martedì 27 ottobre 2009

il potere di un buon racconto

da che mondo e mondo a casa mia si celebra la capacità di raccontare bene ciò che accade, sia che accada a noi sia che accada a chi ci circonda, o una storia... la potenza di un buon racconto, la fascinazione che anche un buon libro ci può dare è una cosa unica...


sono cresciuta ascoltando i racconti di zii, zie, cugini, alle volte erano talmente esilaranti, anche se si parlava di tristi vicende, che avevo le lacrime agli occhi edun crampo alla mascella a forza di ridere...


mi auguro di aver preso anche solo un minimo di questa abilità...


 [youtube http://www.youtube.com/watch?v=GdJT5hjRSR4&hl=it&fs=1&color1=0x402061&color2=0x9461ca&border=1]


anche perchè una buona storia t'allunga la vita...

lunedì 26 ottobre 2009

torno sui banchi

inizio ad essere nervosa, tra qualche ora inizierò un corso, torno sui banchi a distanza di più di 3 anni dall'ultimo corso fatto... sarà una stupidaggine ma, ogni volta che inizio qualcosa di nuovo, mi sento sempre un pochino "emozionata"...


qualche settimana fa un'ex compagna di classe dei tempi del liceo mi ha convinta ad iscrivermi ad un corso di fotografia, o meglio tutto è nato chiaccherando di fotografia, di cui entrambe siamo appassionate...


o forse è nato molto più tempo fa, visto che la fotografia è una passione che, nella mia ha sempre avuto un grosso rilievo, mio nonno materno (che io non ho conosciuto) sviluppava e stampava foto in uno stanzino da lui adattato a camera oscura ci sono ancora i fili appesi con le mollettine), e faceva giocare i figli con la carta fotografica


i miei genitori, quando ero bimba, facevano tantissime foto, sviluppavano molti rullini, e qualche foto l'hanno pure stampata, spesso dico che la mia idiosincrasia, nonchè una notevole rigidità, al momento d'essere fotografata è dovuta al fatto che nei primi 2 anni e 1/2 (cioè durante il mio "regno" da figlia unica) sono stata fotografata in ogni istante della mia vita...


le foto mi hanno sempre affascinata, ricordo che durante il corso di sviluppo e stampa avevo i brividi aspettando che la foto comparisse sul foglio che avevo immerso nei vari acidi e nell'acqua... ricordo quanto avrei voluto poterlo continuare a fare a casa, ma come fosse impraticabile visti gli spazi angusti in cui vivo con la mia famiglia...


ed adesso...


adesso ho avuto in regalo dai miei, avere un padre appassionato in qualcosa può essere un vantaggio, una reflex che devo, ma soprattutto VOGLIO, imparare ad usare... e tanta strada ancora davanti a me... mio padre, mio cugino fotografo hanno gran fiducia in me...


io m'auguro d'iniziare a capire cosa mi dicono tutti i vari appassionati fotografi che incrocio e che mi parlano in maniera così entusiasta, fino ad ora sono andata avanti ad istinti, adesso voglio anche un po' di tecnica!!


comunque ora in borsa ho una bella mela per l'insegnante, sperando che così mi perdoni gli eventuali ritardi!!!

venerdì 23 ottobre 2009


ci sono posti che mi fanno sognare, che mi permettono di staccare e riflettere, alcuni di questi mi sono entrati talmente nel cuore da riuscire a vederli con gli occhi della mente... a volte solo grazie a questi angolini riesco ad andare avanti, sono i miei posti del cuore, in ogni posto dove sono stata per più di qualche settimana ne ho scovato almeno uno...

giovedì 22 ottobre 2009

ma la tua anima gemella???

Stamattina sonnecchiavo in metro, niente mp3 (scaricatosi durante la ricerca parcheggio), poche ore di sonno alle spalle…

Quando, ad un certo punto, in prossimità di Eur Magliana mi giro e vedo un tizio, un signore in giacca e cravatta, che mi fissa, visto che la gente non sa più chiedere: “scusi che scende alla prossima?” ho pensato che fosse quello ciò che voleva, ed ho quindi detto: “deve scendere alla prossima? Allora la faccio passare”

Questo quindi mi si è avvicinato e dopo un po’ mi dice: “ma tu non lavori qui a Magliana? Non sei un’informatica?” io: “no” tipo bizzarro in giacca e cravatta “ma hai un’anima gemella?” …

(inciso) Allora non so voi, ma da me un’anima gemella è la persona amata, o quella che crediamo di amare, da Wikipedia:

L'anima gemella è una leggenda simultaneamente legata a quella del destino. Entrambe infatti, si basano sulla concezione che la vita sia già predestinata. La credenza dell'esistenza dell'anima gemella, in particolare, insegna come esista un'unica persona con la quale si è destinati a stare. Da qui, il legame con il destino.

-          Io: “prego?”

-          tipo bizzarro in giacca e cravatta: “ma sì un’anima gemella, uguale a te, lavora qui a Magliana come informatica, alla cccc (avevo troppo sonno per capire il nome dell’azienda). Ce l’hai?”

-          io: “ehmmm… no”,

-          tipo bizzarro in giacca e cravatta “ma è proprio identica a te! Sicura che non hai un’anima gemella? Informatica?”

-          io: “beh, guardi… il mio ragazzo è informatico…” (sempre più confusa)

-          tipo bizzarro in giacca e cravatta: “ma no!! un’anima gemella! Identica a te!!”

È sceso a Magliana continuando a parlare di anime gemelle… ed io ho rimpianto l’mp3.

Ecchecavolo!! Ma la differenza tra anima gemella e gemella non la sa??? qui di seguito la spiegazione sui gemelli di Wikipedia:


Per gemelli si intendono, in biologia, i nati da un solo parto. Il termine generale, significa per più di un discendente dalla stessa gravidanza è multiplo, per esempio i parti trigemini si riferisce a casi di tre discendenti dalla stessa gravidanza. Un feto da solo nell'utero è chiamato un singolo sacco.


A questo punto spero che Igor non incontri la mia “anima gemella”…potrebbe capire che è la sua “anima gemella”!!!

ps: mia nonna paterna aveva un gemello, la mia bisnonna oltre a loro due ebbe un'altra coppia di gemelli (sempre maschio e femmina) mi hanno detto che potrei averne anche io...

ma dove mi parcheggio?

Fino alla mezzanotte di ieri questo post aveva un tono (nella mia mente) allegro e spiritoso, avevo intenzione di scrivere e descrivere quanto mi piacesse guidare di notte, del fatto che se aveste incontrato una matta che, sola in macchina sul raccordo, cantava ed ondeggiava con la testa quella matta ero io…


Beh… il tono (sempre mentale) ha preso una piega piuttosto arrabbiata/delusa/sofferta, e chi più ne ha più ne metta, quando, con mia amara sorpresa, ho scoperto che non c’era un solo posto libero (solo mezzi posti) in giro per la mia zona…


Ho girato in tondo come una dannata (è un nuovo girone questo: “automobilisti in cerca di parcheggio”) per almeno un’ora, facendo vari tentativi, pensando se potevo: a. tagliare in 2 la macchina e piazzarla nei vari mezzi posti lasciati liberi (opzione non gradita dai proprietari, i miei nb), b. di parcheggiarla su un passo carrabile per svegliarmi all’alba – indi qualche ora dopo – e spostarla (improponibile, non ce l’avrei mai fatta), c. fare un parcheggio assurdo provando a salire che ne so su un albero, metterla in mezzo alla piazza del quartiere (anche questo molto difficile)


Alla fine, disperata, sono andata sulla Trionfale, a circa 15’ a piedi da casa, ho preso le due sedie che avevo nel bagagliaio e che erano servite la sera stessa, e mi sono incamminata, erano le due meno un quarto…


Davanti a me una ragazza che, come ho scoperto dopo, aveva avuto lo stesso “parking problem”, la quale, dopo aver sentito il rumore dei miei passi ha iniziato ad accelerare sui suoi stivali col tacco 12, rischiando così di farsi male, come è ovvio che sia (avevo le ballerine oltre che una 20na di cm di gamba in più) l’ho raggiunta al semaforo, rassicurata sulla mia assenza di intenzioni (non solo cattive a quel punto ero troppo stanca) e l’ho superata, salvo poi rallentare per non mollarla da sola…


Beata lei, dopo 5’ è arrivata a casa, ed io ho messo le sedie pieghevoli a mò di armi da difesa…


Nel frattempo Igor, che avevo lasciato svenuto sul letto dopo un’estenuante giornata dedicata alla preparazione della sua “cena d’addio alla casa”, mi chiamava (assonnato) per sapere se ero ancora viva…


Io non sono una persona molto paziente se sotto stress, ammetto quindi che, nel sentire quella voce assonnata che ripeteva a mò di mantra “mi dispiace”, mentre io camminavo tenendo in bilico due sedie su un braccio, la borsa scivolata sull’altro ed il cellulare bloccato tra orecchio e spalla, mi sono innervosita, stavo per dire “adesso i tuoi ‘mi dispiace’ non mi aiutano”, ma ho fatto invece un gran respiro ed ho detto “senti, al momento mi viene da piangere, e non mi va di farlo… inoltre credo che sia meglio che tu vada a dormire…” Fredda? Forse, ma meglio che aggressiva, e comunque ho già chiesto scusa…


Il problema è che fino a non molto tempo fa i parcheggi si trovavano, ora sono già un paio di volte che salgo su questo otto volante e non ne scendo molto bene…


Le macchine in quartiere sembrano aumentate, soprattutto sembrano aumentati quegli inutili macchinoni ingombranti, che mal si “sposano” col quartiere di piccole strade qual è il mio, e che francamente trovo  ridicoli (saranno una maniera di compensare qualcosa?)


Quei cosi, spesso e volentieri, sono messi così male che lasciano solo mezzi posti a noi altri, poveri plebei…


Ed allora che fare?


Credo mi darò al parcheggio non solo creativo, ma stuntistico… ovvero? Saltando una fila di macchine farò planare gentilmente la macchina sopra il terrazzo del mio condominio, o, qualora fosse già impegnato, sul primo albero a disposizione!!!


Oppure sperare molto biecamente che arrivino i parcheggi rosa di Bologna anche da me!!!

mercoledì 21 ottobre 2009

He Wishes for the Cloths of Heaven

Had I the heaven's embroidered cloths,
Enwrought with golden and silver light,
The blue and the dim and the dark cloths
Of night and light and the half-light,


I would spread the cloths under your feet:
But I, being poor, have only my dreams;
I have spread my dreams under your feet;
Tread softly because you tread on my dreams.


William Butler Yeats

martedì 20 ottobre 2009

ma uno più uno quanto fa? e soprattutto il pi-greco c'entra??

a volte, alcune rarissime volte, rimpiango che la mia conoscenza di matematica sia andata in tilt intorno alla seconda media, fino a quel momento sapevo pure fare di calcolo a mente (cioè non avevo bisogno di contarmi le dita o di avere una calcolatrice), la prof di matematica dell'epoca (ne ho avuta una ogni anno, ma io quella l'ho adorata) molto intelligentemente mi aveva fatta sedere accanto al più bravo della classe (almeno in matematica) e noi due (come aveva previsto e voluto la prof.) avevamo stipulato un patto lui spiegava tutti i vari esercizi, le regole etc, ed io avrei fatto tutti i calcoli...


l'anno successivo nuova prof, nuovi metodi...il mio stop...


mia madre qualche settimana fa esclamava "ma come mi sei venuta fuori così ignorante te??" (nb la famiglia di mia madre campa di matematica e calcoli vari, tra nonni laureati in fisica, zii laureati nelle più disparate materie scientifiche)


oggi, disperata, chiamo mia cugina, laurea in matematica, sta facendo un dottorato di matematica ad ingegneria: "EEEEEEELenaaaaaa! devo calcolare i cubi di una scatola!!" (per una spedizione per lavoro) Elena al telefono mi ha detto che fare: "fai 40x30x25 quello che ti viene diviso 1.000.000" al che io, sapendo che lo dovrò rifare a breve, e sapendo che lei domani parte per Boston ho provato a chiederle se dovevo fare sempre così il calcolo, risposta? "se vuoi la vita più semplice trasforma prima tutti i cm in metri, avrai lo stesso risultato"


io mi sentivo "sconfitta" dalla mia ignoranza, lei gongolava perchè finalmente aveva appurato che "serve studiare matematica"


la chiamerò anche mentre starà a Boston!!!