoli,è solo che nn lo percepisci; già il capirlo è una forma di GRANDISSIMA forza. poi è chiaro anche se sai che il fuoco scotta....magari la mano ce la metti lo stesso e ti bruci...

 

devo dire che una volta tanto è stato un cambiamento rispetto alle solite conversazioni da blog… le mie a volte sono del tipo…beh…diciamo che gli argomenti sono i ragazzi (a proposito ma fino a che età si è ragazzi e quando si diviene UOMINI??? Non mi rispondete con gli standard italiani eh?? Siate internazionali!!)…su come io e le mie amiche cerchiamo d’interpretare un singolo gesto/parola di un maschietto ( o DEL maschietto di turno) ammetto che a volte io ci ho rinunciato (soprattutto ultimamente mi fuma il cervello e do forfait)… altre, stanca dei patemi sui maschietti, la butto sul SESSCIO…sì….del resto le due cose, almeno per me, sono correlate…al che la mia amica Caterina esce dalla modalità paturnia e…beh rischia il licenziamento perché scoppia a ridere!!! Altrimenti mi è capitato di ricevere proposte del tipo “ma quando ci innamoriamo noi due?” (un bacio al coraggioso…e molto lusinghiero ammiratore!!) et similia… cui non so mai come rispondere esattamente…

insomma non dico che io su msn voglio fare filosofia, o parlare di massimi sistemi (Massimi che?? Ua variante di Massimiliano???)…ma è stata una variante interessante…

del resto una volta mi è capitato di tenere due conversazioni (in contemporanea) che mi hanno fatto rasentare la schizofrenia (ok ok lo so già ci sono così) da una parte si parlava di malessere, del mio malessere (che bella cosa!!! Evvai!!) dall’altra parte mi si chiedeva di raccontare barzellette…credo che la ia faccia avesse assunto la seguente piega: lato sinistro della bocca in giù, lato destro su, occhio destro lacrimuccia triste, occhio sinistro lacrima dal troppo ridere (you need allways balance in your life)….

 

Una volta tanto vi suggerisco l’ascolto delle seguenti canzoni: Play “I must not chase the boys”, Linkin Park “Numb”, “The Unforgiven” Metallica, queste due sono uscite nel corso della conversazione…

 

Eppoi aggiungo una delle canzoni che mi hanno fatto compagnia durante la scrittura di questo post:

 

I dreamed I was missing, you were so scared
But no one would listen, 'cause no one else cared
After my dreaming, I woke with this fear
What am I leaving when I'm done here?

So if you're asking me, I want you to know

When my time comes, forget the wrong that I've done
Help me leave behind some reasons to be missed
Don't resent me, and when you're feeling empty
Keep me in your memory, leave out all the rest

Leave out all the rest, don't be afraid
I've taken my beating, I've shared what I made
I'm strong on the surface, not all the way through
I've never been perfect, but neither have you

So if you're asking me, I want you to know

When my time comes, forget the wrong that I've done
Help me leave behind some reasons to be missed
Don't resent me, and when you're feeling empty
Keep me in your memory, leave out all the rest
Leave out all the rest

Forgetting all the hurt inside you've learned to hide so well
Pretending someone else can come and save me from myself
I can't be who you are

When my time comes, forget the wrong that I've done
Help me leave behind some reasons to be missed
Don't resent me, and when you're feeling empty
Keep me in your memory, leave out all the rest
Leave out all the rest

Forgetting all the hurt inside you've learned to hide so well
Pretending someone else can come and save me from myself
I can't be who you are

I can't be who you are


[youtube http://www.youtube.com/watch?v=qUT4lCzhxaw&hl=it&fs=1&color1=0x402061&color2=0x9461ca]


ringrazio inoltre il mio interlocutore...per avermi dato l'autorizzazione a postare, così senza neanche controllare, la nostra conversazione, o meglio le parti di essa che ho preso, sperando che gli piaccia e non mi denunci.......lo ringrazio anche per la conversazione in sè...quindi lo considero il vero autore del post!!

domenica 26 ottobre 2008

ASPIVIK LJUSDAL

Ecco qui un altro ospite cui ho dato carta bianca Lian, il quale non si è tirato indietro (figuriamoci se lo faceva) ma, strano a dirsi, si è un po' autocensurato...per me il pezzo è fantastico in ogni sua "edizione"...ma lascio all'autore il diritto di scegliere, e lui ha scelto questa:


ASPVIK (soprannome che deriva da un pensile a giorno di IKEA) per oggi mi lascia vandalizzare il suo blog come fosse Nonciclopedia, senza che io debba phisharle la password o fare un attacco XSS, XSRF, ecc. Per sicurezza cambio l'indirizzo IP così sono irrintracciabile dalla polizia.

SVERVEGIA
Fonte: Vikipedia, l'enciclopedia vikinga. pure l'enciclopedia libera! Anvedi come vanno i svezi!

Introduzione.
Spesso la Svervegia è impropriamente chiamata "Svezia", in quanto i suoi abitanti si chiamano "i svezi".
Il motto nazionale è: "för Sverige i tiden", cioè "per la Svervegia i denti". L'origine di tale motto è incerta: si pensa che sia il motto dei castori ammaestrati da IKEA, oppure la leggenda metropolitana che il cibo da IKEA sia di legno. (Non è vero, è meglio del cinese!)
La città più popolosa della Svervegia è Stoccolma, come dice il nome stesso.

Energia, economia e uelfer (quella parola di cui abusa Uolter).
In Svervegia c'è uno stabilimento FIAT che produce la famosa FIAT IKEA.
Gli svezi sò ingegnerosi, non come qui dove un laureato con 110 e lode in ingegneria meccanica (triennale) sta scrivendo questo articolo, e il 50% del PIL è dovuto all'ingegneria.
La Svervegia punta sul rinnovabile (anvedi come vanno!), in particolare biomasse. Ve lo mandiamo volentieri qualche pezzo "grandezza persona o quasi" di pupù del nostrano (senza apostrofo). Gli svezi sò ecologici perché a IKEA riciclano tutto (qua da noi l'uniche cose che riciclano sò il denaro e le opere dell'intelletto) e perché ricavano energia dalle biomasse, non dai rifiuti indifferenziati come qui. Bossi Calderoli Castelli Maroni Tremonti fosse per loro farebbero pure la raccolta dei tricolori usati dopo il Mondiale. (non cantavano di bruciarlo?)
La Svervegia ha abbandonato il nucleare dopo un referendum scritto a quattro mani e rivisto a quattr'occhi da un parlamentare. "Due", direte voi. No no, uno. È nato vicino a una centrale.
In Svervegia hanno un tenore altissimo. Pavarottsvik. Alto come la sorella di ASPVIK, ANNARS (maniglia e pomello di IKEA). Tenore? Di certo nei cori non fa il basso (quello lo faceva Berluskonen quando "sui ponti delle crociere passava le sere a cantar La vie en rose". Più basso de così. Bud Spencer in quel film in cui canta "Bom bo bo bom" cor vocione, a confronto è un soprano pe' quanto è più alto).
Quanto al tenore di vita, invece, è molto migliore del nostro perché i svezi hanno il ponte in legno d'IKEA sullo stretto dell'Oresund. Noi, invece del ponte sullo stretto, abbiamo le strette per i ponti, e altre opere pubbliche incompiute.
La banca della Svervegia si chiama Riks-bank, e ce lo dicono pure co 'sta faccia da cuore che sò ricchi, 'ci loro! E la crisi a noi!
La moneta è la corona. In Svervegia sò talmente benestanti che se a un svezio gli fai "Scusa, c'hai una corona?" quello se la leva dalla testa e te la regala. Il denaro liquido di certo non gli manca. E grazie al cavolo, c'hanno la Corona. Sulle banconote invece c'è la foto di Corona.
I miglioramenti sanitari hanno causato un importante invecchiamento della popolazione. Quando si dice "cure ringiovanenti".
Nei decenni passati vi fu una cospicua emigrazione di lavoratori rimasti disoccupati, soprattutto operai impiegati nel montaggio mobili (indovina perché?), ma il calo demografico fu compensato perché quelli rimasti in patria ci davano dentro, tra una festa di mezza estate e l'altra (hai capito gli antenati...).

Geografia.
In Svervegia il termine "fiordo" indica non solo il fiordo propriamente detto, ma in generale gli specchi d'acqua, compresi i laghi. In Svervegia quindi hanno i fiordi. Fiordi quattrini.
"La Svervegia si estende per una lunghezza di oltre 1500 chilometri in linea d'aria da nord a sud. Percorrendo la stessa distanza continuando verso sud si arriverebbe fino a Roma" (Vikipedia). ASPVIK si fa Roma-Svervegia-Roma a ogni ferie. Solo per vedere se quello che dice Vikipedia è vero.
A est la Svervegia è bagnata dal golfo di Botnia. Una volta a est c'era la pianura, poi Ratko Mladic ha confuso Botnia con Bosnia (come Verdone "no perché ho confuso Verona co Vicenza") e l'ha bombardata, e si è creato il golfo. Anche gli abitanti di Ragusa e Zara in Italia hanno il timore che ci possa essere confusione con le omonime città croate. La stessa Eva si è stufata di ripetere che lei si chiama Herzigova, NON Erzegovina. Sempre in tema di omonimie, l'Olanda fa parte della Svervegia: in lingua locale è chiamata "isola Oland". Quindi in Svervegia, come in Olanda, la maria e le cortigiane sono legali.
Per buona parte la Svervegia è occupata da foreste di alberi piantati da IKEA in collaborazione col WWF, e piantine da arredamento di IKEA. Non scarseggia la selvaggina (nota per i turisti sessuali: "selvaggina" con due "g"), soprattutto castori addestrati da IKEA in collaborazione col WWF.

Storia antica.
Gli antichi svezi praticavano la caccia lanciando contro i mammut il pomello di vetro della cassettiera KVIBY, un'arma micidiale, tant'è che IKEA li sta ritirando dopo qualche cliente lesionato. Poi piano piano IKEA evolverebbe (passato remoto) e inventette nuove armi letali, infatti ogni volta che vai sull'home page di IKEA leggi che stanno ritirando una merce diversa (almeno la ritirano!).
La Svervegia fu espugnata durante l'età del legno grazie al cavallo di Troia a dondolo per bambini di IKEA. Nel 1389, le tre popolazioni degli norvegi, gli danimarchi e i svezi erano unite sotto un'unica regina finlandezia: NOKIKEA I. L'Unione di Kalmar, fatta appunto per calmar, non riuscì nell'intento perché i svezi erano incazzati neri e si misero a lanciare pomelli di vetro contro gli finlandi gridando: "A finlindena... Che c'azzecca IKEA colla NOKIA? Vabbè che i piani dei cellulari costano come i piani dei tavoli, però... I mobili nostri si montano, i Nokia si smontano... sì, quanno cascano!". E gli finlandi rispondettero per telefono: "noi ciabbiamo i cellulari Java col maicroprocessore più veloce del mondo, tanto che dicono tutti: c'avevo un nokia, non ti dico come scorre Java. E poi perché se uno vuole comprare un Nokia smartfon (te danno pure na smart e un asciugacapelli in omaggio) con blutut (infatti è tutto blu) tacci scrin (imprechi quando si graffia) con sbrocco tasti, e l'apertura a conchiglia che senti il mare pe quanto fruscia... pe comprallo basta chiede un 3, mentre se uno deve comprare una cazzo di sedia deve chiedere una HENRIKSDAL NORDMYRA KAUSTBY?" e i svezi rispondettero: "e voi fate i menu dei cellulari come v'hanno imparato a Tor Vergata, che per fargli dire 'ciao' al cellulare dovete scrivere public class HelloWorld { public static void main(String[] args) { System.out.println("ciao"); } } mentre solo mo ve siete decisi a mettere Python che per fargli dire 'ciao' al cellulare basta che scrivi 'ciao'." E gli finlandi ribattettero: "Ma zitti che voi nella
festa di mezza estate ballate intorno a un palo de IKEA co du tondi in cima, che se lo rovescio non te dico che sembra... che giocate a kubb cogli scarti de ikea... Noi abbiamo inventato Linux!" (eh no mi spiace dopo questa 1 a 0 per gli finlandi).

Storia moderna.
Gli sfottò tra i svezi e gli finlandi continuarono per molti secoli, soprattutto nei derby. La Svervegia successivamente si separò nel 1523, quando Gustav Eriksson "Vasa", l'avo svezio di Totò Cuffaro "Vasa Vasa", più tardi conosciuto come "Sony Ericsson" o anche "Sven Goran Eriksson", ristabilì la separazione della Corona Svervegia dall'Unione di Romanen Prodsvik.
I gabinetti del Parlamento vennero reintrodotti nel 1917 da Gustavo V di Svervegia che li arredò da IKEA. Infatti prima del 1917 i parlamentari svezi se la facevano sempre addosso. Dopo i gabinetti ci fu il suffragio universale, che investì tutta la Svervegia (pure qui sta a diluvià) e da cui i svezi si salvarono grazie all'arca di Noè di IKEA. Il parlamentarismo fu sostenuto dal suo successore Adolfo di Svervegia (Adolfo?). L'autorità suprema in Svervegia è il Parlamento o Riksdag (prima Adolfo, mò pure il Reichstag?) e le ultime elezioni sono state vinte dal centrodestra (te pareva) sconfiggendo il partito SS, Socialdemocratici di Sinistra, che era al governo (Adolfo, Reichstag, destra, mo pure SS? Anche la sinistra sotto sotto tutti uguali). Prima però la Svervegia era di sinistra. Poi è girata voce che Berluskonen volesse comprare IKEA. (Non si capisce se "IKEA" o "da IKEA". Gli serviva pure una HENRIKSDAL NORDMYRA KAUSTBY con tre-quattro cuscini alti.)
Oggi la Svervegia è "membro" dell'Unione Europea. E i "maroni" quale paese è? Siamo proprio sicuri che noi siamo lo stivale?
La difesa svezia è composta da 33.900 unità. L'attacco è Ibra da solo, non aiutato da nessuno (come quando gioca con l'Inter).

Etnie.
La Svervegia non possiede una lingua ufficiale. È ufficiale: non lo sanno manco loro che significano i nomi dei mobili di IKEA. La prima lingua in Svervegia è originaria della Tedeschia, perché è di origine germania. (Per chi non lo sapesse, la germania è una abitante della Tedeschia). L'hanno inventata la germania finta itala Dani e la svezia finta itala ASPVIK quel giorno che si sono ubriacate insieme al bar di IKEA (dove è noto che servono lo scotch, lo stesso dei pacchi), e si vede.
Il 90% della popolazione sono i svezi, il 5% finlandese (che possiede il 99,9% dei cellulari), e il resto è rappresentato da Làpponi, anche alcuni Pàpponi (v. cortigiane di prima). Nelle foreste svedesi si possono trovare anche alcuni Lamponi che crescono sulle piantine di arredamento di IKEA e sono usati per le marmellate nei ristoranti IKEA, che quando non lavi i piatti dopo pranzo diventano appiccicose e sono usate come colla per i mobili.
Religione. Il 70% dei svezi segue Lutèro, mentre le svezie seguono Lùtero (ragionare col cervello ogni tanto no?). Il 15% si dichiara ateo, se no gli fanno montare le panche della chiesa.

Arte e cultura.
Tra i personaggi storici ricordiamo Santa Astrid, che si festeggia il 27 novembre ed è festa nazionale (che te frega tanto ci credono pure).
(vabbè...ma non ci sono santi...ancora non mi hanno santificata poi!!)
Tra i personaggi celebri svezi c'è Astrid Lindgren, autrice realmente esistita di libri per bambini, da non confondere con ASPVIK LJUSDAL (LJUSDAL è uno scaffale di IKEA). Potrebbe generare confusione il fatto che questo blog lo legge la Dani. :-)
Né Astrid Lindgren né ASPVIK LJUSDAL sono da confondere con Fredrik Ljungberg, giocatore della Svervegia, o David Ljungberg, sceneggiatore della pubblicità di IKEA in Tedeschia (regia, mostra le immagini!).



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Altra confusione si fa tra Ingmar Bergman, il regista, Ingrid in Bergman, la moglie, e Ingrid Bergman, l'attrice. Per distinguerli basta ricordare che Bergman è lui e Bergwoman è lei, un po' come Batman e CatWoman. In Tedeschia quest'ultima letteralmente è KatzeFrau e anche lì si fa confusione sul sesso.
Della Svervegia sono i Millencolin, un gruppo punk pop (il mio genere preferito, lo stesso degli Useless-ID e dei Blink-182). Anvedi come va la Svervegia!
Famosi ormai in tutto il mondo dopo l'articolo di ASPVIK sono i Magnus Uggla (grande ugola), con il loro cavallo di battaglia "Nu har pappa", versione italiana di "Viva la pappa" (regia mostra le immagini!).


 [youtube http://www.youtube.com/watch?v=6x64hEyyTUE&hl=it&fs=1&color1=0x402061&color2=0x9461ca] 


(sorry non esiste il video originale! ^^)


Il ritornello fa: "Nu har pappa laddat bössan, För att mota bort en drös, P p pojkar som vill bara för att komma till, på var fjortis som går lös", e parla di una rissa tragica al supermercato tra indigenti (Nun ha pappa, là dà ressa, per un Motta botte in tres, po po po, chi cazz'è chillo? bara, bara, in coma chillo! po' più forti, sono tres").
E pensare che avevano scartato il cantante a un provino perché aveva mangiato da IKEA un piatto tipico svezio, le patate con cipolle.
Gli ABBA, il cui nome, oltre ad essere noto in molti settori della scienza come i gruppi sanguigni, la genetica, le permutazioni, ecc. è ispirato alla targa palindroma della vecchia Punto di un mio amico (AN *** NA). Il loro successo in patria è tale che AB, BA si trova scritto pure sulle targhe di Stoccolma (davvero). Il loro cavallo di battaglia è "BABBABIA" quando sono raffreddati.
Gli Europe. "The final countdown" era "final" mica pe scherzo, infatti non si sono più sentiti, forse esplosi al termine del conto alla rovescia (avrà contato Chuck Norris), o più probabilmente stanno ancora cercando l'uscita del negozio IKEA di Stoccolma. Oppure con il successo si sono montati la testa (pure quella si montano).
Roxette, in tutti i negozi di dischi e dal panettiere. O semplicemente da IKEA.
Cardigans, in tutti i negozi di dischi e di abbigliamento. O semplicemente da IKEA.
Gli Ark, il cui cantante (Ola Salo, palindromo anche lui come gli ABBA) è un bisessuale dichiarato, ma va'? C'ha talmente tante stole fucsia di pelliccia nell'armadio che in Svervegia si sono estinti gli animali da pelliccia.
Gli Hives, letteralmente "orticaria" perché mi fanno venire l'orticaria, oltre ad altri effetti fisiologici.


venerdì 17 ottobre 2008

l'essenza della vita

lascio la parola ad altri pensieri amici dopo quelli di Anonimista; qualche giorno fa chiacchieravo con la mia amica Caterina, e nel corso della chiacchierata le ho chiesto: "vorresti scrivere qualcosa per me?" ecco quanto mi ha mandato...


Mi capita spesso di riconoscere le persone dal loro odore. Non un profumo, non un deodorante, ma il loro odore. Si dice che ti senti attratto in particolar modo proprio dalle persone che hanno un odore simile al tuo, come se questo fosse un segno di riconoscimento, come dire: “mi è familiare”.

Mi capita anche con le case. Quante volte sono entrata per la prima volta in una casa, senza imbattermi nell’odore tipico di quel posto? Beh, nessuna. Posso dire che quando entro per la prima volta a casa di qualcuno, la prima cosa che sento e l’ultima che mi rimane impressa, è l’odore che c’è…che mi investe sin dallo zerbino! Entro subito in contatto con un nuovo mondo, chiuso in sé ed estraneo a tutto, un mondo fatto delle sue tipicità, che ogni volta che ritorni sai riconoscere. E’ come se qualcuno ti dicesse: “Eccoti qui, e proprio qui ci siamo noi”…le persone che fanno parte della tua vita, o che hanno fatto parte di essa, anche solo per una volta.

Nella mente, nel ricordo, quell’odore, quella sensazione che ti parla di qualcuno e di qualcosa. Ti capiterà un giorno di sentire quell’odore altrove, forse sarà un attimo, ma ti porterà direttamente in quella casa, a quelle persone, a quei momenti. L’odore di buono, che ti abbraccia quando entri in un ingresso dove c’è profumo di pane, di cucina. L’odore di fumo, che ti ricorda la casa in campagna di qualcuno, o l’odore caldo di una casa d’inverno, quando fuori fa freddo e si prepara la cena. Mi piace pensare che questo è un bagaglio prezioso che la nostra memoria conserva, perché ci tornino in mente i bei momenti, e perché sia possibile riconoscere quali sono, tutto merito di un odore che sentiamo “familiare”.

martedì 14 ottobre 2008

Della ziasuora e le troie mercenarie...


        ...che mi ha chiesto con tutta la preoccupazione falsa delle ziesuore, del perche' non ho la morosa... io con tutto il mio candore le ho risposto che le donne son tutte troie mercenarie...


        ...al di la del fatto che la ziasuora e' na parente con i conseguenti annessi e connessi e una risposta del genere se la meritava tutta, devo dire che comunque non era poi cosi' campata in aria... al tempo infatti ero uscito da una lunga relazione e il mondo era anche un po' cambiato... (non da ultimo magari il fatto che cmq da coetanee 20enni son passato a coetanee 30enni)... in effetti intavolare un approccio con na tipa e sentirsi fare ogni volta la solita fatidica domanda come prima domanda... "che lavoro fai?"... mi fa pensare che ho davanti na troia mercenaria...


        ...voglio dire... quanti di voi si sentono realizzati nel lavoro? o meglio quanti di voi si sentono il proprio lavoro nel senso proprio che vivono per il proprio lavoro?


        ...io sono un po' fortunato... di una passione sono riuscito a farci un lavoro... ma ben lungi che la mia vita sia il mio lavoro... anche se comunque ho visto sulla mia pelle come quando una passione diventa lavoro smette di essere passione e diventa appunto lavoro... e cio' vuol dire vita prostituita in cambio di denaro, ne' piu' ne' meno...


        ...quindi perche' io che mi si chiede di dire qualcosa di me devo cominciare dalla cosa piu' vile e spesso frustrante che faccio, ovvero lavorare per guadagnarmi du soldi... perche' invece non mi si chiede di parlare delle cose che mi piace fare o dei colori che preferisco o cazzoneso'... ma davvero non ne posso piu' di sentirmi chiedere che lavoro faccio...


        ...chissenefrega del lavoro che faccio, ma soprattutto, cazzovenefrega... che poi occupera' pure gran parte della mia giornata ma non e' di certo la parte piu' felice e interessante della mia vita...


        ...ecco perche' penso che chi comincia na prima chiacchera con una domanda del genere e' proprio na persona da poco... che instaurare un primo approccio partendo dal qualunquismo di bassa lega e' solo sintomo di mancanza di fantasia, di argomenti e non ultimo di un disinteresse a priori su chi c'e' davanti...


        ...non parliamo poi di quelle che come seconda domanda, dopo essersi interessate del lavoro continuano con un... "che macchina hai?"...


        ...voi vi e mi guardate magari con aria spersa mentre vi racconto ste cose, ma credetemi...


...sono in tante, sono tra di noi e ci spiano.