giovedì 11 marzo 2010

"Voglio essere vivo

voglio fare del mio corpo un mondo

che non finisca via nella noia

ma che rida e sia pieno di danze."

H.Lodeizen

up in the air

ieri sono andata a vedere un film "tra le nuvole", all'interno della colonna sonora c'è una canzone, scritta da un disoccupato ed inviata al regista Jason Reitman tramite segreteria telefonica, che esprime perfettamente i miei sentimenti ultimamente...


spero vi piaccia:


I'm up in the air,
Choices drifting by me everywhere
And I can't find the one
That would help me do the work I've left undone,
'Cause I'm up in the air.

I'm making some plans,
Finding out there's always new demands.
And I can't be precise
When people ask me what I'm doing with my life.
I say, "It's up in the air."

I'm hearing from friends.
It's that tired, old advice again:
"You just cannot keep floating all around,
Oh, you got to get your feet back on the ground."
But it's hard to come down
When you're up in the air.

Da, da da da da da
Da, da da da da da
Daaaa, daaa, daaa, da da da
Mmm

I"m travelling in my car,
Always lost, though I don't go that far.
I find that I can live most anywhere.
Everyone I meet has so much they can share.
But I don't settle down
'Cause I'm up in the air.

I'm thinking of my past,
The comfort in my home that couldn't last.
Now my family tells me work for your success
And they want to see me find some happiness.
But I"m not sure where that is
'Cause I'm up in the air.

I'm talking with my peers,
Listening to them tell their inner fears.
Some have lives that haven't gone the way they planned,
And some are trapped in situations they can't stand.
But I don't want the same for me
So I stay up in the air.

Da, da da da da da
Da, da da da da da
Daaaa, daaa, daaa, da da da
Mmm

I'm out in the woods,
Something here does my heart so good.
I breathe the air and I know that I'm alive.
And I stare at all the birds as they fly by.
I guess it all goes down to them
'Cause they're up in the air...


[youtube http://www.youtube.com/watch?v=UBbY8dFnH58&hl=it_IT&fs=1&color1=0x006699&color2=0x54abd6&border=1]

giovedì 4 marzo 2010

relazione di fatto

In ufficio:

-          io (rivolta al mio capo): C’è il Dr R. al telefono per lei…

-          il mio capo (sbuffando) uffff… ancora???

-          La mia collega: chiama in continuazione…

-          Io: la chiamata giornaliera…

-          Il mio capo: ma se siamo già alla seconda!! Mi manda pure tre messaggi al giorno!!!

-          Io (a volte mi sbilancio e faccio la confidenziale chiamatemi pure “A.L. confidential”) il messaggio del buongiorno, del buon pranzo e della buona notte? Allora è proprio una relazione di fatto!!!”

La mia collega sbotta a ridere...

...Il capo mi fissa… senza parole…e va a prendere la telefonata...

Ora al telefono ride, miii falso come un “soldo di cacio” dice la mia collega...

il senno del poi spesso è quello del mai

non si vive di rimpanti, ma a volte i rimpianti ci accompagnano per un bel tratto, magari fino a quando non decidiamo che sono proprio zavorra e finalmente lilasciamo lungo il cammino...


ieri una brutta notizia mi ha accolta in casa, mia madre in lacrime, zia Lia è morta, all'improvviso...


lei in lacrime, io col senso di colpa... telefonate ai vari zii e tutto il resto che si fa in queste occasioni, cose che paiono ormai essere diventate routine...


rimane solo una cose che non dovrebbe essere routine: il senso di colpa per non averla più vista


spesso rimando (e rimandiamo) tante cose perchè non trovo (o non voglio trovare) il tempo per farle, qualche volta (sono onesta) le evito perchè sono cose per me "pesanti"...


però pensavo di avere imparato a non rimandare all'infinito, a non posporre...


mi dispiace, per quanto la zia di mia madre a volte fosse un pochino "pesante" per me, visto che la sua fissazione in vecchiaia era di veder sposati tutti; però era l'unico legame rimasto con mio nonno, l'ultima a tenere ancora in vita alcune tradizioni di famiglia...


preferisco pensare a lei tornando indietro di qualche anno, quando aveva sempre pronti per tutti: un barattolo di pesto, o una pizza al formaggio, o del croccante...


un altro pezzo di quel passato che sono le mie origini che se ne va ed ormai non ho più la chiave per accedervi


è proprio vero, il senno del poi spesso è quello del mai...

lunedì 1 marzo 2010

maleducazionenò

nel titolo cito solo Arisa, la cito perchè il titolo della sua canzone parmi azeccato...ma poi il post parla d'altro

forse non tutti sanno che ho un caratterino non proprio facile, forse... c'è chi ormai lo sa... è un carattere che viene da generazioni di donne fumigantine, come ambedue le nonne e la mia mamma; in più io ci metto del mio quindi spesso mi ritrovo a rispondere piuttosto brutalmente, risposte di cui poi mi pento - anche solo parzialmente...
ammettiamolo, ci sono cose che ogniuno di noi non tollera, come il non rispettare ciò che spazio comune o spazio altrui...

io non tollero, tra le varie cose, lo spreco di cibo (mamma e nonne docet) ed il mettere in difficoltà il padrone di casa - in altre parole trovo estremamente maleducato far notare a chi organizzato qualcosa che (per es.) chi ha inviato non ci sta simpatico o quello che ha preparato non è buono, è vero che si può far notare che qualcosa non è propriamente andato al meglio, ma lo si fa DOPO e non durante... in più, se è una persona che io rispetto ed a cui voglio bene, queste cadute di stile mi fanno imbufalire ancora di più...

lo so, la sto tirando per le lunghe, ma lo faccio non perchè io mi sento la Cristina Parodi di turno - quella dei tempi di Verissimo che pubblicò un libro di galateo - scrivo per parlare di una cosa che mi ha fondamentalmente irritata, al punto da trasformarmi a mia volta in una persona incivile ed ad essere alquanto scortese nei modi, in altre parole ad esprimermi con le seguenti parole: "non mi rompere i coglioni!", raffinato eh?

ad ogni modo, un promemoria per voi tutti, durante un convivio, non si va dalla padrona di casa - o da chi in parte ha organizzato - per dire "questa cosa fa schifo, dove la butto?", e non si reitera la cosa, qualsiasi manuale di bon ton prescriverebbe che, se quanto abbiamo preso da mangiare non ci aggrada, si possa lasciare da parte, adducendo magari di esere pieni (la cosa è più praticabile se non si stia facendo una cena a tavola, però si può, con un minimo di tatto fare anche a tavola)

sottolineo inoltre che, c'azzecca poco con il discorso cibo, per quanti mi hanno ripetuto fino alla nausea che il coltello NON va a destra, cito un sito di galateo: Le posate vanno predisposte nella seguente maniera: a destra del piatto vanno il coltello (con la lama rivolta verso l'interno) ed il cucchiaio, a sinistra le forchette (una o due a seconda delle portate), in alto le posate da dessert.

Cordiali saluti

venerdì 26 febbraio 2010


non è proprio il genere di cose che faccio... ma Snoopy è Snoopy ed un abbraccio è un abbraccio...


che ho detto? boh...